‘The Voice of Italy 3′: l’opinione di Isa sulla settima puntata

The Voice of Italy 3

Quando di tutta la puntata la cosa che ti resta maggiormente impressa è la sorprendente somiglianza tra Edoardo Bennato versione fumè e la signora abbrustolita di Tutti pazzi per Mary vuol dire che qualcosa non ha funzionato.

Non so, sarà stato il sonno arretrato, sarà stato che (quasi) nessuna performance mi ha catturata al cento per cento, sarà che Ax ieri è stato leggermente meno brillante del solito ma la mia condizione già a partire dalle dieci circa era più o meno questa:

Giuro, restare sveglia fino alla fine è stata praticamente un’impresa agevolata solo dall’inconfondibile urlo del Facchinetti senior che ogni volta che stavo per scivolare nella fase rem mi riportava di colpo alla realtà.

Nonostante tanto sonno e un ritmo puntata decisamente compassato qualcosa di assolutamente buono c’è stato. Tra tutti chi più mi è rimasta impressa è Francesca Cini, in arte Tekla, la biondina con il look che ricorda molto Pink e una voce che sul brano di Sia mi ha davvero lasciata a bocca aperta. Giusto qualche giorno fa sul tubo mi era capitato di guardare alcune performance live di Sia su Chandelier, il brano oggetto della Battle di ieri, ed ero davvero rimasta molto colpita dalle doti vocali dell’artista nei live. Proprio per questo ho guardato la Battle con molta curiosità e facendo un automatico confronto con l’originale e devo dire che Tekla non ha affatto sfigurato. Tra tutte è in assoluto quella che mi è piaciuta di più nonostante alle selezioni non l’avessi nemmeno notata, è proprio vero che a volte il brano fa nettamente la differenza.

Incredibilmente brava anche Ira Green che su Back in black degli AC/DC è praticamente riuscita a sovrastare la voce maschile con la quale competeva. Questa ragazza ha una voce e una tempra assolutamente invidiabili. La ascolti e anche se sei una figa di legno in abito di seta e tacchi a spillo ti viene voglia di infilare il giubbino di pelle e saltare in sella alla prima Harley Davidson a portata di mano.

Chi mi ha leggermente delusa è Andrea Orchi che è stato bravo, per carità, del resto quel timbro vocale incredibilmente bello è un dono che la natura gli ha fatto, però senza il suo pianoforte e in diretta competizione con un altro l’ho visto un po’ troppo intimorito, timido, più che mangiarsi il palco sembrava stesse attento a non sporcare troppo. Andrea, sii degno del tuo cognome e tira fuori tutto ciò che ti porti dentro! L’impressione è quella di un mondo interiore affascinantissimo, mostralo anche a noi!

Molto bene anche la delicatissima Carola Campagna che misurandosi con un brano della “cantantessa” Carmen Consoli ha tirato fuori una performance misurata e piacevolissima che inserirei volentieri nel mio iPod per tutte le volte in cui ho bisogno di rilassarmi.

Per il resto di roba buona se ne è sentita molta e tutti quelli per i quali ho fatto il tifo nelle singole Battle hanno passato il turno, da Fabio Curto a Claudio Placanica e Fabio Garzia passando per l’indiavolatissimo Tommaso Gregianin, però nel mio cuore c’è tanta tristezza. Eliminare Denise Cannas con le sue tuniche, i suoi medaglioni e con il meraviglioso seguito costituito da signore della medicina e, soprattutto, dal mio adoratissimo druido, è stato un colpo basso per il quale qualcuno dovrà pagarla. Lui assapora già da adesso il piacere della futura vendetta e se la ride. La pagherete. Per tutte le divinità celtiche, eccome se la pagherete. Risata diabolica.

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