Alessandro Gassman: “Ho chiesto scusa a mio figlio per i cartelloni del mio film!”

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E’ un Alessandro Gassman sorprendente, quello che vediamo nei panni di un prete che parla romanesco nel film Se Dio vuole. “Il mio don Pietro è un prete pronto a sporcarsi le mani: per poterlo interpretare meglio, ho dimenticato che fosse un prete, per farne un uomo il cui obiettivo era aiutare chi ne ha bisogno. Recentemente ho preso parte ad una missione in Giordania e Libano e lì ho incontrato dei preti come quello che interpreto, che non si limitano a predicare, ma fanno delle azioni concrete: uomini che ammiro tantissimo. Io ho un profondo rispetto per la fede, ma non ho un buon rapporto con la Chiesa, magari perché ai miei tempi, ho gestito una scuola gestita da preti e non mi sono trovato bene. E’ la prima volta che recito in dialetto romano in un film; nella vita di tutti i giorni mi capita di parlarlo, a seconda delle persone con cui ho a che fare“. Uno dei momenti più divertenti del film è quello in cui il personaggio di Andrea, anziché confessare che è gay, confessa di volersi fare prete. Quando gli si chiede come reagirebbe se suo figlio gli confessasse le stesse cose, l’attore risponde: “Mi andrebbero bene entrambi i casi. Anche se nella società in cui viviamo qui in Italia, se fosse gay purtroppo la vita non sarebbe facile per lui. Ma spero davvero in un cambiamento della società“. Un’altra tematica del film è invece l’incomunicabilità tra persone care. A proposito, Gassman racconta: “Ho un figlio 16enne e convivo con mia moglie da oltre vent’anni. Chissà, magari ci sopportiamo perché non abbiamo ancora capito con chi abbiamo a che fare. L’altra sera mio figlio Leo era in giro con gli amici e si è arrabbiato con me perché si è trovato sommerso dai cartelloni di questo film, con la mia faccia sui manifesti e mi sono ritrovato a chiedergli scusa. Lo racconto per spiegare che dobbiamo cercare di conoscere meglio i nostri figli. Sono un padre esigente, che tende a far rispettare le regole, come quella di tenere il cellulare spento di notte, o non navigare in internet più di un’ora e mezza al giorno e dover leggere il giornale: faccio questo per il suo bene“.

Fonte: Top