‘Amici di Maria De Filippi’: l’opinione di Isa sulla quarta puntata del serale

Di Isa - 3 maggio 2015 12:05:26

Amici di Maria De Filippi 14

Puntatina burrascosa quella di ieri sera, eh! Difficile scrivere un commento senza rischiare di essere fraintesa / lapidata in pubblica piazza dai sostenitori di questo o di quello. Per cui partirò da un punto che, credo, possa benissimo mettere d’accordo tutti: ma quanto è stato “wow” il duetto di ieri tra i The Kolors e Marco Mengoni? Mamma mia! Insomma, che io adori Marco sin dalla prima nota emessa nel 2009 sul palco di X Factor è cosa ormai risaputa, quindi per quanto mi riguarda basta che ci sia lui ed è davvero difficile che una performance possa non piacermi ma a sto giro sono davvero, davvero felice di averlo visto duettare con quelli che, a mio parere, per originalità, spirito innovativo, doti vocali e consapevolezza artistica sono praticamente gli unici che io equiparerei a lui e gli unici che vedrei in grado di poter fare una carriera indipendente e allo stesso tempo di successo. Insomma, dai talent di voci e artisti splendidi ne sono usciti tantissimi ma sono davvero in pochi ad avere quella miscela di elementi e caratteristiche che distingue dei bravissimi cantanti dai potenziali fuoriclasse. Ieri, su quel palco a cantare un pezzo magnifico di Stevie Wonder c’erano due potenziali fuoriclasse, uno che da sei anni sta cercando di mostrarcelo (con grande successo!) con i suoi album, i suoi pezzi e i suoi concerti, e gli altri che hanno davanti tutti gli anni a venire per costruirsi una carriera che renda onore alle loro doti. Li ho davvero trovati splendidi, bello il mix di voci, bellissimo l’arrangiamento studiato dai The Kolors, insomma se quei due ragazzetti si fossero esibiti sul palco dei Grammy sono certa che non avrebbero affatto sfigurato al cospetto delle star internazionali più famose!

Sempre in tema di duetti mi è piaciuto molto anche quello tra i Dear Jack e Luca Tudisca, quando il cantante della Squadra blu lascia sul comò i quintali di depressione che si porta dietro è in grado anche di trasmettere energia e di essere coinvolgente, quindi pollice in su. Meno entusiasmante il duetto tra Mattia Briga e Il Volo se non altro perché è stato un po’ troppo poco lo spazio riservato al rapper dei Bianchi nel corso dell’esibizione, giusto qualche parola rappata qui e lì ma diciamo che della performance mi ricordo sicuramente più le voci dei tre tenorini (Sì, io sono stata felice che abbiano vinto Sanremo. Sì, li trovo bravissimi. Sì, la canzone è piacevole e ogni tanto me la ascolto. No, non mi sento poco fAiga e poco unconventional nel non accodarmi a chi li prende in giro). Devo dire, però, che ho MOLTO apprezzato l’approccio avuto in settimana da Briga rispetto a questo duetto, l’ho trovato molto professionale, serio e impegnato per farlo uscire al meglio, probabilmente il mix tra due generi così tanto distanti era un azzardo troppo grande e difatti alla fine l’incisività di Briga nella performance complessiva è stata molto limitata però ho apprezzato molto l’approccio di Mattia. Lui nel suo è bravo, ha un suo perché, se inizierà a lavorare SEMPRE con questa serietà e senza fare lo spaccone o il superiore credo davvero che riuscirà ad avvicinare molta più gente alla sua musica.

Il duetto che proprio non mi è garbato è quello tra Fedez e Valentina Tesio. Oh, a me Valentina non piace. Oltre ad una naturale solidarietà verso una ragazza del #teamSovrappeso come me costretta a vestirsi di bianco in mondovisione non riesco a provare altra empatia nei suoi riguardi. Non mi emoziona, non mi coinvolge e, peraltro, mi sembra davvero, chiudendo gli occhi, di sentire una brutta copia di Emma Marrone. E se le copie non vanno mai bene le brutte copie vanno ancora peggio, quindi per me è proprio un no.

Molto “in palla” tra i ballerini Klaudia Pepa e Virginia Tomarchio, sempre impeccabili e piacevoli da guardare, un po’ in ombra e troppo poco utilizzato Cristian Lo Presti che comunque quando è stato chiamato in causa se l’è cavata egregiamente come al solito mentre continua ad essere, a mio avvisto ingiustamente, sottovalutato il potenziale di Giorgio Albanese. Cioè, boh, ho come l’impressione che nel corso di questo serale ci sia stata un’opera di ridimensionamento di Giorgio assolutamente inspiegabile e ingiusta. Per me nel complesso è e resta quello che meriterebbe la vittoria nel circuito ballo e mi farebbe piacere se una volta tanto si spendessero due parole in più su un ragazzo enormemente talentuoso il cui unico difetto (che poi è un difetto giusto se ti trovi ad Amici) è quello di essere chiuso, introverso e poco incline a raccontarci i suoi cazzi, le sue disgrazie e i suoi tormenti. Giorgio le sue emozioni le esprime tutte in quei pochi minuti di coreografia e trovo assurdo che nessuno si alzi in piedi ad applaudirlo per questo. Perché è questo e solo questo ciò che dovrebbe fare un ballerino.

Su Shaila Gatta cosa dire, ragazzina carina, solare, brava in alcuni stili ma arrivati a questo punto la sua eliminazione non  lascia spazio a recriminazioni, era tra le meno forti e trovo giusto siano rimasti gli altri piuttosto che lei (io al massimo avrei eliminato prima Valentina, ma trattasi puramente di gusto personale).

Ecco, arrivati a questo punto credo mi tocchi dire la mia sul polemicozzo finale e cercherò di spiegarmi nella maniera più chiara che mi riesce. Dunque: io odio l’utilizzo di temi sociali o di argomenti “sensibili” in programmi in cui c’è una competizione. Lo si può fare con le intenzioni migliori del mondo, lo si può fare perché davvero è una cosa che “si sente” e si vorrebbe comunicare in musica però, secondo me, ci sono contesti e contesti e situazioni e situazioni e all’interno di una gara a punti l’utilizzo di temi sociali o sensibili comporta sempre l’enorme rischio di essere percepito come una paraculata. Lo stesso discorso lo applico praticamente al 90% delle coreografie di Peparini che quest’anno trovo davvero a tratti irritanti. Sì, in generale è bello affrontare temi sociali ma Amici è una gara, è una competizione, è una sfida in cui si mira a prendere il punto, i temi sociali li lascerei ad altri contesti in cui il rischio di fraintendimento non c’è o è comunque minore. E’ un po’ il discorso che mi sono trovata a fare qualche settimana fa per The Voice riguardo a Dany Petrarulo, il concorrente nato in un corpo da donna e ora in fase di transizione per diventare uomo a tutti gli effetti, che in tre performance sul palco di The Voice ha sempre scelto pezzi che comunque rimarcavano questa sua condizione personale dando quindi l’idea di “sfruttare” un po’ il suo vissuto per avere “una marcia in più” – quantomeno a livello di impatto emotivo sul pubblico – rispetto agli altri. Ecco, a me queste cose non piacciono.

Detto ciò Loredana Bertè ha sbagliato per almeno due motivi: il primo è il limitare il discorso solo alla performance di Briga quando invece se hai quel pensiero avresti dovuto farlo presente anche con riguardo a quasi tutte le coreografie di Peparini perché il concetto di fondo è lo stesso e se non lo condividi per Briga devi – per coerenza – non condividerlo per tutti, il secondo motivo sono i modi sempre inopportunamente sopra le righe. Ma del resto la Bertè è così e chi l’ha scelta come giudice sapeva benissimo a cosa andava incontro. In tutto ciò pur non avendo gradito particolarmente quella performance di Briga devo dire che ho comunque trovato molto belle le parole che ha scritto per la parte iniziale e, soprattutto, ho ancora una volta notato una sorta di “crescita” proprio a livello umano e comportamentale in Mattia che è riuscito a mantenere la calma e ad incassare le critiche (anche quelle oggettivamente fuori luogo) con eleganza e misura. Insomma in questa polemicozza non è tutto da buttare, quello che indubbiamente salvo è questa nuova versione di Mattia Briga. Una versione che in tutta onestà inizia a piacermi molto.

E dopo tutto questo pippone di questa serata mi resteranno comunque tre cose:

– i The Kolors che spaccano anche cantando in italiano e riescono a rendere attuale e figo un pezzo di 50 anni fa

– lo sguardo “magnum” della DeFy del quale voglio il poster da appendere sopra il letto in maniera tale che sia la prima cosa che veda ogni giorno per tutti i giorni a venire

– l’emozione e la commozione di un ragazzino del 1988 che con pochissime parole, parole semplici e dirette, ci ricorda che dietro le apparenze, le maschere e le competizioni che ogni giorno sembriamo costretti a dover vincere c’è qualcosa di molto più profondo e vero, che ci rende tutti uguali. ” Credo negli esseri umani.  Credo negli esseri umani che hanno coraggio, coraggio di essere umani