Fattore M: spazio dedicato a Marco Mengoni. Mengoni beach version su Vanity Fair. L’intervista per la svizzera RSI Rete Uno

Marco Mengoni

Salve a tutti! Confesso che questa settimana ero semi-disperata per la rubrica. E’ piena estate, l’anticiclone non dà tregua, in casa mia si cuoce a fuoco lento, e io non sapevo proprio che pesci prendere. Fino a quando qualche entità ultraterrena, sotto le mentite spoglie di San Marco da Ronciglione (sì, sempre lui!) mi ha folgorata sulla via di Damasco. Morale della favola, questa rubrica sarà un po’ schizofrenica, tra il serio e il facèto. Partiamo dalla parte “scema”: lo scorso weekend, il povero Mengoni ha deciso di andarsene al mare, in Liguria. Come tutti gli esseri umani afflitti da questo caldo infernale. Fin qui, nulla di strano, se non fosse che Vanity Fair (evidentemente più in crisi di me, in quanto ad argomenti!) ha dedicato un articolo all’evento, con tanto di servizio fotografico del nostro bel tritone. Ed è decisamente un gran bel vedere, il nostro Marco in beach version. Come dico sempre io, se è nato il 25 dicembre un motivo ci sarà… tanto puzza di eccessiva perfezione! Per chi volesse, QUI il link all’articolo di Vanity Fair, con la gustosa gallery fotografica.

Esaurita l’argomentazione facèta, passiamo al (semi)serio. Nelle ultime ore mi è capitata per le mani una delle millemila interviste radiofoniche rilasciate da Marco nelle ultime settimane. Ho cliccato play quasi per caso, giuro. E ne sono stata molto contenta. Si tratta di una chiacchierata ai microfoni di “Ogni maledetto sabato” su RSI Rete Uno, la rete radio generalista della Radiotelevisione svizzera. Come dicevo, una chiacchierata su e con il Mr. Mengoni di “Parole in circolo”. Eh sì, perché in ogni nuovo progetto discografico, emerge prepotentemente l’attitudine del nostro Marco a cambiare pelle. Tu lo ascolti parlare, e capisci che l’uomo dei mesi precedenti non c’è già più. E’ andato avanti, alla ricerca di un nuovo sé, più a fuoco del precedente, più sintonizzato sui canali dell’umana introspezione. E ascoltandolo, anche io viaggio assieme a lui; m’interrogo, rifletto, focalizzo certi aspetti che inevitabilmente sfuggono nel tran tran quotidiano.
Di cosa ha parlato nell’intervista in questione? Ebbene, ha sostanzialmente ripercorso i capisaldi “filosofici” del nuovo progetto discografico.

PIC non è un “semplice” album, bensì una playlist, ricca di input, caratterizzata da più sonorità, linee melodiche. A cui seguirà una seconda parte ancora diversa.
In questo progetto, il Mengoni ha scelto di attribuire massima importanza alle parole, al messaggio. Espresso finalmente con pochi giri di parole, più di stomaco, schietto. Ma di che tipo di messaggi stiamo parlando? Sicuramente attenzione al prossimo, onestà intellettuale e non, rispetto e amore per le persone, per sé stessi, per i gesti quotidiani. Valori universali, apparentemente scontati e banali, ma importanti da riaffermare in un’epoca frenetica in cui l’etica si disperde nei ritmi vorticosi del quotidiano.

Dal punto di vista sonoro, invece, in PIC si assiste all’unione di più input musicali: brani introspettivi, ballate, elettronica, pezzi più solari/dance; a riprova del fatto che anche nell’artista (come in ciascuno di noi) coesistono tante anime, tanti linguaggi, e solo la multiformità è espressione compiuta dell’Io e ritratto realistico della persona.

Dal punto di vista del canto, in PIC emerge una maggior consapevolezza della voce, dell’uso che Marco ne fa per raccontare. La tavolozza dei colori vocali appare più variopinta che in passato (quando già stupiva per tecnicismo ed estensione). La maggior profondità interpretativa va di pari passo con l’evoluzione umana e artistica, con la voglia di intraprendere strade comunicative diverse, anche sul piano vocale. Marco ha dunque scelto di centellinare i momenti di virtuosismo, sia per dare più risalto alle sue “parole in circolo”, sia per rendere più rari e quindi preziosi quei virtuosismi, che un tempo erano la base del suo canto.
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“Poi magari domani mi sveglio in mi bemolle”.
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ha successivamente aggiunto, a dimostrazione del fatto che da lui ci si potrà aspettare sempre tutto, e il contrario di tutto.
La chiusa dell’intervista?
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“L’importante è avere la speranza, e la passione. Io sì, ci credo in questo mondo. Per me, è molto bello, bisognerebbe crederci di più, avere speranza di fare qualcosa, magari pian piano”.
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Per chi volesse, QUI l’audio dell’intervista.

Alla prossima! Valentina

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