Dopo la storia con Ramona Amodeo, Mario De Felice è il ‘toy boy’ di Giuliana De Sio? L’attrice lo difende così…

La differenza d’età non è un problema per lui e l’ha dimostrato più volte Mario De Felice, ex corteggiatore di Uomini e Donne che, arrivato in trasmissione per un appuntamento al buio, aveva lasciato lo studio di Maria De Filippi innamorato e felice: nonostante gli anni che li separavano, infatti, la tronista Ramona Amodeo aveva deciso di scegliere il bel napoletano, preferendolo al coetaneo bolognese Andrea Angelini. La loro storia, a dispetto dei pronostici, era stata lunga e intensa, caratterizzata da tantissimi alti e bassi, ma era terminata per le significative divergenze caratteriali tra i due.

Oggi, mentre Ramona è felice tra le braccia del suo Ugo Ponti, Mario è il nuovo compagno di Giuliana De Sio. Molti hanno accusato De Felice di vivere un amore interessato e hanno focalizzato l’attenzione sui 21 anni che lo separano dalla bell’attrice. I giornali hanno usato per l’ex protagonista di Uomini e Donne l’appellativo di ‘toy boy‘, ‘ragazzo giocattolo‘, una definizione nata negli USA per indicare uomini più giovani che scelgono di affiancare donne molto più mature.

Giuliana De Sio e Mario De Felice

A quanto pare, però, a non apprezzare questo epiteto è stata proprio la De Sio che è sbottata sul suo profilo Facebook, pubblicando la foto di una rivista, accompagnata da un lungo, irritato sfogo in cui si è scagliata contro i tabloid italiani.

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Difende prima il suo uomo, Giuliana e poi se stessa: “Io mi chiedo quanto disprezzo profondo debba covare stampa italiana per l’umana natura, per le persone, per i sentimenti, per la dignità a cui ognuno di noi ha diritto,per arrivare a definire “giocattolo ” un essere umano. E se lui é un “giocattolo”, cioè un oggetto privo di anima, niente di più di una “cosa”, io sarei la giocattolaia, cioè una fabbricatrice o una consumatrice sentimentale o sessuale di oggetti inanimati“.

Nel suo lungo intervento l’attrice chiede rispetto per la sua relazione  – “quanti anni deve durare una relazione tra due adulti prima che la cosa debba essere trattata con un minimo di rispetto?” – ed evidente appare il suo rammarico per il modo in cui la stampa ha trattato la sua storia con Mario che, a quanto pare, è ben più seria di ciò che molti credevano: “Basta! Passi per finire paparazzata, fa parte del gioco, ma non sopporto che si offenda me e l’uomo con cui vivo. I sentimenti non seguono le “mode”, almeno non i miei, e le persone non sono oggetti“. 

E voi cosa pensate di questa vicenda, la stampa ha esagerato o anche voi siete titubanti sulla veridicità dei sentimenti di Mario?

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17 commenti

  1. Nessuna persona ê un giocattolo. Sono tanti anni di differenza ma ci sono più fondamentali dell’età. Certo é importante xkè spesso ci sono differenze. Gusti ect differenti.

  2. Ha ragione da vendere la De Sio! Era ora che qualcuno stigmatizzasse questa infame abitudine di svilire i sentimenti umani per incasellarli in categorie più o meno rispettabili a seconda che sia un uomo o una donna, un ricco o un indigente. Perchè la stampa , ed i media in genere, non coniano epiteti oltraggiosi se la defilippa , giovinotta senza arte nè parte,si accoppia con Costanzo, brutto, vecchio, ricco e, per di più ammogliato? o se Eros Ramazzotti ingravida una sconosciuta fanciullina?
    Basta con queste meschine differenze!

  3. Brava, ben detto! Perchè non viene in mente a nessuno di definire toy girl, le ventenni che stanno con i vecchiardi?

  4. sakurakoji1973

    Tutta salute per chi gli va,buon per loro. Cinque anni in meno non sono niente,ma vent’anni e più..
    A me sembrerebbe di andare con mio figlio,ma forse è perchè ho un figlio grande.
    Invece di sentirmi più giovane vedrei la differenza ancora più accentuata.
    Però un’eccezione col Melchiorre la farei,va.

    • ci son convinzioni.e convenzioni.c’è roba che vale per me.che non è roba che penso debba valere per tutti.
      uno giovane.e si parla di corpo.e di immersione nella realtà.e atavico tabù dell’incesto.e atavica norma atta alla riproduzione.e insicurezze.e ,queste,sarebbero le convinzioni.poi
      le convenzioni.che sarebbero le convinzioni imposte.i dettami.la tradizione.la forza oscura della natura .che incombe.che detta.ma è che la stronfia vuole figli.vuole l’eternità.
      la natura è una stronfia.è una vecchia che non legge.che parla una lingua arcaica.che non si è accorta che stiamo andando.

  5. Mai che un giovincello si innamori di una semplice commessa sessantenne…idem x le fanciulle… nulla da togliere alla De Sio…

  6. Parte il pippone.

    Probabilmente è perché si tratta di un fenomeno relativamente recente, o perlomeno è recente il suo parziale sdoganamento. E riguarda poche relazioni.
    Le società contemporanee, al più, sono sensibili al fascino del cambiamento e tuttavia assimilano per tentativi ed errori.
    Il contrario, la ‘classica’ differenza d’età nelle relazioni, con il maschio percettore di un reddito stabile e la femmina in cerca di un’emancipazione dal nucleo familiare d’origine, era se non la prassi un fatto di libertà che indirettamente riguardava ognuno di noi, nel periodo del boom economico.
    L’industrializzazione del paese è stata mediata dall’adozione del modello male-bread winner, che conteneva il tasso di disoccupazione (considerata la domanda di lavoro), mitigava la conflittualità sociale in un paese ancora sotto shock., incideva persino sul saldo migratorio.
    Con i soldati tornati dal fronte, le rappresaglie naziste, le bombe, i mutilati. Ancora nell’aria.
    E poi il paesaggio che si trasformava, lo sradicamento, i fazzolettini sventolanti. C’è anche questo da considerare.
    Le donne entravano nel mercato del lavoro dopo gli studi e prima di sposarsi. Poi si sposavano. E c’erano i figli.
    A ritroso.
    Durante la prima guerra mondiale l’occupazione femminile, specie quella industriale, era molto cresciuta, per sopperire. Le donne nei campi hanno lavorato, come sempre. Alcune di loro hanno svoltato, per un po.
    Dopo sono tornati gli uomini, già bisognava pensare ai focolai sovversivi, non era cosa.
    Nella società feudale, qualcosa di simile alle campagne del mezzogiorno della prima metà del ‘900 le donne lavoravano. In generale nelle comunità agricole, il grosso dell’Italia del primo ‘900, le donne lavorano duro.
    Le casalinghe, con tre o più minori a cui badare, anche non considerando l’assenza di elettrodomestici avevano molto da fare. Più di molti lavoratori. E la divisione dei compiti nella coppia era ancora diversa. Come i rapporti di forza, che non hanno mai solo a che fare con la disponibilità economica.
    Adesso siamo in un mondo ancora diverso. Ma non veniamo da Marte
    Quando una donna deve tratteggiare il suo uomo ideale il più delle volte utilizzerà parole chiave quali ‘maturità’, ‘solidità’, ‘protezione’, ‘sicurezza’, tutti, che lo vogliate o meno, riferibili anche alla situazione lavorativa e al patrimonio.
    Considerato che la disoccupazione giovanile è un fenomeno, per quanto acutizzatosi, di lungo periodo e considerato che le condizioni lavorative erano molto legate all’anzianità lavorativa possiamo concludere che la ‘maturità’ relativa del maschio nei rapporti di coppia sia percepita come un fatto naturale e riprodotta, in forme edulcorate, nei rituali di corteggiamento dei nostri giovani come dei nostri nonni.
    Le cose però sono in movimento, infatti vado oltre.
    Un toy boy, da un altro punto di vista, è un segno dell’empowerment femminile.
    Stiamo parlando di un uomo giocattolo. Che è il corrispettivo di donna bambola.
    Categoria peraltro fortemente stigmatizzata da alcuni, che siete le prime che vi rendete conto che a volte qualcuno sta con qualcuno perché i soldi. La donna bambola è la donna oggetto, il toyboy è l’uomo oggetto.
    L’esistenza di toyboy è un segno di progresso. Molti volevano e vogliono l’abolizione della donna oggetto, ma il problema è che esiste la libertà ed è una richiesta forse incompatibile con lo spirito del tempo.
    Ma un domani, nella nostra versione del califfato.
    Invece l’uomo oggetto si può fare.
    Puoi essere un uomo e metterti con una donna solo perché più ricca, anche se più grande e puoi anche svuotarle la carta di credito, con il suo benestare. Ti chiameranno uomo oggetto, ma è sempre meglio che aspettare in piazza il camioncino del caporale. Che cosa pensiamo della bellona?
    E, sopratutto, cosa pensiamo del cinquantenne che sta con la bellona?

    • gladiatori da riproduzione amanti di attempate matrone.schiavi da accoppiamento padri in incognito di nobili e regnanti.cicisbei adoranti carezzevoli mani ingioiellate.gigolò innamorati della donna del boss.parebbero sinonimi.gente uguale.in tempi diversi.
      +toy boy.è che è brutta la parola.essù.la si cambi.e qualcuno potrà vederci,in fondo al pozzo, uno starnuto d’amore.
      volendo.

    • Molto più delle discriminazioni classiche per etnia, genere/orientamento sessuale e ceto d’appartenenza, è diffusa e non ostracizzata la discriminazione sociale per età: innanzitutto nel mondo del lavoro (se per un impiego di segretaria sei out a 35 anni, per fare la modella sono quasi troppi anche i venti…. Per non parlare di chi vuole riciclarsi superati gli anta… e non dimentichiamo le discriminazioni per età all’inverso, perché ce ne vogliono minimo 60 per prendere due soldi nel ruolo ormai invidiatissimo di nonno-vigile!), e poi nel mondo dei consumi (moda e svaghi studiati e rivolti prevalentemente ad un target giovane, bello e vincente… con Gianni Sperti che faceva la morale agli outfit di Bruna e la Defy quasi scandalizzata di fronte ai vecchietti che utilizzavano Facebook…), fino al mondo dei sentimenti, dove pure resistono i tabù e i retaggi culturali (spesso beceri a livello di definizioni e di battute).

      Più GiulianE De Sio per tutti! 😉

  7. Mah… qs è un discorso molto soggettivo. Ho 52 anni e RAZIONALMENTE penso che non potrei stare con qualcuno più giovane di me di 15- 20 anni, perchè ho desideri, esigenze diverse. Un 30enne fa cose che io ho già fatto, ho cambiato capitolo, sono andata avanti ( e ciò nn significa che sia una cosa positiva 🙁 )

    • sì, concordo, è soggettivissimo
      nella mia esperienza loro avevano vissuto situazioni molto diverse dalle mie (girato il mondo, partecipato a missioni di pace e di guerra, affrontato malattie e situazioni familiari complesse, frequentato discoteche e spiagge lontane….negli anni in cui io facevo la studentessa, la mamma, la professionista e frequentavo assemblee e riunioni di autoanalisi….)
      stavamo andando avanti ognuna/o lungo la propria strada, cambiando capitolo incontrandoci/confrontandoci/apprezzandoci/scambiando….
      stiamo andando avanti ognuna/o per la propria strada, fianco a fianco
      con leggerezza, con fiducia, con senso del futuro…..

      razionalmente ho fatto qualche resistenza a viverlo
      ma nella realtà è stato tutto così naturale…e positivo 🙂 (molto più che-tanto quanto con coetanei che ho amato/amo….) !

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