Roberto Bolle: “Non voglio una vita spericolata, né dei figli. Voglio solo ballare finché il mio fisico me lo consentirà!”

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Negli scorsi giorni, il ballerino Roberto Bolle è stato protagonista dello spettacolo Bolle and friends, all’Arena di Verona, davanti a 13mila spettatori, con una temperatura di 35 gradi. Ma è soprattutto al calore del pubblico che l’étoile non è ancora abituata, nonostante i vent’anni di carriera: “L’emozione dell’Arena è incredibile. L’euforia della gente che ti avvolge te la porti dietro per giorni. Ci vuole più di una notte per smaltire l’adrenalina e quando poi inizia a calare, c’è quella della serata successiva. Se da una parte c’è questa sensazione di affetto, di festa, dall’altro voglio sempre conquistare il mio pubblico: non accetterei di ‘giocare facile’ perché ‘tanto mi amano’. Cerco sempre gli artisti e i coreografi migliori, programmi accattivanti e sempre nuovi. Essere considerato un’eccellenza è scontato se lo continui a dimostrare, altrimenti le critiche arrivano e il pubblico cala. Questa non è una mia ossessione, per ora mi vivo questi momenti unici. Non saranno per sempre, ma se dovesse finire tutto domani, non avrei rimpianti. Ho avuto già talmente tanto rispetto ai miei colleghi! Noi abbiamo sempre voluto il palco e sempre lo vorremo; non sarà la mia testa a rinunciare, ma sarà una scelta dettata dal mio fisico: 45, 50 anni, chissà? I limiti fisici, se vuoi, puoi spostarli sempre più in là. Guardi Alessandra Ferri: dopo sette anni è tornata a ballare ed è in gran forma“. Ed era stato proprio lui ad accompagnare la Ferri in uno spettacolo a New York che ha dato il via alla sua carriera oltreoceano e poi tante altre étoile della danza che hanno dato il loro addio. Quando gli si chiede chi vorrebbe per il suo ‘farewell‘, Roberto risponde: “Non so, magari chiederò proprio ad Alessandra, così mi ricambia il favore. Cosa farò dopo? Mi vedrei bene come direttore di una compagnia. Mi piacerebbe scovare un talento tra i ballerini di fila, tirarlo fuori, passargli la mia esperienza e portarlo in scena. E poi sfruttare la mia forza mediatica per avere più spettacoli di danza in Italia. Sono riuscito a portare il balletto all’Arena e a portare la danza a Pompei, sento che riuscirei a fare quello che nessun altro è riuscito a fare. Alzarmi e non dover fare niente? No, che noia! Va bene un po’ di tempo libero, ma non troppo. Ad agosto andrò in vacanza una settimana con amici e famiglia, ma so già che ad un certo punto penserò ‘Adesso basta, è ora di tornare in sala da ballo‘”. Quando gli si chiede come si immagina a 80 anni, come suo padre che va spesso a vedere i suoi spettacoli, Bolle risponde: “Penso a dove vivrò. Sicuramente non in una casetta sulla spiaggia, ma in una metropoli piena di stimoli. Con chi, è impossibile saperlo. Figli? Per ora non ho un desiderio di paternità. Dovrei? Non è che ora mi manchi qualcosa, che pensi ‘Quando finirà di ballare, mi concederò questo e altro’. Sto bene così. Ho un buon equilibrio con me stesso e non sento la mancanza di una vita di coppia. Non riesco a immaginare il giorno in cui forse lo vorrò. Non ho mai pensato ‘ma chi te l’ha fatto fare’, nonostante la tensione che ho prima degli spettacoli. Perciò mi preparo cercando di essere ancora più rigoroso su ciò che mangio, quando dormo, cosa faccio quando mi alleno. All’Opéra di Parigi per il farewell di Aurélie Dupont, ho detto di no a tutte le uscite: andare fuori a cena e fare due passi mi stancava e io dovevo essere certo di utilizzare tutte le mie energie per quell’obiettivo: all’Opéra di Parigi non puoi permetterti di sbagliare. Mi porterei la sensazione di non esser stato all’altezza. L’errore dovuto a una distrazione lo tollero, ma uno per non essermi preparato al massimo no. Non pretendo dagli altri quello che pretendo da me. E nelle amicizie sono per la libertà: non devono esserci vincoli che fanno star male, né sacrifici per far contento l’altro. Finché siamo felici insieme, bene, altrimenti nessuno ci obbliga. Cos’è la felicità? Trovare un senso in ciò che si fa, sentirsi completi, realizzare i propri sogni. Anche a 80 anni“.

Fonte: Chi