Nicola Savino: “La psicoanalisi mi ha aiutato a conoscermi: sono un permaloso divertente!”

Di Edicola - 14 agosto 2015 17:08:13

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Dal prossimo 13 settembre, Nicola Savino sarà di nuovo al timone di Quelli che il calcio, per il terzo anno di seguito, ma nel frattempo, si gode le vacanze: “Da quando abbiamo venduto la casa in Versilia, preferisco scoprire ogni anno posti nuovi e quest’anno io, mia moglie e mia figlia andremo a Minorca. Ma la Versilia rimane sempre nel mio cuore: quando ero piccolo trascorrevo le estati a Lucca da mia nonna. La cosa che più desidero fare è avere finalmente il tempo di annoiarmi! Ho bisogno di recuperare le energie, a Milano i ritmi sono frenetici. E poi voglio dedicare tempo a mia moglie, Manuela Suma, e a mia figlia Matilda. Confesso che mi piacerebbe anche fare viaggi in paesi lontani e ammiro molto chi lo fa, come Jovanotti che ha attraversato l’Iran in bicicletta. Lo farei anch’io, ma tra tv e radio ho pochissimo tempo. Eppure per la famiglia sono presentissimo, cerco di tornare a casa per le 18,30 e porto mia figlia a scuola a piedi ogni giorno. Diventare papà mi ha cambiato la vita, le priorità, le prospettive. Prima che nascesse Matilda, ero un ragazzo, ora un uomo. Pur di farla contenta, le ho comprato un cagnolino. Indovini a chi tocca portarlo giù per i bisognini? Come me la cavo come marito? Beh, se Manuela sta con me da 16 anni, direi bene, anche se mi rimprovera di essere permaloso. Lavoravamo tutti e due a Radio Deejay. Lei all’epoca era redattrice e andavamo sempre a pranzo insieme. Poi, tra un primo e un secondo, ci siamo scambiati il primo bacio“. Quando gli si chiede se è vero che in passato è stato in analisi, il conduttore risponde: “Sì, per cinque anni ho fatto terapia, mi ero appena lasciato con la mia prima moglie. Un periodo delicato. Mi è servito per conoscermi meglio, tutti dovrebbero provarla: i matti sono quelli che non lo fanno!“. E poi, quando gli si chiede delle novità nei suoi programmi, racconta: “A Quelli che… avremo con noi la Gialappa’s band. Averli per me è un onore: da ragazzo ero loro fan e non mi perdevo una puntata dei loro programmi. E poi finalmente torneremo negli stadi: la Rai ha di nuovo i diritti per seguire le partite dagli spalti, quindi ci saranno collegamenti e inviati. E poi c’è la radio. Quando ero piccolo, mio padre, ingegnere, mi regalava delle radio bellissime che mi portava dal Medio Oriente, dove l’Eni lo mandava per lavoro. Quando sentivo la sua mancanza, le aprivo per vedere se lo avrei trovato lì dentro. Da lì la musica è diventata la mia vita. Da ragazzino ho cominciato a fare il dj in una radio locale di San Donato Milanese, dove vivevo coi miei. Ho lasciato l’Università, ma non direi che è stato un gesto folle: tra radio e serate in discoteca incassavo 3 milioni di lire al mese, quanto mia madre che faceva la farmacista. E poi come studente ero una frana: passavo tutto il tempo a giocare ai videogame e in due anni di Economia e commercio ho dato solo quattro esami. Certo, per i miei è stato un colpo: come tutte le famiglie borghesi, ci tenevano al titolo di studio. Ma poi da progressisti hanno capito, anche perché lavorare in radio e in tv è stato il mio sogno fin da bambino. E l’ho realizzato!“.

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