Francesco Facchinetti: “Sì, sono un raccomandato, ma non voglio che i miei bambini crescano come ‘figli di’!”

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Papà orgoglioso dei suoi due figli, Mia (avuta da Alessia Marcuzzi) e Leone, e con il terzo in arrivo dalla moglie Wilma Helena Faissol, Francesco Facchinetti sembra un altro rispetto a quello che era sull‘Isola dei famosi. Non stupisce che sia particolarmente sensibile quando si parla dei ragazzi di oggi e che si sia riciclato come talent scout a The Voice of Italy per dare una possibilità a chi se la merita. In questi giorni, inoltre, il deejay debutta al cinema accanto a Diego Abatantuono in Belli di papà, commedia che racconta la vita dei cosiddetti ‘bamboccioni’ e il rapporto, spesso complicato, che i giovani hanno con i genitori. “I ragazzi di oggi sono cento volte più intelligenti di un tempo, paragonabili alle Ferrari, troppo spesso chiuse in garage: devono essere stimolati a correre il loro gran premio. Mi piacerebbe che Belli di papà fosse uno stimolo per far nascere una discussione sana e propositiva tra genitori e figli. Se i ragazzi di oggi sono viziati e mancano di spirito d’iniziativa, la colpa è da ricercare anche nelle famiglie che li hanno educati a troppe comodità. E’ una cosa che capita in quelle benestanti, ma anche in quelle modeste. Se i figli vengono fatti crescere nella bambagia, non combineranno mai niente nella vita. L’arma vincente con i figli è l’amore. Però bisogna fare attenzione, perché amare non significa assecondare ogni vizio è concedere tutto quello che i figli chiedono. Vuol dire ascoltare il proprio bambino e capirne le esigenze, comprendere quando è il momento di trattenerlo e quando, invece, è giusto lasciarlo andare. Io, per esempio, sono stato un ragazzo molto a rischio e devo a mia madre quello che sono oggi. La mia infanzia è stata molto diversa da come potete immaginare. Mia madre era una hippy, io sono cresciuto in una comune e sono sempre stato un ‘esagerato’. A 14 anni vivevo come un anarchico e tornavo a casa alle sei di mattina. Se la mia mamma mi avesse imposto divieti, avrei fatto esattamente il contrario di quello che diceva: invece mi ha cresciuto con un’educazione fatta di esempi, una cosa diversa. Ricorderò sempre quando, da adolescente, mi ha fatto toccare con mano il problema della droga portandomi nella comunità di Fratel Ettore Boschini, oggi avviato al processo di beatificazione. Lì ho visto gli effetti di certe sostanze sui ragazzi. Con mio padre Roby Facchinetti c’è un rapporto di rispetto e di grande stima, ma solo crescendo ho imparato a capirlo davvero. Papà non ha avuto molto tempo per educarmi, a causa del suo lavoro; solo a vent’anni ho realizzato che per lui era una scelta doverosa, visto il mestiere che faceva. Ha donato la sua vita alla musica. Ora lavoriamo insieme e, quando mi chiedono se sono raccomandato, non ho alcun problema a rispondere: ‘Sì, sono un raccomandato!’. Sono convinto, infatti, che lui mi abbia dato la più grande raccomandazione che possa esistere: mi ha insegnato ad appassionarmi alle cose. Sono un ‘corridore’ e mi piace mettermi sempre alla prova“. Infine, quando gli si chiede come mai non ha accettato questo ruolo di attore, risponde: “Perché non sono un ragazzino. E poi vengo da un momento molto felice della mia vita sia dal punto di vista privato sia professionale, quindi non volevo andare in cerca di guai… Non so ancora dirvi se è un’esperienza che ripeterei in futuro, ma è certo che il cinema è magia e lavorare con Diego Abatantuono, no dei miei miti, è stato veramente fantastico“.

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