Roberto Bolle spara a zero sui talent: “Certi successi sono effimeri, bisogna studiare con serietà!”

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La settimana scorsa abbiamo pubblicato le foto che ritraggono per la prima volta il ballerino Roberto Bolle in dolce compagnia, ossia il chirurgo Andrea Spagnolo (QUI per rivedere il post). Su quelle immagini, la stella della danza italiana non si è ancora espressa. Cosa che invece fa senza peli sulla lingua quando gli si chiede un’opinione su quanto davvero talent come Amici possano aiutare gli aspiranti ballerini: “Il talento è fondamentale per ogni artista ed è innato. Però bisogna coltivarlo nel migliore dei modi, altrimenti si rischia di sprecarlo. Ed è necessario affidarsi subito a una scuola seria e anche sapere che nella carriera di un danzatore non esistono certo scorciatoie: i successi sono effimeri se lo è anche la preparazione“. Tradotto: prima di partecipare a un talent show bisogna prepararsi bene e se anche si dovesse vincere, dopo è indispensabile continuare a studiare perché certi successi possono rivelarsi inconsistenti. Roberto tornerà al Teatro alla Scala di Milano dal 19 dicembre con Cinderella ed è la dimostrazione vivente che per arrivare al successo sono necessari tanto impegno e tanta costanza: “Da bambino non mi facevano paura il rigore, la disciplina e il sacrificio perché la passione era tanta. Ma ero piccolo e stare lontano dalla mia casa e dalla mia famiglia, alla quale sono ancora affezionatissimo, allora era troppo pesante. Vivere a Milano non è stato semplice all’inizio e ho persino vacillato” ammette l’étoile piemontese, che per festeggiare il quarantesimo compleanno ha pubblicato un libro fotografico di Fabrizio Ferri e Luciano Romano, Viaggio nella bellezza, dove Bolle si mostra in tutto il suo splendore sullo sfondo di Pompei. “Senza anima nessuna forma può definirsi veramente bella” ha sottolineato Roberto, che oggi tira le somme dei suo rapporto con la danza e con il Teatro alla Scala. E lo fa addirittura da regista con La fabbrica dei sogni, un documentario sull’arte, un viaggio dietro le quinte di uno dei luoghi più famosi di sempre. Secondo dei sei episodi dell’opera collettiva Milano 2015, il docu-film è stato presentato alle Giornate degli Autori durante la Mostra del Cinema di Venezia: “Quando Lionello Cerri, il produttore, e Cristiana Mainardi, che ha curato il soggetto, mi hanno proposto di partecipare al progetto Milano 2015 mi sembrava quasi una follia. Ma, piano piano, il seme che avevano gettato ha germogliato dentro di me. Milano è stata fondamentale per la mia vita: è stata la città della possibilità, ha fatto avverare il mio sogno di realizzarmi come persona e artista. Ed è anche un luogo dove si fabbrica eccellenza. La Scala, che io conosco come se fosse la mia seconda casa, è uno dei simboli internazionali di questa eccellenza; perciò mi interessava raccontare come questo sia frutto del lavoro e della professionalità non di uno solo, ma di centinaia di maestranze. Sarti, tecnici, maestri di musica, coreografi e scenografi il cui apporto permette di accendere la magia sul palco. Ogni sera. Devo dire che il bilancio della mia prima volta come regista è decisamente positivo. Un anno fa non avrei mai immaginato di poter fare il regista di un film, ma la vita continua a sorprendermi e io mi faccio trascinare. E’ stata un’esperienza emozionante e divertente e io tendo a essere aperto a ogni possibilità. In questo periodo, però, sono molto concentrato sulla danza: sia con lo spettacolo per la chiusura di Expo 2015, il 30 e 31 ottobre alla Scala, sia con quello in programma nello stesso teatro, a dicembre, intitolato Cinderella, che riprende Cenerentola, la celebre favola di Charles Perrault. Comunque non è detto che in futuro io non possa dedicarmi a un altro progetto di regia, se l’idea iniziale dovesse riuscire a conquistarmi. Essere ballerino non è ‘una parte di’, è tutto per me. Lo è da sempre e non vedo come potrà mai abbandonarmi. Ecco perché ai giovani non posso dire altro che seguire la propria passione sapendo che i sacrifici saranno tanti, a volte anche troppi. E che non basta presentarsi alle audizioni di un talent show ed essere ammessi a partecipare per diventare grandi artisti“.

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