Lamberto Sposini non parla più, ma non è solo. Il dottor Giachero gli offre una cura sperimentale, Carolyn Smith la sua amicizia e l’ex compagna…

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Sono passati quattro anni, ormai, da quando Lamberto Sposini fu colpito da un’emorragia cerebrale sul posto di lavoro, negli studi di La vita in diretta. Oggi la sua ex compagna Sabina Donadio specifica: “Non tornerà mai in televisione. Non ha senso alimentare questa speranza di chi gli vuole bene“. Parole forti, che però parlano chiaro e finalmente rompono ogni dubbio sulle sue condizioni di salute. “Un ritardo imperdonabile che è agli atti della nostra causa di risarcimento contro la Rai, perché ha provocato gravi danni” aggiunge lei, alludendo alla richiesta di 10 milioni di euro avanzata al Tribunale del Lavoro e respinta in primo grado. “Lamberto è lucidissimo, ma non parla. un grumo di sangue di 7 centimetri ha premuto per ore sull’area del linguaggio. Lui capisce tutto, però la parola non esce. Né a voce, perché dalla bocca viene fuori solo un suono, né in scrittura. Tecnicamente si chiama afasia“. Una condanna terribile per un giornalista come lui, che ha passato un’intera vita a lavorare con la comunicazione. Tuttavia, le ultime cure hanno visto un lieve progresso: “Con la logopedia può fare miglioramenti, nel centro svizzero dove è stato l’ho sentito pronunciare frasi intere. Ma per noi sostenere ancora quelle cure non era possibile. Parliamo di oltre 30.000 euro al mese e lui aveva uno stipendio buono, ma pur sempre da giornalista. Non chiediamo alla Rai di esser ricoperti d’oro, ma solo di garantire il futuro di Lamberto. Se all’inizio era molto arrabbiato, ora lo vedo sereno. E’ rimasto il vanitoso di sempre, non vuole tagliarsi i capelli e tiene molto all’abbigliamento. Ogni tanto mette ancora giacca e cravatta! Fortunatamente ha una mimica facciale notevole e con gli occhi esprime tutto” dice la Donadio.

E poi, per lui, c’è un’altra forma di comunicazione, la realtà online, per esempio quella di Instagram, dove è approdato la scorsa primavera e, aiutato dai famigliari, ogni tanto posta qualche foto, ad esempio quelle con le figlie Matilde, avuta appunto dall’ex compagna, e Francesca, avuta da un matrimonio giovanile, o ancora con Giulio Maira, il medico che l’ha salvato, o l’amica di sempre, Mara Venier. “Gli altri, con la malattia, sono scomparsi. Chi continua a scrivergli e a seguirlo sono le persone normali, il suo pubblico” osserva con amarezza Sabina. Tra le persone che gli sono rimaste vicine c’è anche Carolyn Smith, che insieme a lui era giudice di Ballando con le stelle: “Lamberto è una persona fondamentale nella mia vita, sento la sua mancanza in giuria. Non voglio commentare la vicenda se non sottolineare che Lamberto, mio amico e collega, rimane sempre nel mio cuore. Da quel giorno purtroppo famoso non l’ho più abbandonato. E’ un ricordo non piacevole, essendo stata presente in quello studio, in quel giorno e in quel momento. Gli sono molto vicina e spesso vado a trovarlo a casa. E’ una persona meravigliosa che ha ancora tanto da dare, dire e comunicare al suo grande pubblico. Non lo abbandoneremo mai!” dice la coreografa scozzese.

Il settimanale Top, inoltre, per fare chiarezza sulle condizioni di Sposini, ha incontrato il dottor Alberto Giachero, psicologo, psicoterapeuta e coordinatore di AfasiaLab nell’ambito della Fondazione Carlo Molo Onlus di Torino, un centro di riabilitazione neuro-cognitiva del paziente afasico: “Chi soffre di afasia non riesce ad agganciare le parole, la loro produzione e talvolta anche la loro comprensione. Prendiamo il caso di un paziente lucido, ma non riesce ad articolare i nomi, come sembrerebbe la situazione di Sposini. La persona sente ‘fiore’, sa benissimo cos’è, ma non riesce a formulare e trasmettere il vocabolo. E’ una condizione drammatica per chi la vive: i soggetti non sono né sordi né muti, sanno perfettamente cosa vorrebbero dire, ma non possono farlo. Nel nostro laboratorio sperimentale, riuniamo tre o quattro persone due volte a settimana per un’ora e mezza. In un primo momento vengono messi di fronte a uno schermo che proietta in 3D degli scenari tipici della vita quotidiana, come fare la spesa. Intanto, fanno attività conversazionali ed esercizi cognitivi, come quelli di ‘fluenza fonemica’. Si è a fare la spesa e si vogliono le arance? Se il team collabora e si eseguono i compiti come richiesto, si ottiene il ‘premio’. In un secondo momento si rivedono e sotto le loro facce inseriamo commenti e didascalie, così i pazienti sono parte attiva della loro riabilitazione. Dal momento che si tratta di una sperimentazione, i costi sono tutti a carico della Fondazione, almeno per quello che riguarda i primi cicli in laboratorio, ognuno della durata di sei mesi. Finora l’hanno provato circa 20 persone ma i risultati sono confortanti e mostrano che si possono ottenere miglioramenti. Quello che ci preme, in generale, è non illudere nessuno: si tratta di soggetti molto delicati, di cui avere il massimo rispetto. Dovremmo valutare bene il caso di Sposini attraverso uno screening apposito. Siamo aperti ad accoglierlo, vagliando un suo eventuale inserimento. O comunque, cercando di capire che cosa sia possibile fare per aiutarlo“.

Fonte: Top