‘Amici di Maria De Filippi 15’: l’opinione di Isa sulla finale

Amici di Maria De Filippi 15

Ragazzi miei, se siamo riusciti a sopravvivere indenni a questa finale di Amici 15 niente davvero può più farci paura! Mamma mia, io non so voi, ma non mi annoiavo così tanto dai tempi in cui, da piccola, mia nonna mi obbligava a vedere insieme a lei tutte le puntate di Sentieri.

Una finale lenta, con poco ritmo, con esibizioni che, in linea con quanto accaduto nel corso di tutto il serale, sono quasi sempre state “pesanti”. Sempre brani strappalacrime, facce contrite e sofferenti, sempre coreografie improntate su temi seri, basi lente, suoni funerei… insomma, è una finale, una finale in un programma di giovani talenti, non dico tanto ma almeno un pizzico di gioia di vivere. Io il primo sorriso credo di averlo registrato dopo la mezzanotte.

E inevitabilmente scatta la malinconia al pensiero delle primissime edizioni, quelle in cui non c’erano case discografiche, diritti Siae e big money in gioco e le finali erano uno spettacolo che regalava momenti seri e sorrisi, esibizioni impeccabili ed esibizioni che facevano morire dal ridere nel momento in cui vedevi il ballerino alle prese con la prova di canto o il cantante goffamente alle prese con la prova di ballo. C’erano i musical ispirati a Grease, a Pretty woman, a commedie leggere di ogni tipo. Adesso ci sono i quadri di Peparini che, per carità, tanto di cappello a lui che è splendido e fa un lavoro eccezionale, però dopo il quadro sul bullismo, sulla droga, sull’immigrazione, su tutte le tragedie di Shakespeare comprese quelle che non è arrivato a scrivere, a un certo punto una botta di ansia ti viene, ecco. Così come ti viene l’abbiocco a vedere, per 3 ore piene, un’alternanza di prove praticamente tute uguali: canzone stracciamutante / balletto sul tema della morte / canzone di base allegra ma interpretata sempre come canzone stracciamutande / quadro sul tema delle giovinezza che diventa vecchiaia che diventa morte… insomma, io così:

Anyway, che dirvi, che questo serale complessivamente non mi abbia entusiasmato l’ho già detto in questi mesi così come ho detto che, sempre a mio parere, gli unici talenti puri che hanno avuto accesso a questa fase finale si trovavano nella categoria ballo e alla finalissima non ci sono nemmeno arrivati, mi riferisco ad Ale Gaudino e Alessio La Padula. Non a caso, secondo me, oltre alla “pesantezza” delle esibizioni a contribuire allo scarso ritmo della puntata è stata proprio la mancanza di talenti davvero forti, e, in questo, è impietoso anche il confronto con la finale dello scorso anno dove tra The Kolors, Briga e Virginia Tomarchio avevamo performance energiche di una band assolutamente originale, esibizioni estremamente personali di un cantautore ribelle e una ballerina capace di essere perfetta in tutù e sulle punte e sensuale sulle note di un brano pop.

La nota positiva è che, tra i quattro finalisti in gara, alla fine ha vinto il migliore, o almeno quello che a me è parso il migliore e l’unico, peraltro, che sul finale abbia tirato fuori anche qualche esibizione un po’ più frizzante che ci ha ricordato che non stavamo commemorando nessun morto.

Io non so se Sergio Sylvestre avrà successo o se sarà uno dei tanti fuochi di paglia che verrà inghiottito nel vortice dell’anonimato come accaduto a tantissimi ex talent. 15 edizioni di Amici, 10 di X Factor e 4 di The Voice in rapporto ai pochissimi talenti che effettivamente sono riusciti a confermarsi negli anni dimostrano che ha davvero ragione Morandi quando dice che uno su mille ce la fa. Beh, a me se l’uno di quei mille fosse Sergione non dispiacerebbe affatto. Perché, oltre alle evidenti e incontestabili qualità vocali, questo ragazzone di origini americane ha una dote che non hanno tutti: quella di trasmettere empatia. Tu lo guardi cantare e, probabilmente complici quegli occhi dolci, buoni e contrastanti con la sua imponente stazza, ti intenerisci e ti ammorbidisci. ‘La voce di Sergio è la voce di una mamma‘. Sì, io concordo con J-Ax. E penso che se Sergio continuerà a sfornare inediti come Big boy o performance come il bellissimo duetto con Fedez di settimana scorsa, il suo spazio potrà ritagliarselo. Io, sinceramente, glielo auguro di cuore.

Elodie Di Patrizi, come noto a chi mi ha letto nel corso di questo serale, a me non piace. La trovo monocorde (avrebbe la faccia sofferente anche se dovesse cantare La notte vola), la trovo un mix di voci stra-sentite (ditemi se quell’inedito, L’imperfezione della vita, non sembra estratto da un album a caso di Noemi!) e trovo anche che, a dispetto di tutti i paroloni spesi da gli addetti stampa presenti alla finale (che ogni anno incoronano almeno una nuova Mariah Carey, un nuovo Michael Jackson e un nuovo Freddie Mercury salvo poi distruggere i loro album al momento di recensirli) non abbia nemmeno questo fortissimo impatto sul pubblico anzi mi chiedo se, alla luce della sconfitta piuttosto netta al televoto di ieri (61% contro 39%) sarebbe arrivata così in là se le decisioni fossero dipese sempre dai telespettatori. Dalla sua, però, Elodie ha quello che, secondo me, è in assoluto l’inedito migliore del serale ovvero Un’altra vita scritto da Fabrizio Moro. Quel pezzo è davvero un piccolo diamante e potrebbe essere un’arma importante nelle mani di Elodie. Ecco, se lei partisse da quel brano, lo sfruttasse a pieno e da lì iniziasse un cammino per migliorarsi e per rendersi “unica”, per fare in modo che, quando si accende la radio e si sente la sua voce, non si pensi ‘aspè ma è Emma? è Noemi?‘ ma si pensi subito ‘oh, questa è Elodie!‘ allora davvero tra qualche anno potremmo ancora sentire parlare di lei.

Di Gabriele Esposito ho già detto molto in queste settimane. Come detto all’inizio per me i talenti puri del circuito ballo quest’anno erano altri ma, certamente, non è “colpa” di Gabriele se alla fine ha vinto lui. Il ragazzo ha delle doti, ha un viso espressivo e ha gli occhi buoni. E io per le persone con gli occhi buoni ho un debole a priori. A lui l’augurio di continuare a studiare, migliorarsi e di poter ottenere tutto ciò che desidera.

A Lele Esposito, invece, auguro di non dimenticare mai l’età che ha e lo invito a non voler cercare di crescere prima del tempo. Ci sarà il momento dei brani impegnati, delle interpretazioni sofferte, dei tormenti interiori. Adesso è tempo di balli e sorrisi, è tempo di allegria e di energia. E’ questa la strada che, secondo me, dovrebbe percorrere. Del resto è un peccato essere praticamente il sosia (a livello fisico) di Bruno Mars e non provare nemmeno a  regalarci una versione casareccia di Uptown funk!

Appuntamento all’anno prossimo, amici amiciani, vi saluto con loro, tanto bistrattati nel corso di tutto il serale ma, alla fine, vincitori 😀