Fattore M: spazio dedicato a Marco Mengoni. La settimana del Festival di Sanremo: corsi e ricorsi storici!

Di Isa - 11 febbraio 2017 18:02:56

 

Marco Mengoni

( rubrica a cura di Valentina P.)

Salve a tutti! Sanremo time. Per me, tempo di ricordi, nostalgie e paturnie esagerate. Per quanto io adori il Festival, e nello stesso tempo reputi la carriera di Marco quasi del tutto avulsa dalle sue vicende sanremesi, non riesco (più) a godermi le edizioni senza fare una quantità esagerata di paragoni e costruirmi aspettative (puntualmente disattese). Per dirla in soldoni: dopo il 2010 (e ancor più il 2013) faccio una fatica immane a non leggere in scaletta il nome di Marco Mengoni, e ancor più ad apprezzare gli stili interpretativi e le “doti” canore di oltre il 70% dei partecipanti alla kermesse. Quest’anno poi Tiziano Ferro ha aperto la manifestazione con un tributo a Luigi Tenco, servendomi il primo confronto diretto su un piatto d’argento (P.S. W l’originalità!). Per la cronaca, Ferro si è esibito sulle note della struggente “Mi sono innamorato di te”, visibilmente coinvolto dal pezzo. Ma signori miei, ricordate “Ciao Amore Ciao” cantata da Marco in quel venerdì sera di febbraio? A mio parere, quello è stato il giorno in cui il Mengoni ha dato una svolta alla sua carriera, passando dallo status di talentuoso e controverso vincitore di un talent – dalle alterne vicende discografiche – ad artista affermato del panorama italiano, apprezzato in maniera trasversale da pubblico e addetti ai lavori.

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Sono passati 4 anni, ma io ancora trattengo il fiato durante l’intero arco della performance, e penso che se esiste un concetto di perfezione interpretativa, ebbene, eccolo. Un gigante sul palco dell’Ariston. E già che siamo in argomento “serata dei duetti”, chi si ricorda la stilosa scelta di Marco a Sanremo 2010, quando propose la sua “Credimi Ancora” accompagnato dai Solis String Quartet, anziché optare per un duetto “gigione” con qualche collega più blasonato?

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Anche in quella circostanza, il nostro si distinse nettamente durante la kermesse, non tanto per le scelte interpretative, quanto per lo stile, unico e innovativo (almeno in Italia). E in un panorama artistico di cloni, cantanti “convenzionali” e fatemi dire un po’ privi di caratteri distintivi, Marco rappresentò una novità, in quella triste edizione vinta dal giovane/vecchio Valerio Scanu e i suoi laghi.

A prescindere da queste valutazioni di natura qualitativa, resta un fatto: l’ultima delle due partecipazioni del Mengoni al Festival ha segnato una sorta di ricongiungimento tra la “storia” musicale della kermesse e quella della musica italiana. Dopo anni in cui si faceva fatica a ricordare il podio delle varie edizioni, e raramente (cioè mai) una canzone vincitrice primeggiava nel mercato discografico, il 2013 ha visto il ritorno del brano trionfatore di Sanremo ai primi posti delle classifiche di vendita, e delle hit parade radiofoniche. Con la sua “L’essenziale”, Marco ha vinto e ha fatto vincere al Festival una guerra di popolarità che ha rilanciato la kermesse in Italia. Se vi sembra che stia esagerando, guardate quanto è cresciuta l’attenzione mediatica verso la gara musicale e la manifestazione in generale negli ultimi 4 anni. Guardate come si è “svecchiato” il parterre dei partecipanti, e quanto il Festival sia tornato a essere un veicolo per il lancio di nuovi progetti discografici – e non solo un revival di vecchie glorie tirate fuori dalla naftalina per una settimana all’anno. Meditate gente, meditate…

Vi lascio con questo:

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Alla prossima!