‘L’Isola dei Famosi 13’: l’opinione di Chia sull’undicesima puntata

Di Chia - 4 aprile 2018 11:04:11

L'Isola dei Famosi 13

Raga, qua urge che io faccia una premessa: questa tredicesima edizione de L’Isola dei Famosi è un vero strazio. Una tortura cinese. Una punizione divina per noialtri malefici amanti del trash. Io sono almeno otto o nove puntate che mi straccio i maroni, che arrivo a stento all’una di notte e che invidio coloro che nella vita non hanno un blog che parla di tv e che quindi possono guardarsi una serie a caso su Netflix piuttosto che questo scempio. Ecco, l’ho detto.

Un cast tremendo, un destino segnato fin dal momento in cui Eva Henger ha aperto la bocca e parlato della troca, un’agonia senza fine. Io sto bramando che la finale arrivi presto e che l’Isola ceda velocemente il posto nel palinsesto al Grande Fratello 15.

Perché ieri sera, quando dopo tanta insistenza Jonathan Kashanian stava finalmente spifferando dei particolari scottanti sui naufraghi, Alessia Mancini in particolare, e il sangue stava iniziando timidamente a scorrere, solo una tonta come Alessia Marcuzzi poteva stoppare il polemicozzo sul nascere dicendo “eh, però questo non è corretto“. Ma come, prima li inciti dicendo “parlate, parlate!” e ci sfracelli le balle con la ricerca della verità, poi appena aprono bocca li censuri?

Barbara D’Urso su delle carognate come quelle che ha improvvisamente sfoderato l’ex gieffino avrebbe tirato le tre di notte, per poi farci undici puntate di Pomeriggio Cinque e un paio di Domenica Live, la Marcuzzi ha cambiato argomento più velocemente di un politico quando gli domandano delle tasse. Poi mi chiedono come faccio ad essere euforica all’idea del favoloso ritorno di Barbarella nello scintillante mondo dei reality. Ma come si fa a non esserlo, dico io.

Ecco, se questa edizione non è mai decollata gran parte della colpa va alla conduttrice, che non è stata all’altezza della situazione sin dalla vicenda del canna-gate, spegnendo discussioni che invece andavano alimentate e stimolandone altre di dubbia utilità, e agli autori, che non han saputo tenere botta alla moria prematura di concorrenti limitandosi a mettere qualche toppa qua e là. Per non parlare poi delle infinite prove ricompensa / mejor / peor / sailcazzotu, delle imprevedibilissime sorprese strappalacrime e di tutti quei momenti vuoti che han visibilmente annoiato persino Mara Venier, figuriamoci noi da casa.

No, no, via… Non credo ci sia mai stato reality peggiore di questo nella storia della televisione italiana. E mi premeva dirlo ora perché tra due settimane, quando mi toccherà commentare la finale, non vorrei che l’euforia di essermi tolta sto peso dal groppone mi offuschi il giudizio e mi faccia vedere tutto bello, sberlucciante, favolah. La verità è che non sopporto più nessuno, ecco.

Chi più, chi meno, mi sono diventati tutti indigesti, c’è poco da fare. Alessia Mancini mi piaceva molto, ma poi vieni a sapere quelle cose che avrebbe detto in mare, lontana dalle telecamere, e due domande non puoi non fartele. Francesca Cipriani mi faceva sorridere, ma dopo due mesi di urla e scene madri il bonus simpatia se l’è ampiamente giocato. Jonathan mi sembrava diverso dagli altri, ma forse era semplicemente il più scaltro di tutti. Per non parlare dell’aggressività di Amaurys Perez, della puntigliosità di Rosa Perrotta, della lagnosità di Bianca Atzei e chi più ne ha più ne metta.

In questo mare di disagio m’è rimasta una sola, flebile speranza in vista della finale. Nino Formicola, in arte Gaspare. Quello a cui il giorno della partenza non avrei dato due lire, ma che ha finito col rivelarsi l’oasi di salvezza in mezzo a tanti giocatori da strapazzo. Per carità, che in un reality si giochi ci sta, lo sappiamo, ma lui è l’unico che non mi ha mai fatto storcere il naso in undici puntate, anzi.

Persino ieri, quando gli han fatto incontrare a sorpresa la sua compagna, è riuscito a sdrammatizzare il momento strappalacrime uscendosene con “Siamo due pirla che han sempre preso per i fondelli chi faceva ste cose in televisione“. Leggero, autoironico, schietto ed onesto.

In un rush finale dove c’è chi si venderebbe la madre (letteralmente, purtroppo per le signore a casa) pur di trionfare, mi piacerebbe che il Karma per una volta premiasse l’unico che se ne sbatte ampiamente le balle.