‘Trono over’, Gemma Galgani racconta i suoi ricordi più dolci legati alle feste e svela con chi le sarebbe piaciuto trascorrere questo Natale

Di Stefania - 31 dicembre 2018 17:12:45

Gemma Galgani

Gemma Galgani è la star indiscussa del Trono Over: quando appare lei sui teleschermi, la fortunata trasmissione di Maria De Filippi raggiunge numeri da capogiro. Qual è il suo segreto? Forse in molte si rispecchiano nella sua spasmodica ricerca del vero amore, contro tutto e tutti quelli che non condividono i suoi stessi ideali.

La torinese è sta più volte, in questi anni, ad un passo dal raggiungere il suo obiettivo – tra le sue storie più importanti vi sono quelle con Ennio Zingarelli, Remo Proietti e Giorgio Manetti – ma alla fine qualcosa è andata storto e ha dovuto rialzarsi dall’ennesima delusione. Non ha mai smesso di cercare la sua anima gemella e, in questa stagione, sta incuriosendo il tira e molla con Rocco Fredella, sceso mesi fa per corteggiarla. Dopo un periodo burrascoso, in cui hanno entrambi deciso di uscire con altre persone, i due sembrano essersi riconciliati. Quanto durerà questa tregua? Non ci resta che seguire le prossime puntate di Uomini e Donne.

Intanto, Gemma si sta preparando a trascorrere le festività natalizie ed è stato inevitabile un tuffo nel passato, nel viale dei ricordi di quand’era una bambina. Ed ha scelto di confidarsi ai suoi fan, tramite le pagine di Uomini e Donne Magazine.

Al Natale sono sicuramente legati i ricordi più belli della mia infanzia. Per la mia famiglia il Natale era un concentrato di tradizioni, di riti che si ripetevano rassicuranti e quasi immutabili di anno in anno e trasmettevano un senso di continuità e di certezza. E poi c’erano i profumi. Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di sentirli: la cannella, la noce moscata che si mischiavano alle risate di noi bambine, quando infilavamo le mani nella fontana della farina che mamma preparava qualche giorno prima della grande sera. “Giù le mani dai ravioli”, ci sgridava. E c’era la melodia di Astro del ciel, che ci accompagnava anche nei giorni febbrili di preparazione, ma a casa mia si iniziava con i nostri genitori che si accingevano a preparare il presepe. Aspettavo con ansia il momento in cui il babbo ci consentiva di scartare una a una le statuine conservate nella carta velina: ognuna era legata a un ricordo. Le pecorelle erano fatte con la lana vera, e poi c’erano ponte, le cascate, un pozzo dove ci infilavamo dentro le monetine. Erano cose semplici: lo specchietto per fare il laghetto era di quelli che stavano nella borsa dell mamma, mentre il fuoco del bivacco era fatto con la carta di gelatina delle caramelle. Il presepe è stato ereditato da mia sorella Anna, la maggiore, che lo ha custodito con cura e ogni anno ci troviamo a ricordare i “nostri Natali” più belli!

Ed ha poi aggiunto:

La sera della Vigilia non si usava fare cene ricche. La tavola era contenuta ma punteggiata di dolci senesi, come il panforte, i cantucci e i ricciarelli. E poi di corsa a infilarsi il cappellino di velluto e il cappottino nuovo, e si andava insieme alla Messa di mezzanotte al Santuario della Consolata a Torino. Al ritorno la mamma metteva la statuina di Gesù Bambino nella mangiatoia. Il regalo più bello ricevuto è stato senza dubbio la bambola di panno lenci. Avevo sette anni. Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di sentire la morbidezza. E’ stato inaspettato, un’esplosione nel cuore. Invece quello più bello che ho fatto è stato un portafoglio a mia mamma, quando avevo otto anni. Passando davanti ad una vetrina, l’ho visto. Volevo regalarglielo a ogni costo ma non avevo abbastanza soldi. E ogni giorno passavo e ripassavo per controllare che ancora ci fosse, finché non trovai il coraggio di chiedere alla proprietaria di metterlo da parte solo per qualche giorno.

Bensì il Natale che ricorda con più affetto è…

Coincide con il mio matrimonio… perché mi sono sposata proprio la vigilia di Natale. Indimenticabile fu il pranzo di Natale a casa di mio marito, con tutte le nostre famiglie riunite.

Per quest’anno avrebbe immaginato di trascorrerlo in un altro modo.

Se chiudo gli occhi e devo sognare, quello che mi sarebbe piaciuto vivere per questo Natale è un salone con camino al fianco di una persona speciale, con cui condividere non solo regali e pacchetti ma anche emozioni che scaldano il cuore.

Per l’ultimo giorno dell’anno, invece, la bionda dama di Canale 5 ripeterà una sua consuetudine, ovvero trascorrerlo svolgendo il suo lavoro: “Nulla di diverso agli altri anni. E’ mia abitudine trascorrerlo lavorando. Anche quest’anno sarò in teatro per lo spettacolo di Pintus, sarà una serata lavorativa e particolarmente impegnativa, ma nonostante questo il mio Capodanno è comunque speciale”.

Al settimanale ha svelato i suoi trucchi per rendere quel giorno indimenticabile.

Premetto che ho sempre lavorato perché mi piace far divertire gli altri, però mi occupo anche di me, sia della mia persona che di quello che metterò in tavola. Seguo tutti i “rituali scaramantici” o “della speranza”, anche perché per me il Capodanno è una sorta di spartiacque: lo attendo sempre con la speranza che cambi qualcosa nella mia vita, che arrivi l’amore! Il trentuno sera per me è rigorosamente all’insegna del rosso, perché porta fortuna. Difficile che io non abbia qualcosa di rosso! E poi indosso sempre qualcosa di nuovo. Sulla mia tavola non mancano mai le lenticchie e l’uva, perché portano opulenza, e un rametto di vischio portafortuna. Mi porto sempre qualcosa da buttare a mezzanotte; non dalla finestra ma negli appositi contenitori. Butto via anche ciò che non vorrei tenere in senso metaforico: pensieri negativi, preoccupazioni moleste. Sono molto attenta a seguire anche il rito del giorno dopo: al risveglio del primo gennaio, immancabilmente, mi affaccio alla finestra con circospezione, sperando di veder passare un uomo (se sento rumore di tacchi, non guardo sotto!), perché fin da bambina mi hanno insegnato che se la prima persona che vedi è un uomo, allora avrai fortuna tutto l’anno.

E voi cosa ne pensate?