Fedez inedito a Vanity Fair: l’ipocondria, gli attacchi di panico, le sedute dallo psicologo e l’importanza di avere accanto Chiara Ferragni…

Di Stefania - 22 gennaio 2019 09:01:04

Fedez

Tra pochi giorni uscirà il nuovo album di inediti di Fedez, al secolo Federico Lucia, intitolato Paranoia Airlines e anticipato lo scorso novembre dal brano Prima di ogni cosa, dedicato a Leone. Quale occasione migliore per raccontarsi ed aprirsi come mai ha fatto probabilmente in questi anni sulle pagine di Vanity Fair.

L’artista di Rozzano non ha mai fatto mistero dei suoi più grandi demoni, che combatte tuttora per non rischiare di perdere la parte migliore di se stesso.

Mi dà panico il vuoto, volare. Ho l’ansia di sparire all’improvviso, di non essere all’altezza. Timore d’impazzire per qualsiasi motivo e, da ipocondriaco, di qualsiasi malattia, con tanto di sintomi che vengono fuori davvero. Su tutte: paura di morire. Sintomo degli attacchi di panico, di cui ho sofferto, e che nei momenti “no” si fanno ancora sentire. Invalidanti. Li ho curati da dentro, senza psicofarmaci, imparando piano a controllarmi. A un certo punto la parte oscura di te diventa preponderante, ed è consigliabile andare da un bravo psicologo/psichiatra. Ne ho cambiati diversi. Questo è uno nuovo, vediamo. Spero di imparare a liberarsi un po’ del suo senso di insoddisfazione perenne e a raggiungere la vera ricchezza: godermi quel che ho, senza pensare a quel che no. Tirar giù le barriere che a volte innalzo per non mostrarmi ancora più debole, fragile, ma che soffocano ciò che sono. “Sentirmi la versione migliore di me, badando al mio essere interiore”, per dirla con le parole di Chiara.

E’ proprio lei, sua moglie Chiara Ferragni, la digital influencer da numeri da capogiro, a stargli accanto e ad aiutarlo a superare la sua diffidenza nei confronti di chi lo circonda. L’ha definita una delle due persone di cui si fida, l’altra è sua mamma Tatiana, che lo segue da vicino in tutti i suoi lavori.

Purtroppo per lei vive ogni giorno con me. E, di conseguenza, con i miei conflitti interiori, i dubbi rispetto a ciò che ero, che sono, che sarò. Di Chiara ho bisogno per andare avanti. Lei sa godersi ogni momento e spero che, per osmosi, riesca a insegnarmelo. Si pensa che se vivi in un contesto elitario tutto sia perfetto, nulla di cui lamentarsi. Non è così. Per quel vecchio detto: “I soldi non fanno la felicità”. I lividi fanno quello che sei. I miei vengono da una mancanza di fiducia: mi apro con pochi, non credo nelle persone, mi governa un pregiudizio che alza muri. Manco di empatia, fatico a costruire rapporti solidi. Mi fido solo di Chiara e di mia madre.

La 31enne cremonese, definita una delle donne più influenti al mondo, l’ha reso padre il 19 marzo scorso del piccolo Leone, che gli ha letteralmente stravolto la vita, arricchendola di un amore smisurato. A chi gli chiede quando penseranno di regalargli un fratellino o una sorellina, risponde: “Ne parliamo, sì. Ma non subito, non adesso”.

Anche dal punto di vista lavorativo, Federico ha variato più volte le sue collaborazioni: quella con J-Ax è stata quella più lunga. Da quando, però, i due hanno deciso di separarsi e continuare percorsi differenti, in molti si sono straniti per la riservatezza con cui hanno gestito tutto. Si è parlato di un accordo milionario per far sì che non trapelasse nulla sulla rottura.

Lo stadio pieno arrivava già dopo un mio momento di debolezza. Lontano, a Los Angeles, distratto da qualcosa di sconvolgente come la nascita di un figlio: è capitato anche che persone amiche lo abbiano sfruttato a loro favore. Ma ho colpa anche io per questo: vivo con la guerra in testa e chi mi sta vicino entra in quella guerra e dopo un po’ la deve riprodurre. Spesso lo fa scegliendo di armarsi contro chi quella guerra gliel’ha mossa dentro.

Quest’anno compirà 30 anni e si augura tre cose:

La fine della guerra in testa, più tempo da dedicare alla mia famiglia, per questo ho pensato di abbandonare X Factor, ma ci devo pensare bene, perché mi manca già, e la libertà. Come Vittorio Feltri, che è l’uomo più libero del pianeta. Si permette tutto quel che gli passa per la testa senza badare alle conseguenze. Usa in tutta tranquillità quel suo modo di esprimersi così politicamente scorretto senza venire mai crocefisso. Non che mi ritrovi in quel che sostiene, ma apprezzo il coraggio. Di andare in tv e dare del negro e del frocio a chi vuole.

In questa intervista ha, però, voglia di chiarire anche dei punti su questioni che gli stanno strette: il fatto di essere considerato un miracolato, le cariche potenti dello Stato che mi hanno intimidito e querelato, le fake news che lo riguardano, le indagini sul trapper Sfera Ebbasta per istigazione all’uso di sostanza stupefacenti e il nuovo governo che gli genera scetticismo.

Sono partito da niente e con il mio talento o non talento sono riuscito a fare questo. C’è speranza per tutti, soprattutto se pensi che io non valga nulla. C’è un’interrogazione parlamentare per guerriglia urbana su Expo, la bufala su un mio arresto per spaccio di cocaina, istituzioni che chiedono venga preso in carico da un esorcista. Cercare di minare la libertà di espressione è stupido. Se a farlo sono dei politici, poi, non voglio proprio dargli eco. Su Toninelli & co sono scettico, ma è importante che ci sia un governo al lavoro su temi concreti come il reddito di cittadinanza, dopo l’avanspettacolo a cui abbiamo assistito gli anni precedenti, dai bunga bunga di Berlusconi alle lauree finte di Bossi jr, ai balletti attorno ai guai veri o presunti del padre della Boschi e di Renzi. 

In passato si è scontrato con Matteo Salvini, attuale Ministro dell’Interno, di cui oggi afferma:

Si può essere d’accordo o meno con lui, sul chiudere i porti e sul resto, e io non lo sono, ma rispetto la democrazia e riconosco che non ce la si può prendere con lui perché è stato votato da italiani in coscienza, e sta facendo esattamente ciò che aveva promesso.

E con lo scrittore Roberto Saviano, che lo chiama “Ministro della Malavita”:

E mi viene da ridere. Perché non dimentico Vittorio Arrigoni, uno che era sul campo e non nei salotti, con i segni della tortura e della trincea. Fu ucciso nel 2011, a  Gaza, a pochi mesi da un video messaggio in cui invitava proprio Saviano a camminare con le sue gambe per Tel Aviv, prima di parlare a vanvera della situazione lì. L’aveva contraddetto, sì, e lui, che ama ergersi a coscienza civile del nostro Paese, non ha speso due parole per ricordarlo.

Che ne pensate delle sue dichiarazioni?