‘Amici 18’, Giuliano Peparini: “Vengo da un quartiere difficile di Roma, per danzare mi nascondevo e, comunque, le prendevo ogni giorno”. E a proposito del talent show…

Di Melissa - 13 aprile 2019 19:04:58

Giuliano Peparini

Giuliano Peparini ricopre da diversi anni il ruolo di direttore artistico nella fase del serale di Amici di Maria De Filippi ma non smette mai di stupire. Dopo un breve periodo di pausa dove era stato sostituito dal ballerino e coreografo Luca Tommasini, quest’anno Peparini è tornato a “casa” più carico che mai.

Il direttore artistico, intervistato da Chi, ha confessato la grande passione che lo lega a questo lavoro:

Io sono un lavoro-dipendente. Qui, per esempio, inizio la mattina molto presto, sono uno dei primi ad arrivare agli Studios ed esco… Sono sempre l’ultimo ad andare via, anche alle quattro del mattino. Temo di essere un lavoratore compulsivo. […] È che sono sempre stato al fianco di direttori che avevano un modo di fare, come dire, dittatoriale. Allora pensavo che se mi fossi trovato a dirigere qualcosa, sarei stato più gentile. Credo che con il rispetto e con la cortesia si possa sempre tirare fuori il meglio delle persone. Così cerco sempre di creare ambienti piacevoli per tutti: perché si deve lavorare tanto e si deve dare tanto. Qui ad Amici il ritmo è veramente serrato. Quando vedo arrivare i ragazzi con il sorriso, io sono il più contento.

Giuliano ha ricordato la sua infanzia trascorsa insieme a sua sorella Veronica Peparini, anche lei ad Amici ma nelle vesti di insegnante, vissuta con grande difficoltà a causa dell’ambiente circostante…

Vengo da una famiglia modestissima. Sono cresciuto a Roma, nella zona dei Colli Albani, una specie di Far West, sì, proprio un quartiere difficile. Mio padre e mia madre lavoravano tanto e noi, io e mia sorella Veronica siamo cresciuti nei cortili dei palazzoni. […] Ballare era davvero un tabù, oggi pure, ma allora, se facevi il balletto, eri proprio una femmina, finché ho potuto l’ho tenuto nascosto. […] Mi sono sempre sentito come una formica dentro quel quartiere. E poi io ero il punchbull della situazione. […] Le prendevo. Sempre, sistematicamente. E ne ho prese tante. Lasciare l’Italia è stato il modo di tornare a respirare, anche se non era casa mica tanto semplice neanche negli Usa: avevo sedici anni e in quella scuola, l’American Ballet Theatre, tutti vogliono fare quello che fai tu. È una specie di enorme arena e c’è una competizione fortissima. Io, però, venivo dal Far West, ero già pronto. […] La capacità creativa arriva dritta da lì, cerchi nelle emozioni e nei ricordi. Però non sono arrabbiato, cerco la luce e, l’ho già detto, la gentilezza.

Lavorare nel talent show per Peparini sembra essere non solo una grande occasione lavorativa ma, soprattutto, umana…

Sono molto toccato ed emozionato da loro, sono talenti eccezionali, ma sono anche fragili; in Francia si dice ‘écorchés‘, scorticati, hanno la pelle sottile. Vorrei dire loro che tutto è raggiungibile con l’impegno, che tutto si può fare, per me è questo il messaggio. E poi a me piace lavorare con i giovani e qui ad Amici ho l’opportunità di farlo con mezzi importanti, a cominciare dalla tv, che è un mezzo fantastico per raccontare, il teatro è più elitario, la televisione è un mezzo semplice.

Pensando al futuro Giuliano non ha dubbi: l’Italia rimarrà la sua costante…

Voglio stare in Italia. Poi, certo, lavoro molto fuori e per me è importante farlo, ma diciamo che voglio vivere in Italia, stare vicino alla mia famiglia, ritrovare i momenti che ho perso quando ero adolescente, voglio andare a trovare i miei e prendere un caffè con mia madre.

L’etoile ha ringraziato i genitori per averlo sempre sostenuto nonostante le difficoltà dell’epoca:

I miei genitori sono stati importanti: hanno capito quale era la mia strada. […] Mamma e papà hanno avuto il coraggio di farmi partire a sedici anni, per andare in una scuola negli Stati Uniti, fidandosi delle famiglie che mi ospitavano. E guardi che i miei non erano due che se ne fregavano: so quanto è stato difficile per loro, ma sapevano anche loro che io dovevo partire, andare via da lì. Mi ricordo che un giorno, erano passati pochi mesi da quando avevo iniziato la nuova scuola negli Stati Uniti, chiamai mia madre per dirle che non ce la facevo, che volevo tornare a casa, e lei: ‘No! Hai iniziato e adesso porti a termine il tuo corso!’. Papà mi raccontò poi che, quando chiudemmo il telefono, la mamma scoppiò in lacrime. Ancora oggi lei è la più critica, non mi fa un complimento, se non è sincero; ma se me lo fa, mi riempie il cuore. Ricordo ancora quando mi veniva a vedere all’Opera di Marsiglia, anche Roland Petit mi diceva: ‘Tua mamma si vede dagli occhi, se non le sei piaciuto’. Aveva paura di lei pure lui, mi sa.

E a proposito del Far West Peparini ha confessato di tornarci, di tanto in tanto…

All’inizio ci tornavo colmo di orgoglio.  […] Oggi mi piace passeggiare e basta. E qualche volta vengo fermato dal ragazzetto o dalla signora più agè che mi chiedono: ‘Quando torni in tv a farci sognare?’. Già, lo chiedono a uno che si nascondeva per ballare.

E voi cosa ne pensate?