‘Grande Fratello’, Daria Bignardi ricorda per ‘Vanity Fair’ le emozioni della prima edizione. E svela quale concorrente l’aveva colpita più di tutti

Di Debora - 22 settembre 2019 13:09:22

Grande Fratello - Daria Bignardi

Correva l’anno 2000 quando sugli schermi italiani veniva trasmesso per la prima volta il Grande Fratello. L’enorme successo del reality show ha fatto sì che diventasse uno dei programmi di punta del palinsesto Mediaset.

La prossima edizione verrà trasmessa a partire dal 4 novembre 2019 e per la prima volta i concorrenti trascorreranno all’interno della Casa più spiata d’Italia anche Natale e Capodanno.

Quest’anno si festeggeranno i vent’anni della trasmissione e, per l’occasione, la rivista Vanity Fair ha chiesto a Daria Bignardi, iconica conduttrice della prima stagione, di raccontare la sua esperienza al Grande Fratello.

Daria ha rivelato di non aver seguito nessun’altra edizione del Gf, ma ha deciso di accettare la sfida. Il suo primo ricordo è la sensazione di stordimento che ha provato il giorno seguente al debutto in prima serata del Grande Fratello:

La prima immagine è di me seduta al tavolino di un bar di via Cavour il giovedì mattina, prima di andare in aeroporto – si viaggiava ancora in aereo da Roma a Milano, non c’era il Frecciarossa – mentre mangio una brioche che a Roma si chiama cornetto e sfoglio il Corriere della Sera. Le prime tre pagine parlano della puntata della sera prima. Ci sono le mie foto, con Pietro Taricone, con Rocco Casalino, con Marina La Rosa. Sfoglio e provo un senso di straniamento. Come è potuto succedere? Fino all’anno scorso conducevo un talk show che aveva un suo culto su Italia 1, si chiamava Tempi moderni, la sigla era The Passenger di Iggy Pop e nella prima puntata, era forse il ’98, avevo invitato nove coppie gay. Lo scrivevo io, ci stavo bene dentro, e a parte il problema di dovermi truccare e indossare abiti e scarpe che nella vita non avrei mai messo, mi trovavo abbastanza nella mia pelle. Tempi moderni aveva avuto buoni ascolti e buone critiche, ma era un programma di nicchia, cosa c’entravo io con le prime pagine dei quotidiani? Io che da quando sono nata preferisco osservare e ascoltare che essere ascoltata e osservata? Improvvisamente mi riconoscevano tutti. Tutti parlavano del programma che conducevo e, bene o male, anche di me. Non ci ero preparata e non mi piaceva. Quella di cui parlavano, che imitavano nei programmi di prima serata, non ero io. Paola Cortellesi mi imitava col frustino in mano, Gabriella Germani con l’accento piemontese, io che sono nata a Ferrara da genitori bolognesi. Ma la televisione è come l’occhio di Dio: ti mostra come nemmeno tu sai di essere.

L’attenzione si è poi spostata inevitabilmente sui ragazzi, i veri protagonisti del programma. Daria ha raccontato il primo incontro con loro e ha svelato quale fra i ragazzi l’aveva maggiormente colpita:

La seconda immagine sono i ragazzi. Li avevo voluti incontrare nel residence dove abitavo, quartiere Monti. Erano passati tutti a bere un caffè, uno dopo l’altro: Salvo, Rocco, Sergio, Lorenzo, Roberta, Francesca, Maria Antonietta, Cristina, Pietro, Marina… Uno mi aveva colpito più di tutti. Era estroverso, affettuoso, gentile, famelico di vita. Non era alto, era muscoloso e aveva gli occhi verdi. Si chiamava Pietro Taricone. Nessuno di noi, né io né loro, sapevamo cosa sarebbe successo, se il programma sarebbe piaciuto. Si sapeva solo che in Spagna era andato molto bene e che era un esperimento di un nuovo genere televisivo. Io non ero molto interessata a condurre quel programma su Canale 5, mi piaceva il mio Tempi moderni su Italia 1, e per convincermi erano venuti a trovarmi al mare, in un paese isolato della Gallura, il direttore di Canale 5 Giorgio Gori, la vicedirettrice Ilaria Dallatana, il capo di Endemol Marco Bassetti e il consulente per la comunicazione Fabrizio Rondolino. Loro ci credevano molto.

La Bignardi, però non si fece convincere dalla delegazione Mediaset, ma a farle accettare la conduzione del Grande Fratello fu quanto scritto da Eugenio Scalfari:

Scrisse su Repubblica un editoriale indignato in cui paventava l’arrivo del demonio, ovvero del primo grande reality show. Aveva scritto che i reality avrebbero rappresentato la fine della televisione, o qualcosa del genere. A quei tempi, per me, il richiamo del demonio era irresistibile. Accettai di condurre il Grande Fratello.

Daria ha ricordato anche un dolcissimo aneddoto che ha come protagonista l’autista che l’accompagnava durante la trasmissione:

La terza immagine è quella di Giovanni, l’autista romano che mi accompagnava negli studi di Cinecittà e in aeroporto: la persona che mi è stata più vicina in quei mesi romani. Stavo a Roma il meno possibile, solo due notti, perché a Milano c’era mio figlio di due anni. Dopo la puntata Giovanni mi portava a mangiare la pizza bianca con la mortadella in un posto che sapeva lui e parlavamo di figli, mogli, mariti, politica.

Le ultime parole, infine, le ha dedicate a quei protagonisti che le sono rimasti nel cuore e agli insegnamenti che il Grande Fratello le ha lasciato in tutti questi anni:

L’unico di loro che ho risentito da allora è stato Pietro Taricone. Ci scrivevamo ogni tanto e ci siamo incrociati due o tre volte. Dopo qualche tempo dall’incidente in cui morì per un lancio col paracadute, intervistai per il nostro giornale la sua compagna Kasia Smutniak, un’intervista che mi emozionò per la sua forza e le cose belle che mi raccontò di Pietro, che voleva vivere a modo suo, nella natura, coi cavalli. Ho appena visto al cinema Martin Eden di Pietro Marcello, ambientato a Napoli e in diversi passaggi la figura idealista e inquieta di Martin mi ha fatto pensare a lui. Anche Rocco Casalino, che ho rivisto un paio d’anni fa negli studi di RaiTre, aveva un’inquietudine e un talento, ma non si lasciava conoscere. Quell’anno il Grande Fratello lo vinse la bagnina Cristina Plevani, che si era innamorata di Pietro poco corrisposta: un voto di solidarietà femminile. Il Grande Fratello mi ha insegnato che non si può piacere a tutti perché quando sei molto esposto vieni apprezzato e criticato in egual misura e per gli stessi motivi, che condurre un programma in diretta è come pilotare un aereo e alla fine valgono le ore di volo, che il fascino della realtà è irresistibile, come si vede oggi nelle storie di Instagram.

E voi cosa ne pensate delle sue parole?