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Giorgia Soleri, la risposta a chi le ha chiesto: “Ma sei incinta? Senza offesa ma sembri ingrassata!”
L’attivista ha replicato in modo eloquente ad un commento fuori luogo di un follower
Carola 23/03/2026

Negli ultimi anni Giorgia Soleri, ha fatto parlare di sé non solo per via della sua relazione con Damiano David, leader dei Maneskin, oggi giunta al termine, ma anche per la sua malattia.
Ormai da anni, infatti, l’attivista soffre di endometriosi, patologia cronica invalidante, ancora oggi poco riconosciuta.
Proprio per questo, Giorgia si è spesso battuta utilizzando i suoi canali social affinché tante donne nella sua stessa condizione vengano ascoltate, credute e curate nel modo migliore.
Nelle scorse, l’attivista ha risposto ad un fan che le chiedeva se fosse incinta, spiegando che la pancia pronunciata non è causa di una gravidanza, bensì della battaglia invisibile che sta combattendo ogni giorno:
Non sono incinta. Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi, e nonostante colpisca 1 donna su 9, la si conosce troppo poco e se ne parla ancora meno. Lo dimostra la domanda in sovrimpressione, scelta casualmente tra le centinaia simili che quotidianamente ricevo da anni, online e offline, perché quella pancia gonfia che vedete ripresa e che ai più rimanda a un’immaginario legato alla maternità, per tante di noi si chiama “endobelly”. Letteralmente “pancia da endometriosi”, il gonfiore addominale è solo uno degli innumerevoli sintomi, spesso invalidanti, di questa malattia subdola. Un altro è quello di poter soffrire, secondo le stime nel 40%/50% dei casi di endometriosi, di infertilità o sub-fertilità.
Questo significa che se io fossi alla ricerca di una gravidanza che non arriva, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi. Così come il rapporto con il mio corpo, la cui sfida non è solo quella di imparare a conviverci nonostante il dolore che mi provoca, ma provare ad accettare tutto i cambiamenti a cui la malattia e le conseguenti terapie mi sottopongono su cui io ho un margine di manovra minimo. E farlo con un costante sguardo esterno che mi giudica, ricordarmi che anche da malata, la cosa più sconvenite per una donna è non compiere sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile, socialmente parlando.
Ma io non voglio essere bella. Voglio essere ascoltata, creduta, curata.Voglio essere vista dal sistema sanitario e tutelata dalle istituzioni. Voglio più formazione, azione, sensibilizzazione. Voglio più ricerca, voglio una cura. Voglio che le prossime sorelle di dolore non debbano aspettare una media di 10 anni per avere una diagnosi, sentendosi additare lungo il percorso come matte, ansiose, bugiarde, isteriche. Perché nessuna di loro debba più vivere questo incubo, o giustificarsi davanti a domande come questa.
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