Marco Mengoni su Vanity Fair: “Sono un pò poligamo’

Di Isa - 13 settembre 2011 12:09:18

Da Vanityfair.it:

Marco Mengoni: «Sono un po’ poligamo»

Marco Mengoni

«Ci sono orde di ragazze che mi inseguono», racconta l’ex vincitore di X Factor. E che dire delle mamme che cercano di portargli le figlie in camera? Ma a lui tutto questo importa poco, come importano poco certi party troppo «movimentati». Per non finire come Amy

Si p resenta in maglietta, shorts, scarpe da ginnastica. Al collo porta un rosario nero. «Me lo ha dato mia madre, che è molto credente. Lei lo ricarica, ogni tanto, di energia, di amore, come se fosse una chiavetta usb, e me lo dà. Io lo porto sempre, male nun me fa, no?».Di buona sorte Marco Mengoni da Ronciglione (Viterbo) sembrerebbe non avere bisogno, finora. Uscito vincitore da X Factor nel 2009, pochi mesi dopo era sul palco di Sanremo, arrivando terzo. Poi un tour tutto esaurito per l’Italia, dopo, ancora, la consacrazione in Europa con il premio di Mtv Best European Act. Piace ai mercati francesi e olandesi. Ha ricevuto i complimenti di tutti, da Mina a Celentano, da Jovanotti a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, dalla Vanoni a Elisa. E, ora che sta per uscire il suo primo vero album di inediti, lui che fa? Lo intitola Solo 2.0 come il primo singolo Solo. Che però, quasi a fargli un dispetto, è già il più scaricato su iTunes.

Insomma, piace a tutti.
«In realtà ho quattro amici, veri. I fan sono un’altra cosa, e mi stupisce che alcuni siano davanti al computer alle tre di notte a inviarmi messaggi su Facebook».
Quanti amici ha su Facebook?
«Nessuno, perché non ho un account. Per motivi di promozione ho solo una pagina Fb (che «piace a» circa 270 mila persone, ndr).  Sono abbastanza diffidente e scorbutico: dare amicizia a uno che non conosco e non posso guardare negli occhi, per me, è dura. Il cellulare lo uso di più, ma o non lo sento, o mi si scarica, o lo tengo silenzioso. Mi fanno dei cazziatoni pazzeschi».

La solitudine le piace o no?
«In realtà cerco spesso la solitudine, e la trovo. Mi è servita molto, in passato: sono stato anni chiuso in casa, da adolescente, con vestiti larghissimi e capelli lunghi per mimetizzarmi. Mi ha aiutato a “sentirmi”, a capire chi ero, prima di uscire dall’isolamento. Oggi riesco spesso a essere solo anche in mezzo alla gente, basta che mi concentro su altro, mi estraneo. Succede spesso che qualcuno mi parli, io mi perdo e mi sgridano: “Ao’, ce stamo pure noi”. Mi è persino capitato che non mi trovassero prima dei concerti, anche se ero nei paraggi, e chiamassero carabinieri e polizia».
È per questo che tutto l’album ruota attorno al concetto di solitudine?

«Sì: più andiamo avanti più siamo isolati dietro i nostri computer. Con i social network ci crediamo in mezzo agli altri, ma siamo soli. Per me il bello è trovarsi a contatto. Io credo nella chimica tra le persone, nella pelle, nell’odore, nel sudore…».
Lei ha cantato per la Winehouse al Festival Teatro Canzone dedicato a Gaber, lo scorso luglio.
«Amy per me era un mito, ho pianto quando ho saputo quel che era successo. Lei è proprio l’esempio di artista sola, che muore sola, nonostante i tanti fan. Io non voglio finire così».
C’è il rischio?
«Non direi, ho valori stabili. E nessuna attrazione per lo sballo. In questi due anni ho partecipato a feste dove ho visto capitare di tutto, dove girava di tutto. La mia reazione è sempre stata di repulsione. Avrei preso certe persone e avrei detto loro: “Ma che cazzo stai facendo?”».
Alle feste, o dopo i concerti, quando stava in mezzo alla gente, c’erano anche le groupie?
«Ci sono orde di ragazze che mi seguono. Ho fatto autografi sulle tette, mi hanno fatto succhiotti sul collo, non cose folli. Però farsi trovare fuori dalla camera d’albergo alle quattro di notte, a fa’ le roste…».
Prego?
«Le roste, come diciamo a Ronciglione,le ronde… C’era una mamma che cercava di spingermi in camera la figlia. Mi sono un po’ spaventato. Io me vergogno pure de annà a comprà il latte…».
Ha solo fan ragazzine?
«Macché, molte quarantenni. Però negli ultimi tempi ho notato che se sono in giro, e c’è una coppia, è l’uomo che si accorge di me e lo fa notare alla donna. Mi fa strano questa cosa».
Eppure conosce la voce che gira su di lei: dicono che sia gay.

«Certo, e lasciamola girare. Sto a costruì tutta sta carriera sull’ambiguità, e mò lo devo dì? Nun lo dirò mai. Anzi: prima c’era Fabri Fibra che alimentava la cosa (nella canzone Non ditelo il rapper canta “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia”, ndr), ora bisogna trovare altro. Mi chiedevo: perché non me lo chiedono più? Sarò diventato etero? Ci sto così attento…».

Basta farsi vedere nei locali giusti.

«Eh, ma io non li frequento».

Oppure deve farsi paparazzare con un partner…

«Ma non sono in coppia. Vedo varie persone… Sono un po’ poligamo, diciamo. La mia casa è un porto di mare, c’è chi arriva e chi riparte. Non chiedo più nulla ai miei, però non ho fatto i soldi, non ho svoltato. Ho affittato un 55 metri quadri al primo piano ma quasi sotto terra. E in bagno ho certe mattonelle marroni…».

L’intervista completa sul numero 37 in edicola dal 14 settembre.

” Mi chiedevo: perchè non me lo chiedono più? Sarò diventato etero? ” :ride :chapeaux :chapeaux :chapeaux :chapeaux

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