Francesco ‘Cisco’ Di Roberto: “Sono una Iena col cuore da leone: dopo un mese di coma, ho lottato per riavere una vita!”

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Francesco Di Roberto è meglio conosciuto come Cisco, una delle ‘Iene‘ che anima con i suoi servizi lo storico programma di Italia 1. Ma non tutti sanno che la sua vita non è stata così facile: “La mia vita è cambiata nel marzo 2003. Quando è successo, pensavo di avere il mondo in mano: ero a Le Iene e in più suonavo nei Meganoidi, un gruppo musicale che a quei tempi andava per la maggiore. Avevo un appuntamento, dovevo uscire con quella che poi sarebbe diventata mia moglie, quando una macchina mi ha preso in pieno e mi ha preso in pieno. Mi ha distrutto dalla testa ai piedi. Io non ricordo la data precisa dell’incidente, ma la ricorda mia madre, che ogni anno in quel giorno mi manda un sms per commemorare il fatto che io sia ancora in questo mondo. Io e mia moglie Jennifer ci eravamo appena conosciuti. All’ultimo, mi disse che non poteva uscire, così raggiunsi dei miei amici. Piovigginava, l’asfalto era scivoloso, non avevo le cinture di sicurezza, andavo piano quando ad un certo punto da sinistra mi piombò addosso una Volkswagen 3 volumi. Da quel momento non ricordo più niente; quello che so l’ho letto sui documenti dell’incidente. Dopo l’urto, fui sbalzato fuori dall’auto, spaccando il parabrezza con la schiena e la testa. Volai in aria, sul cofano e sull’asfalto. Quando arrivò l’ambulanza, ero in coma, per terra, in un lago di sangue, a 30 metri dal mio autoveicolo. Avevo testa e gambe rotte in più punti, le gambe tritate all’altezza delle ossa femorali. Ero più morto che vivo. All’ospedale cercarono di stabilizzare i miei valori: circolazione, battito cardiaco, respirazione e mi intubarono ovunque. Il coma durò un mese e quando aprii gli occhi, ricordo di non aver sentito niente, perché ero sotto morfina. Passai a dormire un altro mese, mentre i medici mi riempivano di chiodi tutte le ossa. I miei amici delle Iene passavano a trovarmi e mi dava forza vedere la conduttrice dell’epoca, Alessia Marcuzzi, salutarmi in diretta. In estate mi dimisero, andai a casa dei miei a Genova per fare la fisioterapia. I problemi più seri arrivarono dopo. A casa capii che avevo difficoltà di memoria: non mi ricordavo le cose appena successe, leggere o rimanere concentrato mi provocava stanchezza fisica enorme. La voce sembrava cambiata e da muscoloso ero diventato magro e sottile. Mi diede forza tornare a vedere la mia ragazza, Jennifer, che da Milano prese l’abitudine di venire a trovarmi a Genova. Per uscire con lei, trovai la forza di rimettermi in piedi. E, appena ci riuscii, le chiesi di sposarmi. Senza nemmeno fidanzarci. Le dissi: ‘Se non dura, possiamo sempre dire di esser stati marito e moglie, che è una cosa bella. Se invece dura, significa che abbiamo fatto la cosa giusta’. La portai in un locale dove servivano solo champagne, mi misi in ginocchio, tirai fuori l’anello e gridai: ‘Avete mai visto chiedere la mano a una donna così bella?’. Scese il silenzio. Avevo preparato un cartoncino con sopra scritto: ‘Mi vuoi sposare?’ e una penna. Lei scrisse: ‘Sì, lo voglio’. Nel febbraio 2004 diventammo marito e moglie e la mia vita ricominciò a procedere per il verso giusto. Durante la luna di miele, mia moglie rimase incinta. Nove mesi dopo nacque il primogenito Thiago a Buenos Aires: mia moglie è metà argentina e volle passare i mesi finali della gravidanza a casa dei suoi genitori. E’ una parente lontana di Miuccia Prada, ha studiato moda presso l’Istituto Marangoni di Milano e poi fu assunta da Gianni Versace. Poi la vita mi giocò un altro brutto scherzo. Mia moglie rimase incinta una seconda volta, ma i medici non si accorsero che aveva il sangue più denso rispetto alla norma; il bambino soffriva e al quinto mese, se ne andò. Per noi fu devastante. Jennifer diede le dimissioni da Versace e andammo a vivere a Buenos Aires. Anche lì provai a ripartire: in Italia, prima di entrare a far parte de Le Iene, avevo lasciato la facoltà di Architettura a metà strada. Per sfidare me stesso, ho deciso di rimettermi sui libri e laurearmi. Ce l’ho fatta, ma è stata dura. A volte, mi sembrava che la testa stesse per esplodermi. Però ho dato tutti gli esami e ho discusso la tesi, incentrata sull’architetto italo-argentino Francesco Salomone. La mia tesi è diventata un libro e presto diventerà un film. In Argentina, dopo la laurea, ho cominciato a lavorare per uno studio di architettura. Mia moglie è rimasta incinta di nuovo e ha dato alla luce Dante. Con le sue forze ha creato un marchio di moda, Moroshiki, che è ancora sul mercato. Io sono anche tornato a suonare e sono stato contattato da Mtv Sudamerica. A quel punto, mi sono sentito di tornare. Lo scorso settembre mi sentivo forte, ritrovato. Ho detto a mia moglie: ‘Ci riprovo, tu bada ai bambini’. Arrivato a Milano, ho chiesto di mettermi alla prova e hanno creduto in me. E’ stato come se non me ne fossi mai andato. Certo, c’è un problema: tutti i soldi che guadagno li spendo per andare a trovare una volta al mese la mia famiglia in Argentina, ma va bene così. La mia seconda vita è appena ricominciata e ho voglia di viverla fino in fondo“.

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