Emma Marrone senza filtri a ‘Vanity Fair’: “Quando ho saputo che mi sarei dovuta rioperare ho passato le prime 48 ore a piangere. Ma avevo detto che sarei tornata in fretta, e così è stato!”

Di Melissa - 23 ottobre 2019 09:10:02

Emma Marrone

E’ un periodo complicato quello che sta vivendo Emma Marrone, una delle cantanti italiane più apprezzate, che a pochi giorni dall’uscita del suo nuovo singolo Io sono bella, scritto per lei da Vasco Rossi, ha annunciato uno stop obbligato legato ad un’imminente operazione dovuta a degli urgenti problemi di salute (ve ne abbiamo parlato QUI).

Oggi le cose per la tenace cantante salentina sembrano essere in ripresa ed Emma ha voluto rompere il silenzio e raccontare il buio di questo periodo con un’intervista rilasciata a Vanity Fair (QUI il video con le sue parole). La Marrone ha aperto il suo cuore al pubblico che l’ha sempre seguita con affetto raccontando emozioni e paure di questo travagliato momento:

Ammalarsi è sempre ingiusto, ma non ho mai pensato: “Perché capita di nuovo a me?“. Mi sono detta: “E’ successo, mi curo, torno” e così è stato. Sono uscita allo scoperto sui social perché avevo preso un impegno lavorativo e promesso di esibirmi a Malta. Siccome ho rispetto dei soldi degli altri, perché mi ricordo cosa significa mettere da parte per andare ad un concerto, e lì c’era gente che li aveva spesi, ho parlato. Altrimenti, le dico la verità, sarei stata in silenzio.

Il ritorno della malattia però, nonostante tutto, non le ha impedito di continuare a ricercare la bellezza e la felicità in ciò che la circonda:

Fortunatamente non do niente per scontato e non mi sono mai abituata alla bellezza. Per inseguirla, se mi prende il matto, sono capace di correre al Gianicolo al tramonto e con una birra in mano, seduta su un muretto, iniziare a piangere davanti allo splendore. La gente magari pensa: “Questa è scema“, ma io non mi vergogno di commuovermi. Se mi conosci bene se davvero provi a leggermi dentro, trovi la mia vita mentre trascino un carrello al supermercato, dispenso consigli culinari al baco del pesce o con i miei amici, gli stessi di sempre, nel bar del paese in cui sono nata, parlo di amori, di campagne abbandonate, palazzotti diroccati e strade comunali piene di voragini e buche da coprire.

La paura è stato forse il sentimento con il quale Emma ha più dovuto fare i conti nell’ultimo periodo…

Non mi è mancato il coraggio, ma neanche la capacità di reagire. Perché fondamentalmente questa sono: una cacasotto che conosce la reazione. Con un certo grado di retorica, mi hanno sempre descritta come una che non ha paura di niente, ma non è vero. Anzi, è falso. […] Non è la paura a provocarmi l’infelicità. Non lo è mai stata. La paura mi ha sempre aiutato a non fare ca**ate. A definire i confini. Non ho mai creduto a quelli che dicono: “Non ho paura di niente”. Beati loro. Io sono diversa. So affrontare il malessere fisico e tutto ciò che è legato a una malattia, ma delle malattie o della morte, come tanti, ho paura anche io. […] Ho paura di fallire, di non riuscire a realizzare i miei sogni, di restare sola, di non essere amata, capita, apprezzata, per esempio, per quest’ultimo disco. Vorrei che fosse quello della rinascita artistica e non è l’album da incensare soltanto perché sono stata male.

La cantante, nota da sempre per il suo carattere forte e reattivo, ha raccontato di non credere al destino ma al contrario di sentirsi l’unica in grado di poter cambiare la propria vita:

Non ho mai creduto al destino né alla sfiga. Il metro della tua vita sei tu: è il tuo modo di scuoterti, di ovviare ai problemi, di affrontarli per quello che comportano che dà la cifra di quel che sei davvero. C’è gente a cui è andata sempre bene e gente a cui è andata sempre male, ma non è questo a determinare la tua felicità. A fare davvero la differenza non è mai quel che possiedi, e anche tra le persone a cui è andata sempre bene, mi dia retta, non è che ne veda tante poi veramente felici. Ti verrebbe da dire: “Madonna, non ti manca niente! Perché allora sei tanto frustrato, arrabbiato, depresso e triste?“.

Emma ha ricordato l’infanzia e di come non ha mai visto la tristezza o i problemi come qualcosa da evitare o da nascondere…

Non sono una che deve essere felice a tutti i costi: adesso, come da bambina. Non sono mai stata una che deve sforzarsi di far vedere che va sempre tutto bene o che sorride a bocca larga: non devo per forza esprimere una felicità che non esiste. Sono sempre sincera: se non sono serena o allegra, lo posso tranquillamente dire. […] Adesso sono serena, azzarderei addirittura a dire “felicina”.

La Marrone ha allora svelato la reazione alla brutta notizia del ritorno di un male che già in passato l’aveva colpita:

Con gli occhi umidi. Ho pianto per due giorni perché ho imparato che tirare fuori tutto subito è meglio di covare il dolore, ma ero nera. Sentivo che la vita mi stava togliendo una possibilità. Ai medici continuavo a dire: “Fatemi cantare al concerto. Vasco Rossi ha scritto un pezzo per me. Non posso andare a Malta e operarmi dopo?“. […] Non era il caso “di aspettare ancora o peggio di rischiare“. Ho dovuto accettarlo e ho capito una cosa fondamentale. Accettare non significa farsi andare bene ogni cosa o aspettare passivamente quello che mi accadrà, ma costruire la propria serenità. Ho avuto un problema di salute, ma non l’ho combattuto né respinto. L’ho fatto mio, l’ho digerito, me lo sono fatto scivolare addosso. […] Con il tempo ho cercato di imparare a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Non sono arrabbiata e non sto combattendo. Adesso è girata così, ma domani non è affatto detto che non giri diversamente.

La 35enne ha deciso di reagire con la consapevolezza e non con la rabbia pensando anche a quanti sono meno fortunati di lei e alla sua mamma che si ammalò dello stesso male quando aveva la sua età:

Per accettare una cosa del genere è necessaria molta più consapevolezza di quanto non ne serva per combattere. Accettare di stare di nuovo male mi ha aiutata ad arrivare all’intervento con serenità. Sono entrata in sala operatoria col sorriso e ne sono uscita allo stesso modo. L’operazione non mi ha incattivito: non sono arrabbiata con la vita, al limite, alla vita sono grata. […] Avevo 25 anni. La stessa età in cui mia madre, una rocca, il mio mito, una donna che non alza mai la voce, ma stringe i denti e sibila, l’unica persona che riesca a smuovermi delle cose dentro e a mettermi paura, venne colpita da un linfoma. Chi era mia madre all’epoca? Una ragazza senza capelli che vomitava per le cure, viveva in Toscana e con mezza lira in tasca si appoggiava illecitamente alla casa dello studente o dagli amici per dormire gratis. Io sono stata fortunata. Anche nella disgrazia ho sempre avuto una botta d culo. […] Faccio un lavoro che mi dà la possibilità economica di poter scegliere la maniera migliore per curarmi, i medici giusti e invee di essere allegra, piango. […] Persone che si fanno il mazzo in fabbrica e lavorano il triplo di me meriterebbero di essere curate nello stesso modo e invece – non ci prendiamo in giro – la medicina non è uguale per tutti. Come vivono gli altri lo vedo tutti i giorni. Vado spesso al Bambin Gesù a trovare i bambini e mi sono passate accanto tante storiacce: genitori che non possono permettersi un b&b e per stare vicino ai figli dormono in macchina. Ecco cosa mi ha fatto davvero male nei giorni di cure, di tagli, di ospedali e di disordine emotivo: non tanto superare quello che mi è successo, ma pensare a chi è chiamato a sacrificare tutto senza avere niente. Non voglio sembrare paracula, ma è la verità.

La cantante ha parlato del senso di responsabilità ma anche della soddisfazione nell’essere arrivata dove voleva solo grazie alle sue forze:

Mi sento come una che deve guadagnarsi ogni giorno a prescindere da quello che mi è successo, però no, non sento di avere la vita ipotecata. sarebbe pesante. Mi deprimerei e come dicono i medici, la guarigione passa anche dalla testa. Ne sono convinta: mi dia della superficiale e mi etichetti pure come vuole. Non sarebbe il primo, no? […] Nessuno mi ha regalato niente e rispetto ad altri miei colleghi ho dovuto faticare il doppio per essere capita, amata, rispettata ed accettata, almeno artisticamente.

Il momento particolarmente doloroso appena vissuto le ha permesso anche di imparare il valore del silenzio…

Sono circondata da un amore infinito che in questo frangente particolare mi ha stupito. Nessuno di quelli che mi vuole bene o delle persone che vengono ai miei concerti facendo molti sacrifici mi ha chiesto cosa avessi esattamente. Ma semplicemente: “Come stai?“. E’ stato come se il mio pubblico fosse cresciuto con me, fosse diventato maturo al mio stesso ritmo e fosse finalmente diventato il mio specchio. Nessuna curiosità morbosa, nessuna domanda indiscreta: solo la gioia di vedermi di nuovo in piedi. D’altra parte ogni tanto incontro lo sguardo pietoso degli altri e mi inca**o, non ho bisogno di nessun pietismo, Ma di rispetto. L’altra sera ero in un ristorante e una ragazza mi ha regalato un sorriso bellissimo. Stava dicendo: “Che meraviglia vederti tornare a sorridere con i tuoi amici“. A volte nel silenzio c’è tutto.

E, dall’altra parte, la malignità dei social

Gente che non sentivo da un anno che mi ha mandato messaggi rimasti senza risposta. Sui social, dove impera la tuttologia, mi hanno scritto di tutto: da “Ti sei ammalata perché mangi troppa carne” a “Ti sei ammalata perché hai molte vite irrisolte“. Mi sono manifestata con la mia voce anche per questo: volevo comunicare le ragioni di un’assenza in modo delicato e senza allarmismi, non volevo creare casino né dar luogo a un melodramma. Poi il casino è scoppiato lo stesso.

Emma ha anche ricordato da dove tutto è iniziato, la vittoria ad Amici di Maria De Filippi di quasi dieci anni fa, che le è costato il pregiudizio verso chi, come lei, è uscito da un talent show:

Senza Maria De Filippi e Amici la mia vita non sarebbe stata la stessa e non sarei la donna che sono oggi, ma se sento parlare ancora di pregiudizio mi cadono le braccia. Non è solo anacronistico, è ridicolo. Fanno tutti gli snob, però poi gli dai una poltrona, un ricco cachet ed ecco che lo snobismo si attenua, si diluisce e finisce nella dichiarazione dei redditi. Ci vorrebbe un po’ di dignità. Un po’ di coerenza. […] Ho dieci anni di carriera. Ho cantato con De Gregori, Battiato, Renato Zero, Ramazzotti, Bertè, Daniele, Mennoia, Jared Leto. Ma qual è il problema? Cosa devo dimostrare ancora?

La Marrone ha sottolineato quanto spesso la forza delle donne viene scambiata per presunzione…

Credo di aver sempre dato l’impressione di essere una persona indipendente e autonoma che non chiede favori, aiuti e facilitazioni a nessuno. Un po’ perché sono già stata facilitata nella via e un po’ per indole. Non ho mai fatto parte di lobby – esistono, eccome se esistono – oppure sto antipatica a pelle, potrebbe anche essere. Una cosa però la so: magari ci metto tre anni in più ad arrivare, ma arrivo a modo mio e non scendo a compromessi. Questo da fastidio. Non potermi controllare disturba. E’ un atteggiamento che viene scambiato per arroganza, ma che con l’arroganza non ha nulla a che fare. […] Non mi sento arrivata e chiedo consiglio anche sulla maglietta che devo indossare. Poi qualche sciocchezza l’ho anche fatta, ma no credo di aver mai dato ai miei collaboratori l’immagine di una uscita di senno. Speriamo di averli fatti ridere ogni tanto, in questi anni. Di essere stata imperfetta, per me la perfezione è sinonimo di tristezza.

E ha svelato qual è il suo più grande difetto…

Il difetto più grande e al tempo stesso il più pericoloso che ho è semplice da dire. Io ti do il cuore. Mi faccio ferire, ti perdono, lascio passare gli sgarbi e anche l’ingratitudine però poi, dal nulla, senza che io sia davvero padrona della decisione, una mattina mi sveglio e ti cancello per sempre. Non riesco a tornare indietro. Ti do mille occasioni per annientarmi, distruggermi e uccidermi fino a che, a un tratto, non dico basta. Mi è successo nel lavoro, nelle amicizie, nell’amore. Quando per me non esisti più, non esisti più veramente. […] Preferisco rischiare e continuare ad essere me stessa. E’ una promessa che mi sono fatta tanto tempo fa: “Il successo non deve cambiarti”. Non mi ha cambiata. Nel bene e nel male. Ogni tanto un amico mi dice: “Non sapevo che fossi anche un po’ stronza”. E io di rimando: “Non mi sembra di avertelo mai nascosto” (Sorride, ndr). […] Ho imparato a conoscere i miei limiti, li abbiamo tutti, negarlo sarebbe stupido. Ammetterli è soltanto un atto di coscienza. Un premio. Una carezza a sé stessi.

Sull’atteggiamento altrui che più la ferisce, Emma ha confessato che è la falsità:

La malafede. Se mi dici una stron**ta, io a star zitta non riesco. Te lo faccio notare. Però in realtà sono quella che vedi dal primo minuto. Non ho maschere. Se mi conosci, con il tempo ti regalo le mie fragilità, il mio essere impacciata, il mio equilibrio incerto.

L’ex allieva di Amici ha parlato anche dell’infanzia trascorsa in Salento e di quel sentimento, nato con lei, di sapere di voler fuggire via:

Sono figlia di mia madre, ma anche di mio padre che essendo impiegato di un Pronto Soccorso era abituato a parametrare ogni aspetto della mia vita.[…] Non l’ho mai biasimato per questo e però, pur amandolo, al tempo stesso ho amato anche mia madre che è l’esatto opposto ed era per il “vivi e lascia vivere“: “Non possiamo tenerla sotto una campana di vetro” diceva. Il mio equilibrio, anche se incerto, l’ho trovato nella diversità dell’esempio. […] Credo di aver avuto sempre la sensazione interiore di voler lasciare il Salento che pure è casa mia, il posto in cui torno sempre non appena posso. Mi sono sempre sentita altrove, pur non avendo altri metri di giudizio. Ci stavo stretta, anche quando ero solo una bambina. Il resto l’ha fatto la musica. Era l’unica cosa che sapessi fare e nel confronto con le altre band, pass dopo passo, ho trovato il mio biglietto per andare via. Il mezzo per cambiare vita. […] Tutti dicevano: “Emma è pazza“. E avevano ragione, è ovvio. Perché se non hai mai visto niente che non sia la dimensione del tuo microscopico paese, l’idea di andare in una grande città spandeva attorno un’aria di follia. L’ho fatto, sono andata via e poi sono tornata. […] Andai a fare un programma tv a Roma e anche se la trasmissione non andò granché fu utilissima per capire che avevo ragione. Tornai a casa, ma senza alcun tipo di tristezza. Iniziai a sbattermi, feci miliardi di lavori – la commessa, la magazziniera, l’assistente agli anziani – e solo dopo, quando fu veramente il momento di spiccare il volo, ero pronta. Finalmente pronta.

Il Salento e quel piccolo paese che però, ancora oggi dopo tanti anni, rappresenta il porto sicuro dal quale tornare:

Il pettegolezzo inutile con gli amici fatto al solo scopo di riderne, le putt***te di sempre, una dimensione ideale, pulita, libera dalle convenzioni o dai nomi celebri, che non prevede altro che il piacere di stare insieme come quando eravamo bambini. Mi fa bene il Salento, non è un caso se ci ho comprato casa. Ho bisogno di normalità, sono una persona normale.

Sul rapporto con i fan Emma ha raccontato gioie e dolori:

Per una foto (mi concedo) sempre. E ringrazio anche dio che ci sia qualcuno che me la chiede anche se ho i capelli per aria, la faccia stravolta e indosso una tuta. Divento una bestia però, se senza chiedermi il permesso, mi filmi mentre magari sto mangiando. […] Non sono una scimmia allo zoo.

Sull’amore, invece, la cantante ha raccontato di essere ancora single:

Mi manca sì, mi manca essere amata. Assolutamente sì. Mi rendo conto di amare profondamente una persona quando non cerco il controllo. […] (L’amore è) qualcuno che ti chiede se hai fame, se hai mangiato, se può preparati qualcosa di buono. […] Amore è quando tu rischi di mandare a pu**ane la tua vita perché il tuo fine è amare. Continuerò a vederla sempre così e probabilmente ci rimetterò sempre. Se metti dei paletti non ami. Se metti dei paletti stai valutando e l’amore è quando non valuti niente: è stare con quella persona, farci l’amore, restare sul divano a vedere un film di cui non ti frega niente per il solo fatto di starci con lui. Probabilmente resterò sola per tutta la vita, ma non voglio cambiare la mia visione dell’amore. Vivo in un mondo in cui c’è tanta apparenza e in cui sotto il tappeto delle relazioni virtualmente felici si nasconde l’inferno. A quel tipo di relazioni preferisco la solitudine.

E sulla sua ultima storia d’amore ha confessato che…

Una cosa vissuta in pieno, senza mettermi al sicuro né pensare a quello che sarebbe stato, Sapevamo che poteva distruggermi, ma io so amare soltanto così. Senza difese. Non conosco vie di mezzo: o ami o non ami. Quando sento dire: “Adesso mi impegno per far andare bene la relazione” mi sento male. Mi viene da pensare ad un compito in classe. Non mi sta bene. Non voglio essere un impegno, ma la persona che ami. Se non puoi, se non sei in grado, se non ci credi: fatti da parte.

E voi che cosa ne pensate delle parole di Emma?