Sheila Capodanno sul suo blog: ‘Non è tutto oro quel che luccica: la mia verità sul Grande Fratello..’

Chia 8 Novembre, 2012

Sheila Capodanno

Del suo blog abbiamo già parlato diverse volte, l’ultima delle quali in occasione del casuale incontro -avvenuto a Londra- tra lei e l’ex corteggiatore Antonio Passarelli (QUI il post).

Oggi è la stessa Sheila Capodanno a segnalarci il suo ultimo interessantissimo articolo, destinato a far discutere. L’inquilina del Grande Fratello 11 racconta senza peli sulla lingua gioie e -soprattutto- dolori dell’improvvisa popolarità acquisita con la partecipazione al reality, e di come le speranze di chi scelga di parteciparvi vengano presto ad infrangersi..

Non è tutto oro quel che luccica: la mia verità su “Il Grande Fratello”

Stasera ho trascorso una splendida serata in compagnia di Margherita e Andrea. Insieme abbiamo vissuto l’esperienza più assurda della nostra vita, due anni fa: il “Grande Fratello”. Stasera, in memoria dei vecchi tempi, abbiamo ricordato i momenti più belli e le delusioni affrontate. Quei giorni trascorsi sotto le luci dei riflettori ci hanno cambiato per sempre, nel bene e nel male. Lì dentro siamo entrati carichi di speranze, aspettative e sogni. Purtroppo, per la maggior parte di noi, quello che credevamo non si è mai avverato. E, alla fine, quell’occasione che avrebbe dovuto cambiare la nostra vita in meglio: o non ce l’ha cambiata affatto oppure l’ha trasformata in peggio. Il “Grande Fratello” è diventato la nostra “Grande Chimera”.

Ma la delusione nasce per ragioni che vanno ben oltre il programma televisivo. Sono le aspettative ad essere sbagliate. Se per te il GF rappresenta una svolta o una rivalsa nei confronti di chi ha sempre pensato che non ce l’avresti fatta, per il GF sei solo un mezzo per far credere alla gente che certi sogni possono diventare realtà. In fondo è questo lo scopo della televisione (e della pubblicità): vendere sogni senza fare alcuna discriminazione. L’idea di base è che chiunque può farcela e può diventare ricco e famoso, anche senza saper fare nulla. Sono i sogni che ti hanno venduto, il vero fumo negli occhi. E la confusione che si è creata, a causa della continua esposizione mediatica, tra l’essere e l’apparire. “Appaio dunque sono”è diventato l’equivalente dell’antica locuzione cartesiana: “Cogito ergo sum”.

Credo sia arrivato il tempo di raccontarvi della mia esperienza personale, del mio “Grande Fratello”. Non ho partecipato a questo programma allo scopo di diventare popolare, anzi. Nonostante ami stare al centro dell’attenzione e non ho una grande considerazione del concetto di privacy (e questo l’ho dimostrato ampiamente tenendo un blog aggiornato sulla mia vita privata), ho sempre provato una sorta di repulsione per l’auto-protagonismo celebrato dalle copertine dei giornali di serie “B” o la costante esposizione mediatica di personaggi senza nè arte, nè parte. E, mi permetto di dirlo, proprio perché lavoro in questo settore da tempo e credo di aver maturato abbastanza esperienza da avere un opinione in materia. Quello che più mi infastidisce è che gran parte delle notizie che vengono pubblicate su questi settimanali sono inventate a tavolino dagli stessi protagonisti, mentre invece i veri scoop non vedono mai la luce del sole. E questo perché? Perché la verità è sempre troppo scomoda per essere raccontata.

Ed è questo uno degli argomenti di cui parlavamo stasera a cena io, Andre e Marghe. Non solo di come è cambiata la nostra vita dopo il GF ma di come è stato difficile venirne a capo e ritrovare noi stessi (impossibile uscirne senza subire “traumi” a livello psicologico) una volta tornati alla realtà. Come se ormai la nostra vita fosse stata divisa in due periodi:”pre” e “post” GF. Un pò come se facessimo un conteggio A.C. e D.C.

Nessuno di noi è tornato come prima. Molti degli ex gieffini sono rimasti attaccati a quel sogno di fama e di gloria; per poi essere sbattuti di nuovo nel mondo reale: “Non ci servi più.” “Lo show per te è finito.” “Avanti il prossimo.” Altri rimangono troppo tempo sotto le luci dei riflettori e si bruciano perché non sanno come proteggersi da quella luce abbagliante che si chiama: popolarità. Perdono il contatto con la realtà, con le persone care, con il denaro. Non sono più se stessi ma l’immagine che gli altri hanno fatto di loro. Diventano personaggi da copertine, smettono di sentirsi persone; si trasformano in pupazzi adattati ai salotti televisivi, malleabili come creta da autori e giornalisti senza scrupoli. Per fortuna (o per sfortuna) alla fine, che sia un bel sogno o un incubo, tutto finisce; eppure il risveglio può essere ancora più traumatico del sogno stesso. Perché il giorno in cui non fai più parte del circo(lo) mediatico, non hai più un posto dove andare, non sei più nessuno. Sei costretto di nuovo a guardarti allo specchio senza nessuno che ti idolatra.

La tv segue delle leggi precise ed una di queste è “The show must go on”. Lo spettacolo deve andare avanti, con se o senza di te. Perché nessuno è indispensabile e tutti sono sostituibili. E qui segue il corollario di sopravvivenza: “Cane mangia cane”. Charles Darwin avrebbe potuto continuare a condurre i suoi studi sulla selezione naturale della specie dietro le quinte degli studi televisivi Mediaset, dove si assiste ad un fenomeno quotidiano: il cannibalismo. Lì è come il fight club: non ci sono regole. Ci si mangia a vicenda e si cerca di sopravvivere accettando compromessi che sfidano il senso comune della morale. Bisogna avere molto più che “pelo sullo stomaco”. E per chi è il prodotto “innocente” di un programma che è una vera “macchina crea sogni”, è impossibile non rimanere fagocitati dallo stesso sistema che ti ha creato. Quello che succede “Post GF” ha persino un nome. La chiamano depressione post reality. E solo chi ci è passato sa di cosa sto parlando.

Il “GF” non è stato qualcosa che ho cercato ma mi è capitato. Ho iniziato a volerlo davvero solo una volta superati i primi provini. Vi ho partecipato perché volevo avvicinarmi ad un settore che mi ha sempre affascinato e magari avere l’opportunità di iniziare a lavorare dietro le quinte della tv (in linea con i miei studi universitari). E, per realizzare il mio desiderio, ho esposto la mia vita privata agli occhi di tutti. Una volta “entrata” è iniziato un percorso che mi ha portato a scoprire ogni mio difetto, ogni mia mancanza. Il GF diventa come uno specchio che mostra solo il tuo lato più umano e debole, e poi lo espone come carne viva a branchi di avvoltoi affamati. Ed è tra le quattro mura di quella casa che ho scoperto quanto io avessi il bisogno di piacere alla gente per piacere a me stessa. E, come al solito, ho dato l’anima e il cuore a tutti coloro che hanno condiviso con me quei giorni di gioia, sofferenza, spensieratezza e dolore unico. Mi sono privata di quello a cui tengo di più: la mia libertà (oltre ai miei vestiti che mi sono stati confiscati per un mese, in quanto gli autori avevano fatto esplodere la mia valigia per farmi uno “scherzo”).

Rimanere reclusa in uno spazio limitato con persone sconosciute, senza avere l’opportunità di dormire quando volevo o di mangiare quello che desideravo (data la scarsità di cibo), di poter sentire la mia famiglia o di poter parlare di quello che preferivo; questi sono enormi limiti alla libertà umana. Limiti che noi concorrenti abbiamo accettato di nostra spontanea volontà, al fine di realizzare i nostri sogni. Resistiamo lì dentro solo in funzione di questo. Ci nominiamo a vicenda e siamo disposti a distruggere i sogni dei nostri compagni più cari pur di realizzare i nostri.

“Fuori” il pubblico definisce questo programma un gioco, ma questa è solo una maschera. Per gli autori è uno show, volto alla spettacolarizzazione e alla crescita degli ascolti. Per l’azienda è business che genera denaro ed è finalizzato all’aumento dei profitti pubblicitari. Per i concorrenti è vita vera, è la loro nuova casa, la loro unica famiglia. Il mondo esterno si affievolisce a poco a poco col passare dei giorni ed i legami che si creano all’interno diventano più forti di quelli che avevi in precedenza. Quando ero rinchiusa da più di un mese, ricordo che non riuscivo neanche più a sognare del mondo esterno e mi risultava difficile persino immaginarmi fuori da quella casa. Ero tra le mura di Cinecittà, a mezz’ora di auto dal mio appartamento, ma mi avrebbero potuto dire che ero sulla Luna e ci avrei creduto, perché per me quel posto non solo era senza spazio o tempo ma mi allontanava ogni giorno di più dal ricordo che avevo del mondo reale.

Ma a gli occhi di tutti quello era solo un gioco. Un gioco al massacro dove è difficile distinguere le vittime dai carnefici. Dove alla fine la spunta solo il vincitore. Lui otterrà la popolarità e il montepremi; dal secondo classificato in poi tutti annasperanno nel tentativo di rimanere sulla cresta dell’onda, finché l’anno successivo non verranno sostituiti dai nuovi concorrenti.

Anche io, come tutti, ho fatto del mio meglio per far sì che le luci dei riflettori non si spegnessero del tutto. Ho evitato il gossip, perché ho scelto di rimanere dietro le quinte a scrivere i miei articoli, piuttosto che inventarmi finti flirt per ottenere un quarto di copertina. E ho evitato di partecipare a ospitate in discoteche, per due ragioni. La prima è piuttosto semplice: presenziare a questo genere di serate piene zeppe di gente ubriaca, costretta a far finta di divertirmi e a scattare foto con sconosciuti o firmare autografi (ma perchè poi!? Non sono un’attrice o una celebrità…insomma non ho fatto nulla degno di un autografo che non sia la mia firma su uno dei miei articoli); non fa per me.

La seconda è più complicata da spiegare, ma è una delle ragioni per cui i concorrenti soffrono maggiormente una volta usciti dal programma. Prima di entrare nella “Casa”, i futuri concorrenti firmano un contratto di esclusiva con Endemol che dura per circa un anno. Il compenso che la società corrisponde (per essere precisi, corrisponderà dopo diversi mesi) è una cifra irrisoria in confronto alle clausole che vengono imposte, tanto che gli avvocati definiscono questo genere di contratti: “capestri”. In parole povere, non c’è parità tra le parti nel “dare a ricevere”, perciò se lo firmi o sei pazzo o disperato o entrambe le cose. Ma quelle sono le condizioni per realizzare i tuoi sogni, perciò firmi il patto col diavolo e speri di riavere indietro la tua anima, una volta scaduto. Da quel momento in poi sei proprietà Endemol, il che significa che non puoi in alcun modo sfruttare la tua immagine a scopo di lucro o pubblicitario (ma loro sono liberi di farlo quando vogliono), pena il pagamento di penali con cifre da capogiro. Questo significa che non puoi partecipare a trasmissioni di emittenti concorrenti, né presenziare a ospitate nei locali, né rilasciare interviste senza il loro consenso; altrimenti ti tocca accendere un cero alla Madonna o darti fuoco, a meno che tu non abbia intenzione di tentare una rapina in banca, vincere alla lotteria o darla/o al parlamentare di turno. Ma come vi dicevo, tutto questo non ha importanza quando sei ancora il Signor/a Nessuno/a perché hai solo uno scopo davanti: diventare “Taldeitali del Grande Fratello numero X”. Una volta fuori però, quel contratto diventa il vero ostacolo al tuo futuro e l’unico modo che hai di espiarlo è ricomprare indietro la tua anima. Come oggetti all’asta, la tua immagine ha un cartellino di partenza, con tanto di prezzo e di gioco al rialzo tra le agenzie ( e le cifre non sono a portata di tutte le tasche). Perciò preghi che qualcuno ti compri così puoi iniziare a lavorare e a guadagnare quei soldi facili che ti sono stati promessi.

Purtroppo questi sono tempi di crisi, anche nel settore dello spettacolo, e di agenti disposti a sborsare tra i 5.000 e i 10.000 euro non ce ne sono, per comprare il cartellino dei primi eliminati (che intanto vivono l’angoscia di essere dimenticati dagli spettatori). Le agenzie preferiscono investire nelle “galline dalle uova d’oro”, ovvero i finalisti; perciò risparmiano in attesa della fine del programma e se non riescono ad accaparrarsi i migliori, ripescano gli “scarti”. Così passano i mesi e tu rimani a casa, in attesa del ripescaggio. Ed è per questo che non ho guadagnato quello che mi aspettavo, perché non ho trovato un agente che mi “comprasse”all’ingrosso come pesce al mercato, per poi rivendermi al dettaglio ai gestori delle discoteche. Perciò sono rimasta a casa, persino a Capodanno, quando anche i gieffini di cui nessuno ricorda l’edizione (figuriamoci il cognome) guadagnavano il loro “gettone presenza” nei club di provincia.

Sono stata ospite del circuito “Mattino-Pomeriggio e Domenica 5” per alcuni mesi e questa è stata l’unica attività remunerativa oltre a quella giornalistica. Non si parla di cifre da capogiro, però se penso che è possibile mettere in tasca 500 euro lorde (circa 350 euro nette) sottoponendosi ad viaggio in treno di 6 ore, più due ore di trucco e parrucco e 15 minuti di diretta televisiva, mi rendo conto che questi sono soldi facili rispetto alla gente che lavora sul serio. Quelli per me erano soldi benedetti anche se non sono stata in grado di rimanere illesa, a livello umano e psicologico, dagli scontri del dietro e davanti le quinte dei salotti (o circhi) televisivi. Ci ho rimesso la salute mentale, la reputazione ed una relazione durata sette anni (che con molte probabilità sarebbe finita lo stesso, ma quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso). Ed è per questo che non è tutto oro quel che luccica.

Non rinnego l’esperienza della “Casa”, in fin dei conti se ho giocato male le mie carte è stato anche per colpa mia. Ma le regole del gioco andavano contro le mie regole morali. Speravo che sarei riuscita ad andare avanti giocando pulito, che sarebbe bastato essere me stessa e basta. Ma non è stato così. Non sono riuscita a non farmi coinvolgere emotivamente dalle dinamiche che si erano create nella “Casa”. Ci sono cascata dentro con tutte le scarpe e le mie “famose” mutande giuste. Ho dato il cuore per poi rimanere delusa da molte delle persone che hanno condiviso la mia avventura.

Quello che è successo fuori è stato il vero “trauma” da superare ma è stata anche un’opportunità per crescere a livello umano. Ho ricevuto una lezione importante ed ora reagisco diversamente alle critiche. Ho capito che della popolarità non me ne frega un bel niente, se questo significa dare in pasto la mia anima al migliore offerente. E se non sono più stata invitata in televisione non è perché non sono in grado di esporre un’opinione, ma perché mi sono sempre rifiutata di dire o fare quello che mi dicevano di dire o fare. La verità è troppo scomoda per essere raccontata nella fascia pomeridiana delle 5 o in quella della Domenica.

Ho fatto i conti con la mia morale e ho scoperto che non sono in grado di scendere a compromessi con l’autore o col giornalista senza principi e dai biechi scopi, quando si tratta di valori importanti come l’onestà, la ricerca della verità, l’amicizia, la lealtà e la famiglia.

Questo è stato il mio Grande Fratello, riassunto in poche righe. Forse c’è ancora amarezza e delusione nelle mie parole, ma il ricordo più forte che ho impresso nella mente è quello della prima puntata, quando si è aperta la porta rossa. Circondata da una folla di persone nel mio abito nuovo. Con il cuore in gola e l’adrenalina che scorreva potente nelle vene. L’incontenibile eccitazione. L’urlo di gioia. La momentanea ed effimera sensazione di avercela fatta. Di essere al posto giusto, al momento giusto, come non mai nella mia vita. E mentre attraversavo le scale e mi allontanavo dal mondo reale non mi sono voltata indietro, non mi sarei neanche sognata di farlo. Perché vedevo il mio futuro a portata di mano e volevo correre per poterlo toccare. E il mal di testa che non mi ha abbandonato per giorni è stato un dolore paragonabile alle gioie della gravidanza. Ero lì ed ero felice. Lo eravamo tutti. Questo è il ricordo che mantengo vivo nella mia mente.

E’ stata l’esperienza più incredibile della mia vita e nonostante tutto la rifarei ancora, vorrei solo avere posseduto quel pò di saggezza che ho conquistato, quella saggezza che oggi non avrei se non avessi varcato quella soglia.

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