‘The Voice of Italy 4′: l’opinione di Isa sulla semifinale

The Voice of Italy 4

Olè, mi è andata di lusso! Ad eccezione del #TeamCarrà in cui chiunque passasse poco mi fregava perché tanto, a mio avviso, né Samuel Pietrasanta né tanto meno Tanya Borgese hanno minimamente chance di vittoria, per il resto sono passati tre su tre i finalisti che auspicavo. Sì, ok, magari sto eccedendo un po’ con l’entusiasmo perché basta anche solo pensare ai finalisti dello scorso anno per rendersi tristemente conto dell’abissale differenza di qualità però, oh, questo passa il convento e questo ci facciamo bastare, c’amma fà!

Sinceramente che quest’anno non ci sia nessun talento che spicchi in maniera prepotente lo noto dal fatto che cambio preferenze praticamente ogni settimana. Qualche settimana fa ritenevo Charles Kablan il più quotato per la vittoria e l’ho pensato anche ieri durante la sua prima performance. Poi l’ho sentito in italiano, nel duetto con Annalisa Scarrone, e ho pensato… ‘Mmmm, ma forse anche no‘.

Settimana scorsa ho esaltato come non mai il talento di Alice Paba che mi aveva incantata sul pezzo di Bjork. Ieri, però, ha cantato Almeno tu nell’universo e, boh, mi ha lasciata un po’ freddina. A parte che per me qui ha stra-sbagliato Dolcenera nel senso che io proprio vieterei per legge l’assegnazione di questo brano. Ci rendiamo conto della miriade di volte in cui è stato proposto e rivisitato? Posto che tutti abbiamo nelle orecchie l’unica ed inimitabile versione di Mia Martini ma negli anni questo pezzo è stato così inflazionato che farlo cantare ad una ragazzina che deve convincere un pubblico è, a tutti gli effetti, una cattiveria. Ti vengono in mente 3596 confronti con giganti della musica che hanno cantato questa canzone e, per forza di cose, resti scettico. Anche perché poi con una canzone così sfruttata e usurata è pure difficile trovare una chiave interpretativa o un modo di arrangiarla e intonarla che possa risultare in qualche modo originale e gradevole.

Ecco, se devo dire chi, ieri, mi ha convinto più di tutti questa volta il nome che mi viene in mente è quello di Elya Zambolin. Fermi, fermi, non pensate subito male. E’ un bonazzo, non lo nego. Non nego nemmeno che ieri, ogni volta che è salito sul palco, io facevo il liveblogging e al pc ero più o meno così:

Però non faccio il suo nome solo per questo. Io credo che, se lo scopo è trovare un prodotto “vendibile”, trovare un giovane che possa far carriera e possa accedere al mercato discografico, beh, Elya è quello che, nell’insieme, ha più possibilità. Ha una voce fresca e accattivante accompagnata da un aspetto estetico oggettivamente gradevole e, come dicevo settimana scorsa, è inutile prendersi in giro, la maggior parte delle pop star moderne (internazionali, ma anche nostrane) hanno dalla loro un bell’aspetto, non è un fattore da poco, non è un elemento che si può trascurare, insomma se la buona Mara Maionchi impose a Tizianone Ferro di buttar giù un mucchio di chili prima di proporsi al grande pubblico è perché nel settore conta anche questo. Elya ha la voce (non una voce indimenticabile, ma pur sempre una bella voce), ha l’aspetto, ha un modo di fare un po’ distaccato, un po’ sò figo sò bello, un po’ strafottente, un po’ io sò io e voi non siete un cazzo, che lo rende accattivante, e ha un’ottima presenza scenica, sa stare sul palco, sa riempirlo e sa catalizzare su di sé l’attenzione. Probabilmente la sua non è “The Voice”, non è la voce migliore, non è la più bella, ma fossi un discografico e decidessi di fare la follia di investire qualcosa sui ragazzi usciti da questo talent non avrei dubbi nel puntare su di lui.

Note di colore:

– Su 4 finalisti la metà (Alice ed Elya) sono ex allievi di Amici. Queen Mary domina in tutte le trasmissioni, in tutte le reti, in tutto il mondo.

– il livello di desolazione di questa edizione di The Voice è stato sottolineato in maniera inesorabile dalla qualità dei “big” con i quali hanno dovuto duettare i ragazzi. Baby K? Benji e Fede?

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