Amici 20: l’opinione di Chia sulla sesta puntata

Chia Aprile 25, 2021

L’infinita querelle tra professori che imperversa ad Amici 20 fa più danni dell’invasione delle cavallette in Egitto, c’è poco da fare.

Perché va bene il desiderio di mettere in luce i propri allievi, è sacrosanto provare a portarli più avanti possibile nella competizione, ci sta che si evidenzino i loro punti di forza ponendo in secondo piano quelli di debolezza. Ma c’è modo e modo per farlo.

Innanzitutto la tutela eccessiva e spropositata di qualcuno, incensato a prescindere dalle performance che porta sul palco, serve solo a renderlo ancora più indigesto a chi magari già non l’aveva in simpatia. In secondo luogo, per esaltare il proprio prediletto non c’è bisogno né di denigrare gli avversari né tanto meno di scordarsi di avere altri allievi in squadra perché si è troppo concentrati a pompare il cocco di casa. Ed ogni riferimento non è – ovviamente – puramente casuale.

Non so a voi, ma a me sentire Arisa descrivere Raffaele Renda manco fosse Beyoncé o Justin Timberlake, introducendo con enfasi mistica ogni sua performance e sbrodolando lodi nemmeno avesse vinto un Grammy, per poi vederla liquidare Tancredi con un misero “ah, anche lui ha scritto le sue barre, eh!” faceva salire un crimine che non avete idea.

E non solo perché a parer mio Tancredi se lo mangia a colazione uno come Raffaele, ma proprio a prescindere. Perché avere preferenze è umano, mostrarle in modo così sfacciato in mondovisione decisamente meno. Se sei la coach di entrambi il tuo approccio a loro dovrebbe essere il medesimo, sulla carta. Ma considerando che di Raffaele abbiamo visto ventordici performance in sei serate, e Tancredi a stento ci siamo accorti che fosse presente in studio, evidentemente così non era.

Per non parlare del trattamento DISGUSTOSO che Rudy Zerbi riserva ad Aka7Even pur di perorare la causa di Sangiovanni.

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Che Sangio sia il vincitore designato appare abbastanza evidente (come lo era stato l’anno scorso con Gaia Gozzi, o con i The Kolors durante la loro edizione… diciamo che non è mai particolarmente difficile intuire dove Queen Mary e tutto il cucuzzaro vogliono andare a parare, ecco), non a caso fa incetta di punti anche quando esegue performance meno brillanti dei rivali (come ieri, durante la prima prova, quando avrebbe dovuto spuntarla Tancredi).

E la tattica di Zerbi la conosciamo da mo. Anche perché è sempre la stessa. Ai tempi spalava quintali di carognate contro Giordana Angi per osannare TishChi, adesso dà delle “banali” alle barre di Aka quando ha in squadra uno come Deddy che canta “zero passi da te che sei parte di me“. Ce ne vuole di coraggio, eh. Ed io sono PIENA SATURA di vederlo affossare gratuitamente e screditare immeritatamente un TALENTO come Luca, minando la sua già traballante autostima, pur di portare acqua al proprio mulino.

Amici 20: l’opinione di Chia sulla sesta puntata

Sangio a me piace parecchio, è strano visto che di solito aborro tutto ciò che è auto-tune e affini ma lui mi ha conquistata sin dal primo ascolto. Ma trovo che Aka non abbia ASSOLUTAMENTE NULLA da invidiargli, checché ne dicano coach o giurati. Non solo è un ragazzo SPLENDIDO, incredibilmente sensibile ed empatico (oltre che dispensatore di sano trash, per il quale ringrazieremo la sua musa ispiratrice Martina Miliddi forevah), ma è dotato di indiscutibili doti vocali ed un’ottima capacità di scrittura che gli permette di spaziare dai pezzi strappalacrime come Mi manchi ai tormentoni estivi come Loca con una disinvoltura impressionante. Vi pare poco?

Amici 20: l’opinione di Chia sulla sesta puntata

E la cosa davvero pazzesca è che abbiamo dovuto aspettare la SESTA puntata per vedergli conquistare un punto, la SESTA. Certo, le scelte di Anna Pettinelli non hanno aiutato (che ancora mi chiedo come si possa preferire Yellow a Mi manchi, o come si faccia ad assegnargli – da sobri – un brano come Simply the best, per esempio…), ma quel sorrisone incredulo che gli è spuntato sul viso quando ha sentito Stefano De Martino preferire lui a Serena Marchese (se ci fosse stata Martina sarebbe stata più dura, lo sappiamo…) mi ha sciolto il cuore.

Sangio e Aka sono due artisti diversi, entrambi molto comunicativi seppure in modi differenti, e sono certa che avranno entrambi il successo che meritano, fuori di lì. Ma non c’è bisogno di asfaltare uno per esaltare l’altro, ecco.

E lo stesso discorso vale per quanto riguarda la danza. Tutti e quattro i ballerini rimasti in gara a parer mio sono dei fuori classe. C’è chi eccelle nella tecnica, come Alessandro Cavallo, chi è più versatile, come Serena (che trovo deliziosa sempre, ma ieri sera è stata davvero SPLENDIDA, non ne ha sbagliata una!), e chi invece riesce a trasmettere più emozioni, come Giulia Stabile e Samuele Barbetta. Ma per quanto mi riguarda stiamo parlando di pezzi da 90, e mi spiace vedere i fan dell’uno denigrare necessariamente l’altro. Specie quando c’è una come Alessandra Celentano – che di danza credo ne sappia più di tutti noi messi assieme – che ha speso parole MERAVIGLIOSE per ciascuno di loro.

Mi riferisco in particolare a Samuele, bersaglio facile delle critiche perché “fa sempre quelle quattro mosse“. Le coreografie di Veronica Peparini effettivamente non aiutano, ma ho amato Sam fin dalla prima volta che l’ho visto su quel palco. Così empatico, così bravo a raccontare delle storie condendole sempre con un velo di malinconia che è un po’ la sua cifra stilistica. E non a caso in combo con Michele Bravi dà i brividi.

Ieri in quel pezzo su Van Gogh che “per me è l’artista più grande che ci sia mai stato” (parere che condivido assolutamente, tra l’altro) è stato PAZZESCO, da pelle d’oca. Il suo stile è quello e può non piacere, ci mancherebbe. Del resto ognuno ha i suoi gusti e – grazie al cielo – non siamo tutti uguali. Per esempio a me Vasco non piace e, all’orecchio di una persona che non lo apprezza, sembra che canti sempre quelle quattro note. Ma i suoi fan penso siano di un altro parere, ecco. Relegare a “mimo” un ragazzo che ha un MONDO dentro come Sam credo sia un vero peccato, semplicemente.

In conclusione volevo porre l’attenzione su una palese disparità di trattamento che va bene una, va bene due, ma ad una certa anche basta. Mi riferisco alla squadra PettinelliPeparini, che ieri stranamente abbiamo visto in azione prima della mezzanotte ma in ogni caso più di una manche non la gioca mai, con conseguente estremo divario di visibilità rispetto ai rivali. E se questo lo potevo capire nelle prime puntate, quando negli schieramenti avversari erano la metà di mille e avoja a farli esibire tutti, adesso lo comprendo decisamente meno. E, con la finale che si avvicina, mi sembra poco poco scorretto che qualcuno si sia esibito settordici volte in prima serata, e qualcun altro tre o quattro massimo, ed in concomitanza col Tg della notte.

Detto questo, che a me Raffaele – artisticamente parlando – non abbia mai fatto impazzire è cosa nota. Bella voce e buona estensione, certo, ma come ce ne sono a migliaia, là fuori. Mi è sempre sembrato la classica ‘copia di mille riassunti‘, e i ‘brividini‘ che regalava ad Arisa ogni volta che apriva bocca a me non sono mai arrivati, ma proprio mai. Però gli ho incredibilmente invidiato quel sorriso perennemente stampato sul volto, qualsiasi cosa accadesse attorno a lui. Che la sua coach lo incensasse o Zerbi lo massacrasse, lui ha sempre reagito col sorriso. E in un mondo di Gilles Rocca (ma anche di Rosa Di Grazia, per restare in tema) che sbroccano male alla prima critica che qualcuno osa rivolgergli, meglio essere un Raffaele. Decisamente.

Magari non comprerò mai un suo cd, ecco, ma Raffaele mi ha dato l’idea di essere una persona davvero bella bella, a livello umano proprio, e non posso che augurargli il meglio.

Amici 20: l’opinione di Chia sulla sesta puntata

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