Blog ‘n’ Book

Chia Ottobre 22, 2012

Blog ‘n’ Book

Eccoci ad un nuovo appuntamento con il mondo della lettura curato dalla nostra Giuliana, che ogni settimana ci consiglia un libro e ne boccia un altro..

Ogni giorno, appena sveglia, non corro come una gazzella ma -strisciando i piedi e attaccandomi alle maniglie delle porte per non perdere l’equilibrio- raggiungo la cucina, preparo due caffè, dispongo una sigaretta sul tavolo e accendo il computer per leggere i quotidiani on line selezionando il tasto cronaca. Un giorno del 2008, seguendo lo stesso iter di cui potrei fare anche a meno per non morire a 45 anni, lessi una notizia che mi sconvolse. Una ragazza, Elisabeth Fritzl, era stata liberata dopo 24 anni di prigionia nella cantina della sua casa. La storia era stata paragonata a un’altra avvenuta nel 2006 sempre in Austria, di una ragazza di nome Natascha, rapita a 10 anni e tenuta per 3096 giorni in prigionia dal suo aguzzino. Cercavo di ottenere più notizie riguardo ai due casi e mi condannai a seguire la trasmissione di Vespa, nella speranza che mostrasse anche questa volta un plastico della cantina in anteprima.

I due libri che presenterò sono: “L’Inferno di Elisabeth” di Allan Hall e “3096 giorni” di Natascha Kampusch.

L’Inferno di Elisabeth. Nel 1982 Elisabeth scappa dal padre che la molesta ripetutamente. I poliziotti la ritrovano a Vienna e la riportano a casa non ascoltando le suppliche di una ragazza sedicenne che implora di non essere riportata da un padre molestatore. Elisabeth non sa che le violenze sessuali che è costretta a subire sono il minor danno rispetto a quello che l’attende in futuro. Dal 1978, Josef Fritzl, inizia a costruire un bunker sotto la propria abitazione. Subito dopo la seconda guerra mondiale, era stato concesso ai tedeschi, di poter costruire un bunker dove potersi nascondere in caso di guerra.Il 24 agosto del 1984, Elisabeth non sa che rivedrà la luce solo 24 anni dopo. Il padre la rapisce e la conduce nel bunker. La ragazza subisce diversi tipi di violenze, da quelle fisiche a quelle sessuali. E proprio dalle violenze sessuali verranno alla luce 7 bambini, di cui 3 vivranno sempre nel bunker, 3 vivranno con il padre/nonno e la nonna e uno morirà tra le braccia della ragazza. Solo nel 2008 la ragazza e i suoi figli vissuti nel bunker riabbracceranno gli altri fratelli e assaporeranno per la prima volta la libertà e il profumo del mondo, quel mondo che non li appartiene.

3096 giorni. Natascha Kampusch racconta in “3096 giorni” la storia del suo rapimento avvenuto all’età di 10 anni. Un ragazzo, Wolfgang Priklopil, a 35 anni, si macchierà per sempre di aver scippato una bambina dalla sua vita. La ragazza vive i suoi primi anni di prigionia all’interno della cantina per poi avere la possibilità di passare del tempo anche al piano superiore in cui il suo rapitore svolge la vita quotidiana. Ha subito violenze sessuali ma nel libro non è intenzionata a citarle a differenza invece delle descrizioni che ci fornisce su quelle fisiche. Natascha cerca di trovare anche un lato umano del suo rapitore, raccontando dei regali che a volte le faceva o quando le permetteva di lavarsi nel bagno del piano superiore o la possibilità di passeggiare nel giardino mentre i vicini non sono in casa (tutte cose normali ma per lei delle concessioni che rivelano una profonda umanità del suo rapitore). Più volte si presenta la possibilità per Natascha di fuggire ma, spaventata e soggiogata dalla personalità del suo rapitore, non trova mai il coraggio. Soltanto in un momento di distrazione del rapitore riesce a fuggire e inizia a chiedere aiuto.

Il libro che mi ha maggiormente colpito è “L’Inferno di Elisabeth” e la motivazione è comprensibile. Pensare che un padre possa violare il corpo della propria figlia o privarla della propria libertà non è concepibile. Con questo non voglio sminuire la prigionia di Natascha, perché anche lei è stata privata della sua vita. La differenza sta proprio nella figura dell’aguzzino. Il padre è la roccia della famiglia ed è quella figura che tutte le figlie cercano di ritrovare nel proprio compagno. Massimo Gramellini in “Fai bei sogni” ha scritto una frase che mi ha colpito come un macigno allo stomaco “ci sono orfani di genitori vivi” e frase più adatta per il caso di Elisabeth non esiste. Un’altra motivazione che mi spinge a non consigliarvi il libro di Natascha è che a volte lascia insoddisfatti, come se la ragazza occultasse qualcosa. Gli stessi poliziotti che hanno seguito le indagini confermano che non tutto quello che Natascha ha rivelato corrisponde alla realtà. Non voglio pensar male o dubitare anche perché né io né i poliziotti eravamo presenti nei 3096 giorni in cui Natascha viveva il suo incubo.

P.s. anche se avete già sentito le storie o letto notizie su entrambe le ragazze… leggete i libri!!!

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