Chiara Ferragni racconta in quale esatto momento ha capito di essere innamorata di Fedez e fa i nomi delle tre celebri donne che più l’hanno ispirata

Ludovica 23 Settembre, 2020

Chiara Ferragni

E’ una delle influencer più amate e seguite a livello mondiale. Sembra non sbagliare un colpo sia sul campo professionale che su quello sentimentale. Tutti la amano, molti la odiano, ma lei non si è mai lasciata abbattere dai giudizi negativi ed è sempre andata avanti per la sua strada tra un post e una storia su Instagram.

Stiamo parlando di Chiara Ferragni, fashion blogger, mamma ed imprenditrice digitale, come lei stessa ama definirsi. Intervistata da Vanity Fair, si è raccontata rivelando alcuni aspetti di sé che attraverso i social spesso faticano ad emergere.

Nonostante le apparenze, la Ferragni ha ammesso di essere stata a lungo molto insicura sul percorso da seguire. La svolta è avvenuta nel 2006, dopo una brutta delusione d’amore:

Essere fiera di chi sono è una conquista recente. A riguardo, le cose sono cambiate prima in peggio e poi in meglio nel 2016, quando vivevo ancora a Los Angeles. Fino a quel momento, in un modo o nell’altro, ero sempre stata fidanzata, c’era sempre un uomo accanto a me. Poi, all’improvviso, da un giorno all’altro, sono stata mollata. E lì è iniziato tutto. Ha presente la frase “se riesci a stare bene con te allora puoi stare bene con tutti?”. Ecco, non era il mio caso. Io improvvisamente non riuscivo a stare bene da sola, in una casa grande, a Los Angeles. Sono stata così costretta a ragionare sulle mie insicurezze e questo ha significato soprattutto fare i conti con la mia volontà di pianificare tutto perché in realtà avevo pianificato tutto fino a quel momento. E tutto era funzionato. Ma la vita non è perfezione. E io l’ho capito bene in quel momento, quando ogni cosa sembrava andare storta, dalle sciocchezze agli impegni lavorativi, fino a certe piccole grane di salute.

Vivere a Los Angeles è stata per lei una grande opportunità, ma Chiara non ha mai dimenticato il suo bel Paese:

Mi ci ero trasferita nel 2013 e all’inizio mi sembrava una boccata d’aria. Incontrare tanti giovani creativi, respirare la leggerezza, il sogno della vita californiana, la mancanza totale di quella componente snob che blocca la libertà. All’inizio era eccitazione pura. Poi, col tempo, ho capito che mi mancava l’Italia. Una volta, in un viaggio a New York, sono entrata da Eataly, al Flat Iron District, e ho preso un caffè. Mentre sentivo i camerieri parlare in italiano, sono scoppiata a piangere. Ho capito subito che non era un’esagerazione ma una riflessione più ampia. La cultura americana, infatti, è individualista e questo è sicuramente importante ma non giusto per me. Le persone lì hanno un approccio meno radicale con i rapporti: per gli amici, per esempio, ci sei finché non diventa troppo, finché non diventa uno sbattimento. C’è sempre come un muro tra le persone. Ma io sono stata educata alla cura, alla protezione della famiglia e degli amici. La lezione che mi hanno inculcato è semplice: devi essere pronta a difendere chi è importante per te. È stato come un imprinting dei miei genitori, soprattutto di mia madre. È una cosa fondamentale perché se da piccola ti dicono che ce la farai, comunque vada, tu ci credi davvero. E di conseguenza lo fai credere a chi ami. Diciamo che in quel momento era ora di dirlo a me stessa. Infatti ho fatto la mia prima vacanza da sola con le mie amiche. Ed è stato bellissimo per due motivi. Primo: mi sono sentita sicura, in pace con me stessa, superando quella paura che frega tante persone, ovvero il terrore di restare soli. Secondo: non avevo più il mito della perfezione, avevo capito che ciò che conta è migliorarsi, non puntare alla perfezione. La perfezione non esiste, la perfezione è un ostacolo.

L’incontro con Fedez, poi, ha cambiato tutto:

Sono tornata da Los Angeles più sicura di me, felice di stare da sola. Quando ho conosciuto Federico, non ho mai pensato a lui come a un compagno, ma come a un amico. Però mi piaceva sempre di più. Aveva qualcosa di onesto, di autentico, di genuino. Era lontano anni luce dal culto della personalità costruita che impera a LA. Era gentile con tutti, non faceva il personaggio. Io ero abituata ai mitomani, lui mi sembrava di un altro pianeta. E poi mi spiazzava con la sua spontaneità perché non aveva paura a esporsi: diceva che gli piacevo, parlava di come sarebbe stato bello sposarmi, avere figli con una naturalezza che mi lasciava senza fiato. Mi sono davvero innamorata di lui forse una mattina, mentre eravamo in vacanza a Los Angeles con le nostre famiglie. A un piano di un grande magazzino, a un certo punto io vedo un regalo per mia madre. Poi me ne dimentico, lui finge di andare in bagno e quando più tardi siamo in macchina di ritorno verso casa, lui tira fuori il regalo che ha comperato senza dirmelo. Ecco, un’altra volta: è la cura, anche in questo piccolo dettaglio, a farmi innamorare.

Un amore grandissimo, dal quale è nato il suo piccolo Leone:

Quando ero incinta non capivo precisamente cosa stava succedendo. Poi la nascita di Leone ha cambiato tutto. Ci ho pensato molto, lo sto vedendo crescere, sto assistendo a questo incredibile miracolo, un batuffolo che diventa sempre più una persona con un pensiero, un carattere, una voce. Leone mi ha insegnato il valore della morte. E quindi della vita. Mi ha messo davanti al baratro della fragilità, alle preoccupazioni, al fatto che non vivi più a cuor leggero come prima. È come una costante interrogazione con te stessa, con le tue paure, con la vita.

La fashion blogger nelle ultime settimane è stata molto apprezzata per aver parlato pubblicamente del suo percorso di analisi. A tal proposito ha detto:

Nel 2018 ho iniziato un percorso di analisi. Non tanto perché avessi qualche trauma in particolare, ma perché sentivo il bisogno di farmi aiutare a lavorare meglio su me stessa. Ripeto: coltivo costantemente l’idea che nulla vada sprecato, che devi crescere e che devi imparare a dare tutto questo alle persone intorno a te. È come un imperativo categorico per me. Anche Federico ha iniziato l’analisi, abbiamo lo stesso terapeuta ma facciamo percorsi separati. Ultimamente ho scoperto una nuova tecnica, l’EMDR. L’ho vista postata su TikTok da alcuni ragazzi e ragazze vittime di abusi: è un modo di affrontare i traumi togliendo il dolore e concentrandosi sui fatti. Mi appassiona quello che sta succedendo recentemente sui social: non si insegue più la perfezione ma si tende a mostrare le proprie insicurezze. E mostrare le proprie insicurezze ha un potere infinito. Forse si è aperto un nuovo canale di autenticità.

Le critiche, per chi fa il suo lavoro. sono all’ordine del giorno:

A volte mi viene voglia di rispondere, di essere impulsiva. Poi però mi rendo conto che farlo è come infilarsi in un buco nero senza fine. La cosa che mi ha fatto più pensare ultimamente, però, è un’altra: la presunta perfezione della mia vita. La mia vita non è perfetta. Nessuna lo è. I social, in questo, sono davvero pericolosi, soprattutto per i ragazzi e gli adolescenti, perché ti mostrano sempre un contesto apparentemente migliore del tuo. La gente pensa ancora che io non lavori, che sia tutto rose e fiori, regali e fotografie scattate con uno smartphone. Ma dietro di me ci sono tante persone, anzi no, tanti giovani, tanti progetti, tantissimo impegno. Io me lo sono inventato il mio lavoro. Ho creato una professione che non esisteva. E ora la sto facendo crescere. Passo dopo passo. Alla fine, devo essere sincera, una sola cosa, una sola domanda mi ha sempre guidato: Chiara, sei fiera di te stessa? Quando rispondo di sì, so di andare nella giusta direzione.

La Ferragni ha poi criticato la culturale patriarcale e maschilista alla quale, secondo lei, siamo ancora fortemente sottoposti:

Nella nostra società, se sei una donna devi fare il doppio, forse il triplo della fatica. E le sfide giornaliere sono infinite. Per fortuna oggi le donne iniziano a essere considerate in maniera diversa e il discorso della parità è sul tavolo, lì davanti a tutti. Ma non basta. Io sono una privilegiata, sono in una posizione di potere e posso dire la mia sempre. Ma non è così per tutte, soprattutto perché le donne, a differenza degli uomini, sono chiamate a fare compromessi. Ecco, non fate compromessi, perché gli uomini non li fanno.

Ad ispirarla continuamente sono tre personaggi femminili in particolare:

Maria Grazia Chiuri, per esempio. L’ho conosciuta quando era ancora da Valentino, prima che diventasse la direttrice delle linee femminili di Dior. Eravamo a una mostra, mi ha fermato e ci siamo messe a parlare. Abbiamo iniziato a frequentarci e in un appuntamento a Parigi, dove c’era anche sua figlia Rachele, mi sono lanciata e le ho rivelato che sognavo un abito da sposa disegnato da lei. Rachele ha sorriso e mi ha detto: “Lei sperava tu glielo chiedessi”. Incontro spesso a cena o a pranzo Maria Grazia a Roma o a Parigi. Parliamo di tutto, è un bellissimo confronto. Mi piace perché nel suo ruolo ha capito come codificare e veicolare un messaggio femminista preciso, politico, autentico. È una cosa importantissima oggi. Grazie a lei ho conosciuto un’altra donna straordinaria: Bebe Vio. Bebe è un miracolo, una forza. Di lei mi conquista soprattutto una cosa: è l’incarnazione della speranza. Ecco, non del successo, della speranza, un valore importantissimo che ho scoperto grazie a lei. Infine, tra le altre, stimo molto Heidi Klum: una super lavoratrice. Mi piace la sua cultura del lavoro, ma anche quella capacità unica di godersi la vita, il percorso, le sfide. E poi è una mamma incredibile.

L’influencer, che crede molto nel valore e nell’importanza dell’amicizia, ha ricordato Alessio, suo amico e collaboratore scomparso improvvisamente:

Prima che morisse, non vedevo molto spesso Alessio: gli impegni, la vita ci avevano un po’ allontanato. Infatti è scattato il senso di colpa. Ma anche quello serve a poco. La perdita, forse, ti mette così violentemente di fronte all’ingiustizia e altro non ti resta da fare che non sprecare nessun momento, nessun amico. È una lezione che lascia sempre un gusto amaro, qualcosa che allo stesso tempo ti spinge oltre. Forse la perdita è la vera misura del futuro.

Che ne pensate di questa lunga intervista della Ferragni? Apprezzate il suo modo di fare comunicazione?

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