Grande Fratello Vip 6: l’opinione di Chia sulla seconda puntata

Chia Settembre 18, 2021

Incredibile come la disfatta totale negli ascolti, che hanno visto il Gf Vip 6 quasi doppiato da Tale e Quale Show, rappresenti perfettamente il sentiment (cit) del pueblo di fronte alla puntata di ieri.

Urge che faccia innanzitutto una premessa. Io sono la prima ad essere PIENA SATURA della deriva surreale che ha preso negli ultimi tempi il politically correct. Una deriva che ha visto il suo agghiacciante culmine nella grottesca polemica di qualche mese fa per il “bacio non consenziente” che nel cartone animato il Principe ha dato ad una Biancaneve dormiente. Roba che quando avevo letto la notizia ero rimasta completamente basita. Pensavo – ed ho sperato fino all’ultimo – fosse una fake news, perché non potevo credere fossimo arrivati a tanto. Prestare attenzione ai messaggi che si mandano, specie quando ci si rivolge ad un vasto pubblico, è certamente IMPORTANTISSIMO, ma arrivare a questi livelli è francamente ridicolo.

Portare così tremendamente all’eccesso temi importanti finisce sempre e solo col banalizzarli. Certo, è inutile nasconderci dietro un dito: le discriminazioni verso le minoranze esistono eccome, gli episodi di violenza contro le donne sono purtroppo all’ordine del giorno e nulla di tutto questo, nel 2021, è più tollerabile e va STRENUAMENTE COMBATTUTO. Ma col buon senso, però. E chiamare in causa omofobia, razzismo e bullismo a sproposito, come spesso avviene sui social per difendere questo o quel personaggio, non aiuta la causa, anzi.

Non siamo di fronte a panda in via d’estinzione e nemmeno a categorie che vanno trattate coi guanti di velluto a prescindere (anche perché sarebbe un atteggiamento discriminatorio tanto quanto). Siamo tutti esseri umani che certamente non valgono più o meno degli altri in base al colore della pelle o all’orientamento sessuale. E meritiamo il medesimo rispetto, sia che siamo donne, uomini, etero, gay, disabili, anziani, bianchi o neri. Questo penso.

Tornando al Grande Fratello, è oggettivo che negli ultimi anni il clima da caccia alle streghe sui social si sia fatto discretamente pesante, e ci sia gente che quasi non ci dorme la notte pur di scovare lo sfondone (non certo del suo concorrente prefe, s’intende) per invocare squalifiche random. Arriviamo da edizioni dove Federica Rosatelli lanciava bicchieri addosso ad altri concorrenti e il buon Mauro Marin faceva i peggio macelli, e adesso alla prima espressione di dubbio gusto vieni etichettato a vita come mostro. Una (sana) via di mezzo no? Da questo punto di vista possiamo capire quando Alfonso Signorini dice che “non si può avere il terrore di parlare“, e tutto ciò risulti abbastanza anacronistico quando uscendo di casa si sente – purtroppo – ben di peggio di ciò su cui poi viene puntato il dito in tv.

Però c’è un però. Anzi tre.

Innanzitutto, se dobbiamo valutare queste benedette “intenzioni” le dovremmo valutare SEMPRE. Bestemmie comprese. Perché proprio mi sfugge come mai se qualcuno dà del ‘ricchi*ne‘ a qualcun altro “non ha carattere offensivo, è semplicemente una caduta di gusto“, mentre invece sulle bestemmie “saremo implacabili“. Che differenza c’è, di grazia, tra quel ‘ricchi*ne‘ di Katia Ricciarelli e il ‘Diob*‘ del povero Denis Dosio? Mi sembra chiaro che quello dell’influencer fosse un intercalare – sfuggito nel cuore della notte, per altro – magari evitabile ma non certamente dotato di “carattere offensivo“. Non più del termine usato dalla Ricciarelli sicuramente. E se si vuole essere “meno bacchettoni” bisognerebbe prima di tutto assicurarsi di non fare differenze tra categorie di serie A e categorie di serie B.

Grande Fratello Vip 6: l’opinione di Chia sulla seconda puntata

In secondo luogo, Alfonso ha detto di averne “le tasche piene di quelli a casa che passano il tempo sui social a sottolineare scivoloni e gaffes“, invitandoli a “godersi il Gf Vip senza pregiudizi“. Ci sta, per carità. Ma forse dimentica quando era proprio lui il primo a puntare il dito. Io invece mi ricordo bene di quando – per una “espressione infelice“, come le chiama lui (e quella sicuramente lo era stata, oggettivamente) – tacciò Giulia De Lellis di omofobia. O quando mandò alcuni concorrenti al centro contro la violenza sulle donne per aver riso ad una battuta – seppur di pessimo gusto, nessuno lo mette in dubbio – di Salvo Veneziano, che venne espulso su due piedi e fatto passare come un mostro senza alcuna remora. Inutile dare la colpa ai “social cattivi” e sbuffare per l’incredibile pesantezza di un clima che in passato si è ampiamente contribuito ad alimentare, eh.

Grande Fratello Vip 6: l’opinione di Chia sulla seconda puntata

Terzo, passi l’essere meno bacchettoni e “se si fa uno scivolone in buona fede, resta uno scivolone in buona fede“. Ma da qui a far passare in cavalleria l’atteggiamento PALESEMENTE invadente e ai limiti del viscido di Amedeo Goria nei confronti delle donne della casa, Ainett Stephens in particolare, ANCHE NO, ecco. Voglio sperare che quella della gieffina – che ieri sera lo ha descritto come “un amico speciale” (aridaje! Quest’anno gnafaccio, eh, ve lo dico subito…) “che se si impegna come si deve forse mi conquista” – fosse solo ESTREMA ELEGANZA nel non volergli far fare una pessima figura in diretta nazionale, onestamente. Ma che non vengano spese nemmeno due parole sul comportamento completamente fuori luogo di Goria, e che anzi venga descritto come un simpatico mascalzone vittima del fascino femminile lo trovo allucinante. Ben più di una bestemmia scappata nella notte, ribadisco.

Grande Fratello Vip 6: l’opinione di Chia sulla seconda puntata

Quando la toppa è peggio del buco, in sintesi.

Ieri sera, evitabilissimo cazziatone di Affonzo a parte, nella Casa sono finalmente entrati gli ultimi 8 concorrenti. Ed a proposito delle new entry… ma vogliamo parlare della metamorfosi di Sophie Codegoni? E non mi sto riferendo alle poppe nuove, eh. E’ proprio lei che m’è sembrata completamente un’altra persona rispetto a quella che sedeva sul trono lo scorso anno. Ma che è ‘sta spavalderia tutta di botto? Che sono ‘ste frecciatine a Matteo Ranieri, poraccio, che quello se ne sta tranquillo a farsi i cavoli suoi da mo? In che stagione di Uomini e Donne, poi, avrebbe “rimandato al mittente QUATTROCENTO corteggiatori“, che me la devo essere persa? E, soprattutto, da dove se n’è uscita con quell’allusione maliziosa su Alex Belli che “è sposato, ma è lui che deve essere fedele“? Deve essere andata da un ottimo maestro a prendere le ripetizioni estive, me sa.

L’ingresso di Jo Squillo e Miriana Trevisan ci ha ricordato che – tranne un paio di eccezioni – per ora cast femminile batte cast maschile a mani basse. Giucas Casella, in combo con la sua bff Francesca Cipriani, ha già mandato in crash il mio apparato uditivo, ma sono così iconici che anche se dovrebbero essere annoverati tra le armi di distruzione di massa gli vogliamo bene lo stesso. Andreavolevate un uomo e l’avete trovatoCasalino emana vibes permalosissime alla Massimiliano Morra quindi temo il peggio, mentre Davide Silvestri per ora mi pare uno a posto. Sono invece curiosa di conoscere meglio le storie di Nicola Pisu e Samy Youssef, che sicuramente verranno approfondite nei prossimi mesi.

Le storie, dicevamo. C’è da dire che questo cast ne racconta tante, di belle storie di forza e di tenacia. A partire da quella di Manuel Bortuzzo, che ha scelto di partecipare al Gf Vip per mostrare cos’è davvero la disabilità a chi magari non la vive nella quotidianità. Non vuole sconti, ma solo “rompere un muro che è ancora troppo alto“. E sono convinta che ce la farà, specie se anche in puntata inizieranno a raccontarlo per la persona che è, con normalità, senza focalizzarsi esclusivamente sulla sua disabilità.

Ieri Manuel, riabbracciando il suo papà, ci ha ricordato come a volte sia bene fare un passo indietro e pensare a cosa si ha ancora, e non a ciò che non si ha più. Ecco perché rientra senza dubbio tra i miei preferiti, insieme a quella meraviglia di Manila Nazzaro. Non perché sta seduto su una carrozzina, o perché ha un passato difficile alle spalle. Tanti ce l’hanno, ma spesso quel passato insegna poco e lascia più rabbia che voglia di rinascita. Se rientra tra i miei preferiti è perché è proprio un’anima bella, e quella mica ce l’hanno tutti.

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