Pamela Prati gate, il settimanale ‘Chi’ anticipa alcuni spezzoni del libro dedicato al caso dell’anno

Di Stefania - 24 luglio 2019 14:07:20

Pamela Prati

Mentre sembra saltata definitivamente la produzione di un film, sta prendendo invece sempre di più forma la redazione di un libro ispirato al Pamela Prati gate, come Eliana Michelazzo aveva anticipato tempo fa sui social (QUI e QUI tutti i dettagli). Non ci saranno, però, l’ombra della manager romana dietro questo progetto e nemmeno quella della sua ex socia Pamela Perricciolo.

A parlare di tutto ciò è il settimanale Chi, che ha avuto da fonti non specificate, qualche dettaglio più succoso di quello che è l’inchiesta più seguita e discussa dell’anno. Come si legge nell’ultimo numero, in edicola da oggi, l’incipit è costituita dalla richiesta di aiuto di una persona molto vicina a Pamela Prati.

Buonasera, mi chiamo E., vorrei denunciare una cosa molto spiacevole. Una mia amica è vittima di qualcosa che non so specificare. Non la sento, non la posso sentire. Non mi vuole vedere, ma non per sua scelta. Temo per la sua vita, ho paura per lei. E’ fragile, non lucida. Credo che questa situazione possa finire male. Piango da giorni e prego per lei. Vi prego, aiutatela e aiutatemi a salvarla. Lei si chiama Paola Pireddu, ma ha cambiato nome all’anagrafe molto tempo fa. Voi la conoscete come Pamela Prati.

Questo dà l’avvio ad un analisi del caso finito sotto i riflettori in questi ultimi mesi: la figura del fantomatico Mark Caltagirone, il profilo delle tre protagoniste della vicenda – la Prati, la Michelazzo e la Perricciolo – tracciato dalla nota criminologa Roberta Bruzzone, l’iscrizione nel registro Indagini presso la Procura della Repubblica del tribunale ordinario di Roma, in data 11 ottobre 2017, di Eliana e della Perricciolo, lo strano caso legato a Il paradiso delle schede telefoniche con protagoniste ben 17 sim card intestate alla Aicos Management, società della Michelazzo, e la carta d’identità di Caltagirone finita tra le mani di una showgirl. L’obiettivo è rimettere tutto questo in ordine, lasciando fuori soltanto la questione legata ai due minorenni, messi in mezzo in questa triste vicenda, per tutelare loro e le loro famiglie.

Non solo, nel testo saranno presenti due testimonianze chiave. La prima è quella di Lina Caputo, la nuova legale della showgirl sarda, che ha licenziato Irene Dalla Rocca, dopo la saltata ospitata a Live – Non è la D’Urso (QUI ve ne abbiamo parlato). Nell’intervista la donna ha asserito:

La Michelazzo e la Perricciolo hanno utilizzato la storia bellissima e triste di Pamela Prati, sfruttando i suoi punti deboli. Penso che il sistema sia quello delle sette e che alla follia e alla frustrazione delle persone non ci sia limite. Ho cercato di far emergere, nei limiti in cui potessi in questa fase e con gli strumenti a disposizione offertimi dalla legge (ma lo farò meglio in seguito), la volontà della mia assistita di non speculare su una vicenda così macabra che le ha soltanto tolto: la famiglia che credeva di avere, l’amore da parte del pubblico che ha creduto che Pamela avesse fatto non si sa bene cosa, la salute… Le ho dato la forza di non mollare perché ha superato di tutto. Le dico sempre: “Sei una roccia, questo è solo del venticello fastidioso che passerà”. E’ una donna più forte di prima, meno ingenua e più determinata.

La seconda, invece, è proprio la Prati, che ha scritto una lettera, che chiuderà il libro. Eccovene una piccola parte:

L’amore è stata la mia più grande sofferenza. Ne sono stata privata da quando avevo due anni, da quando mi hanno strappata insieme ai miei fratelli dalle braccia di mia madre, caricata come bestiame su una camionetta e portata in un istituto dall’altra parte della Sardegna. Secondo “qualcuno” una mamma non poteva amare tutti quei bambini, quindi era “più giusto” privare delle creature di quell’amore materno e lasciarle, sole, in istituto per otto anni senza risposte ai loro tanti perché. Otto anni senza una mamma sono tanti. Immaginate se vi togliessero i vostri figli. E immaginate se il padre dei vostri bambini vi avesse abbandonato e per questo vi fossero state tolte quelle creature innocenti, e immaginate se a quelle creature innocenti, abbandonate dal padre, strappate dalle braccia della madre tra urla strazianti e pianti, rinchiuse in un istituto, venisse dato anche l’appellativo di “bastardi”. Ecco, ci sono storie che partono così, alla ricerca di un amore strappato sin da bambini, in cui ti fanno credere di essere un “bastardo” quando l’unico che può essere definito così è tuo padre che ti ha abbandonato, chi ti ha strappato dalle braccia di tua madre e non l’ha, invece, messa in condizione di crescerti insieme con i tuoi fratelli, come già stava facendo. Vi racconto la mia storia…

E voi cosa ne pensate?