Paolo Ruffini parla di come sarà il suo ‘La Pupa e il Secchione’ e a proposito della fine della storia con Diana Dal Bufalo risponde così

Melissa 2 Gennaio, 2020

La Pupa e il Secchione (e viceversa) - Paolo Ruffini e Francesca Cipriani

Tra pochissimi giorni partirà la nuova edizione de La Pupa e il Secchione che con la conduzione di Paolo Ruffini si è trasformato in La Pupa e il Secchione ( e viceversa) dando nuova linfa vitale alla nota trasmissione targata Mediaset.

Alle pagine di Chi Ruffini, regista, attore, autore e comico, ha deciso di svelare qualche dettaglio inedito sul programma cult di Italia 1. A proposito della sua carriera scolastica, Paolo ha confessato di non riuscire ad identificarsi né nel ruolo di “secchione” né in quello di “pupa”:

Ero tremendamente vivace e curioso, perché per me il contrario dell’ignoranza non è la cultura, ma la curiosità. E l’ignoranza è tale se crea danni, altrimenti è solo incultura e fa anche tenerezza, candore. È quello che vogliamo raccontare. […] Il cinema mi ha offerto stimoli enormi, ma non sono un secchione e non ostento, l’equivoco è pensare che sapere tante cose significhi essere intelligenti, mentre preferisco stare a tavola con persone sensibili più che intelligenti. Il sapere aiuta solo a essere liberi e a vivere meglio, a fare meglio l’amore, non a dominare gli altri. A scuola ti spiegano L’Infinito di Leopardi, ma non ti spiegano perché l’ha scritto. Se avessi saputo che Pericle è alla base della democrazia, lo avrei studiato meglio.

Ruffini, autore oltre che conduttore della trasmissione, ha spiegato quale sarà il valore aggiunto di questa nuova edizione dello show:

Essendo anche autore del programma, posso dirle che vogliamo ridere “con” le persone e non “delle” persone, questo è fondamentale, ma non perché sarebbe bullismo, perché se uno vede la foto di Gandhi e non chi sia non c’è bisogno di aggiungere altro. […] Le pupe sono compiaciute di natura, è come sorprendersi del fatto che una suora sia religiosa.

A proposito del cast scelto, invece, Paolo ha raccontato di non aver avuto difficoltà nel trovare i volti giusti per interpretare le nuove pupe e secchioni:

Questo è il grande equivoco della televisione di oggi, non si distingue più il vero dal verosimile perché ognuno si sente una star. Il neorealismo faceva recitare la gente presa dalla strada, ma ne loro impaccio non c’era la verità, non c’è nulla di più autentico dell’improvvisazione, ci sono gaffe che non verrebbero così bene se fossero scritte. Io ho tatuato il nome di Corrado, il conduttore de La Corrida dove c’era uno che si presentava come “suonatore di ascella”: a uno così non potevi dire cosa dovesse fare, non c’è un copione di quel livello. […] Se apre Instagram si accorge che non c’è bisogno di scegliere, se avessimo scelto gli estremi sarebbe stato inverosimile, invece ci sarà una confezione altissima, da show americano.

Una squadra formata anche da numerosi intellettuali che andranno ad interfacciarsi con pupe e secchioni durante il corso delle puntate:

Io sono come uno scienziato come analizza al microscopio questi bizzarri esseri con vari tipi di disadattamento, ma la sfida di questa evoluzione è prendere il trash in contropiede: ci saranno ospiti come Aldo Busi, Barbara Alberti, Giampiero Mughini, Cecchi Paone, ho cercato di metterci la tenerezza, sarà tutto diverso.

Nelle ultime settimane ha fatto molto discutere l’annuncio con il quale Diana Del Bufalo, ex fidanzata di Ruffini, ha annunciato la loro separazione: parole molto dure che hanno fatto pensare ad una rottura non proprio pacifica…

Se mi definiscono un pagliaccio (lo ha appena fatto su Instagram la sua ex Diana Del Bufalo, attrice e conduttrice), non mi offendo, anzi, mi pregio di esserlo, perché il pagliaccio è un artista. Lavorando con ragazzi affetti dalla sindrome di Down, ho imparato a saltare fra i generi e le definizioni. […] Se ho commesso degli errori e provocato sofferenza mi sono scuso ma, per come sono fatto e per rispetto verso di lei, ho promesso che non ne avrei parlato. Ma questo non significa che sia indifferente al dolore, anzi.

Da dieci anni il conduttore è in prima linea circa la sensibilizzazione verso la diversità, un impegno che porta avanti quotidianamente grazie alla sua collaborazione con un’associazione in particolare:

Da dieci anni collaboro con un’associazione che si occupa di disabilità e mi è venuta l’idea di uno spettacolo teatrale sulla favola rivoluzionaria della normalità. Anche il vostro direttore, Alfonso Signorini, è stato nostro ospite e c ha regalato momenti esilaranti e profondi. […] Non ho avuto un atteggiamento pietista perché il pietismo è discriminatorio come la tolleranza, altro termine orrendo. Ho ascoltato i ragazzi, uno di loro, livornese, mi ha detto: “Noi speciali? Ma speciali una sega, ui sono normale“. Alla fine ti accorgi che, anche se sono trattati come gli ultimi della terra, non cercano follower o medaglie e hanno confidenza con la felicità perché non hanno filtri. […] All’inizio vedevo discriminazioni e diffidenza, adesso se ne parla di più, ci sono anche serie televisive sul tema ed è una cosa bellissima. Una signora di 83 anni, l’altra sera mi ha detto: “Sa, una mia amica aveva un figlio down e lo chiudeva in casa“, adesso invece si è capito che in natura ci sono mille anomalie, non c’è un tramonto che sia uguale a un altro.

E voi che cosa ne pensate? Vedrete la prima puntata de La Pupa e il Secchione (e viceversa)?

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