Uomini e Donne

Uomini e Donne, Giulia Latini parla per la prima volta della sua patologia: “Se mi incontrassi per strada penseresti che sto bene, ma…”

L’ex corteggiatrice ha raccontato di cosa soffre e ha spiegato come sta affrontando la situazione

Alessia S. 15/07/2026

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L’ex storica corteggiatrice di Uomini e Donne Giulia Latini, in un lungo video ha parlato di salute mentale.

Giulia l’abbiamo conosciuta alla corte di Luca Onestini, fra le corteggiatrici di quel percorso era arrivata alla fine come una delle due “preferite” dell’ex tronista, che poi però scelse Soleil Sorge.

In questo lungo video Giulia ha parlato del disturbo dell’umore che le è stato diagnosticato: la distimia, che si manifesta con depressione, insonnia, astenia e bassa autostima. E’ una forma di depressione ad “alto funzionamento” dunque più difficile da individuare, ma che comporta comunque una gran fatica nella vita di tutti i giorni e che, se non curata, può essere invalidante.

Nel suo racconto ha parlato dello stigma che è ancora molto forte nei confronti delle malattie mentali rispetto a quelle fisiche, ma che è un muro che andrebbe abbattuto, per consentire a chi ha bisogno di non aver paura di chiedere aiuto.

Ecco cosa ha detto Giulia nel suo lungo racconto:

Se mi incontrassi per strada, probabilmente penseresti che sto bene. Lavoro, esco, viaggio, pubblico contenuti, sorrido agli eventi. Per anni l’ho pensato anch’io: pensavo semplicemente di essere diventata pigra o di aver perso forza di volontà.

Questo perché ci sono giorni in cui alzarmi dal letto sembra la cosa più difficile del mondo. Giorni in cui anche lavare i piatti, vestirmi per uscire, rispondere a un messaggio… sembra una montagna da scalare. Eppure, continuo a fare tutto. Ed è proprio questo il punto: da fuori nessuno si è accorto di come sto davvero, dello sforzo che mi richiede a volte fare cose semplici.

Per anni ho pensato di essere solo una persona un po’ strana, una persona che non riusciva mai a vivere le cose con la stessa leggerezza degli altri.
Quando un ex ti dice: ‘Tu non sorridi mai’, tu ti fermi, ti interroghi e magari ti senti anche in colpa per questo. Perché la verità non è che tu non voglia sorridere, o che tu non sia felice per le cose belle della vita. Io, per esempio, non riuscivo più a provare entusiasmo. Nel mio caso era come se dentro di me ci fosse sempre un peso che non riuscivo a spiegare e offuscava tutto.

Ho iniziato di nuovo un percorso con un’altra psicologa e, successivamente, con uno psichiatra dietro suo suggerimento. Ed è stato proprio lui a dirmi una frase che finalmente mi ha consentito di capire tutto. Mi ha detto: ‘Tu affronti ogni giornata, fai tutto, ma è come se uscissi di casa ogni volta con venti chili sulle spalle. E non è giusto che tu debba fare tutta questa fatica’.

In quel momento mi sono sentita sollevata, perché per la prima volta qualcuno non mi stava chiedendo di sforzarmi di più. Qualcuno mi stava dicendo che quella fatica era reale.

Mi è stata diagnosticata una forma di depressione persistente chiamata distimia. Non l’avevo mai sentita prima, ma improvvisamente tutto ha avuto più senso. Ho capito che non ero pigra, svogliata, debole o semplicemente strana. Ho capito perché spesso iniziare la giornata mi costava così tanto sforzo, perché potevo sembrare piena di energia fuori mentre dentro facevo una fatica enorme.

Durante questo percorso ho capito anche che chiedere aiuto non significa solo andare in terapia. Io oggi sono seguita sia dalla psicologa che dallo psichiatra, e il mio psichiatra ha ritenuto opportuno affiancare al mio percorso anche un piccolo aiuto farmacologico. E voglio dirlo perché sugli psicofarmaci c’è ancora tantissimo stigma. Anch’io avevo paura.

Pensavo significasse non essere abbastanza forte, temevo potesse cambiare chi sono. Poi ho capito che non è così. Un farmaco non cancella chi sei, non sostituisce il lavoro che devi fare su te stessa. Nel mio caso è stato un piccolo supporto per alleggerire quel peso che da troppo tempo portavo sulle spalle.

Perché se una persona si rompe una gamba, nessuno le dice di camminare senza stampelle. E se per anni hai camminato con venti chili sulle spalle, forse non devi dimostrare di essere più forte o avere più muscoli. Forse hai solo bisogno, per un periodo, di togliere un po’ di peso. A volte anche la mente ha bisogno di un sostegno e non c’è niente di male in questo. E per me non è stato un fallimento: è stato un atto di rispetto verso me stessa.
Entrambi i dottori, poi, mi hanno detto una cosa che mi ha fatto riflettere: ‘Hai imparato così bene a mascherare che gli altri ti vedono molto meglio di come stai realmente’. Ed è vero. È come se per tanti anni avessi indossato la maschera adatta alla società, senza nemmeno rendermene conto.

Ti faccio un esempio: è come fare un trekking. Due persone devono fare lo stesso tragitto: una persona ha uno zaino leggero, l’altra persona ha uno zaino con le pietre dentro. Entrambe arrivano al traguardo, sembra che entrambe le persone abbiano fatto la stessa strada, ma nessuno vede il peso che ha dovuto portare la seconda persona. E io per anni sono stata quella persona lì.

La cosa più bella che mi ha dato questo percorso non è stata solo dare un nome a quello che provavo… è stata la possibilità di capire.
Non cercare di fare una diagnosi, prova a chiedergli: ‘Come stai davvero?’

Perché a volte le persone che sembrano più energiche sono solo quelle che hanno imparato meglio a nascondere la fatica. E se invece, ascoltando queste parole, ti sei riconosciuto, non significa che tu abbia quello che ho io, ma forse significa che meriti di parlarne con qualcuno. Io l’ho fatto ed è stata una delle decisioni più importanti della mia vita.
Ci tenevo a fare questo discorso perché, se aiuta anche solo una persona, io sono contenta. Non voglio impietosire e non voglio fare la vittima, però prendere consapevolezza di avere un disturbo legato all’umore, prendere in mano la situazione e affrontarla… mi ha alleggerito.

E quindi so che non è colpa mia, e che se dei giorni faccio più fatica posso perdonarmi.
Vi abbraccio e spero — scusate la lunghezza del video — che la mia esperienza sia stata utile a qualcuno.

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