Fattore M: spazio dedicato a Marco Mengoni. Cronaca dell’esordio trionfale del #Mengonilive2015

Marco Mengoni

Salve a tutti! Vi scrivo dopo essermi goduta ben due date del #Mengonilive2015, partito in pompa magna con tre sold out di fila, e destinato a registrare anche nel prosieguo numeri da capogiro. E non credo di avere parole sufficientemente efficaci per descrivere la scena che mi si è parata davanti giovedì 7 maggio, quando il neonato show è approdato al Forum di Assago di Milano, per l’occasione gremito in ogni ordine di posto. Mura di teste ovunque, uno spettacolo davvero ad alto impatto emotivo. Per me, figuriamoci per chi stava sul palco.

Cosa posso dire su questo show?

Per l’ennesima volta, Marco ha dimostrato la sua caratura di artista con la A maiuscola, allestendo uno spettacolo di tutto rispetto, di ben due ore. Con una lunga scaletta, composta da 22 pezzi, il nostro ha ripercorso la sua carriera discografica, eseguendo quasi interamente (e in maniera musicalmente fedele) il nuovo album “Parole in circolo” – con l’eccezione di “Se io fossi te” – e riproponendo anche brani di repertorio che personalmente avevo (quasi) rimosso.

Lo show è entrato subito nel vivo con “Guerriero”. L’enorme palco di circa 200 mq è stato ideato da Marco stesso, ed è coronato da 3 maxi schermi che offrono effetti ottici e cromatici particolari. La scaletta è proseguita con “Non me ne accorgo”, “Se sei come sei”, “Pronto a correre”, “Invincibile” e la struggente “Mai e per sempre”. Il primo momento ad alto impatto emotivo si è celebrato sulle note di nientepopodimeno che “Dove Si Vola”, primo inedito del Mengoni by X-Factor, targato 2009. Un momento intenso anche perché è stato il primo in cui il pubblico è stato chiamato a realizzare una coreografia grazie all’app, la quale, tramite la sezione “Live”, si è connessa alla musica nel palazzetto e ha fatto illuminare tutti gli smartphone nello stesso modo, a tempo di musica. Una figata. Sul fronte musicale, ben 9 musicisti sul palco, fra cui un’ottima triade di fiati, diretti dal maestro e tastierista Gianluca Ballarin, che ha curato con Marco la direzione musicale dello spettacolo, seguendolo agevolmente nei suoi salti funambolici dal moderno pop elettronico, a sonorità acustiche classiche, fino alla black music. Momento “qualitativamente” più alto dello show? Senza dubbio la strepitosa versione di “Llorona”, usata come intro per l’epica “Solo”, il brano che, ad oggi, rimane IL diamante della discografia mengoniana. Una voce ultraterrena, per un momento decisamente “alto”.

Assolutamente degno di nota il mastodontico lavoro di riarrangiamento elettronico fatto sui brani di repertorio. A partire dalla nuova veste de “La valle dei re”, impreziosita da una coda strumentale e dall’assolo di chitarra di Peter Cornacchia – che diventa sempre più bravo! – senza trascurare la “botta” emotiva dell’accoppiata vincente: “20 Sigarette” e “Natale senza regali”. Io non pensavo le avrebbe mai riproposte, proprio no; ma ancora di più mi ha meravigliata ritrovare in scaletta la rediviva “Stanco (Deeper Inside)” (ebbene sì, il pezzo su cui la fanbase mengoniana si cimentò in un flashmob nel lontano 2010) e la mia adorata “Una parola” riarrangiata in maniera così superba, che non ti esce più dalla mente nemmeno con l’impegno. Provare per credere:

Ovviamente non sono mancati i grandi classici, “L’essenziale” su tutti, ma anche “In un giorno qualunque”, riproposta quasi in chiusura di spettacolo. E se è vero che il momento musicalmente più alto è coinciso con “Solo”, la mazzata emotiva più forte è arrivata con “Esseri Umani”. Issato su una poltrona a 3 metri di altezza, con un quotidiano tra le mani, Marco ha recitato un monologo introduttivo (preregistrato) molto molto significativo.

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“Ci dicono dove guardare.

Cosa pensare.

Ci dicono cosa è giusto e cosa è non lo è.

Ci dicono come fare cosa.

Vorrebbero dirci in che cosa credere.

Io credo nelle sconfitte, negli errori, nei difetti, nelle fragilità, nelle paure, nelle imperfezioni, nei rimpianti, nelle lacrime, nelle ferite, nelle cicatrici, nei silenzi, nei lividi, nei traumi, nelle rotture, nel bene.

Credo negli altri, alle storie che non conosco, nascoste nelle auto ferme al semaforo, ai piedi che hanno percorso la strada prima di me, questa che oggi è la mia strada che percorro ogni giorno senza nemmeno pensarci.

Credo in chi non ha ancora una strada.

Non credo in chi le strade le distrugge.

Non credo agli eroi, alla perfezione, agli sconti, ma credo al sudore, alla fatica, alle conquiste.

Credo in chi lotta per i diritti degli altri.

Credo alle mani degli uomini che solo 70 anni fa in Italia firmavano perché il voto fosse concesso alle donne.

Credo ad un uomo che 50 anni fa in America ha lottato per affermare il proprio diritto: essere un uomo come un altro, poiché era un uomo come un altro.

Credo alle decine di piedi, diventati centinaia, poi migliaia che hanno iniziato a marciare e tra i piedi neri piedi bianchi.

Credo alle lacrime del compagno di banco di Andrea che un giorno è entrato in classe e non lo ha trovato perché Andrea si era stancato di essere chiamato: “Quello con i pantaloni rosa”, si era stancato di essere “Quello sbagliato”. Credo al suo rimpianto, per non averlo difeso abbastanza.

Credo che chi decide per la vita di una donna, colpevole solo di essere una donna, non sia un essere umano.

Credo in Lucia, nel suo coraggio di trovare un futuro, dove qualcuno aveva provato a bruciarlo con l’acido il futuro, e se la forza nasce dal perdono, allora io credo nel perdono.

Credo a chi oggi tende le braccia per salvare quel che rimane della vita di chi scappa da una terra in cui non aveva più niente e tra le onde ha perso quel che gli rimaneva, i suoi cari. E se il futuro affida la libertà di ricominciare, allora io credo nel futuro.

Credo ci siano molte battaglie ancora da combattere. Credo in chi le combatterà per gli altri, credo non basteranno due mani, due piedi, due lacrime, ne serviranno molte, molte, molte di più.

Credo solo nell’amore, amore, l’amore ha vinto, vince e vincerà.

Credo solo negli essere umani, che hanno il coraggio, il coraggio di essere umani.”

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e successivamente immaginatevi tutto il Forum di Assago che all’unisono canta, grida “L’amore, amore ha vinto, vince e vincerà”. Una scena indimenticabile, che ha ovviamente disarmato emotivamente Marco, tornato sul palco scosso e incapace di cantare il brano successivo, la stupenda “La neve prima che cada”.

In chiusura, l’esplosiva energia di “Io Ti Aspetto”, arricchita da una nuova coreografia, stavolta una serie di giganteschi palloni fatti letteralmente planare sul pubblico, per dare il via ad un palleggio infinito con Marco.

Ovviamente avrei miliardi di cose da dire su questo show, sensazioni e pensieri. Ma mi riservo di tirarle fuori poco per volta, nelle prossime settimane. Mi ci vuole tempo per metabolizzare il tutto.

Prima di congedarmi, vi ripropino l’elenco delle tappe residue del #Mengonilive2015 (QUI), e vi consiglio caldamente di arraffare gli ultimi biglietti disponibili.

Alla prossima! Valentina

Nella gallery qualche immagine tratta dalle ultime tappe del tour a Milano, Torino, Firenze e Roma!