Uomini e Donne
Uomini e Donne, la dura critica di Aldo Grasso a Maria De Filippi: “Finta neutralità da arbitro imparziale che…”
Il critico del Corriere della Sera parlando del dating show di Canale 5 ha aggiunto: “Il vero problema non è il trash, ma…”
Alessia S. 28/05/2026

Questa settimana giungerà al termine la stagione di Uomini e Donne, il dating show condotto da Maria De Filippi.
Un’annata, questa, piuttosto particolare, che ha diviso il pubblico. Alcuni telespettatori, infatti, hanno giudicato questa stagione non entusiasmante, probabilmente a causa delle coppie del Trono classico che una volta uscite dal programma sono rimaste insieme “da Natale a Santo Stefano” o dei protagonisti Over, spesso sopra le righe. E gli ascolti, spesso più bassi che in passato, lo hanno confermato.
Da una parte Pier Silvio Berlusconi dopo la finale di Amici ha voluto complimentarsi con Maria De Filippi per il lavoro svolto sia nel talent che nei suoi programmi in onda su Mediaset durante l’ultimo anno:
Cara Maria, brava. Hai fatto ancora un grandissimo lavoro. Grazie a te e a tutta la tua squadra da parte mia e di tutta Mediaset. “Amici” è molto più di un programma: è un evento di cui siamo orgogliosi, un punto di partenza per giovani talenti. Ti abbraccio forte, Pier Silvio
Di tutt’altro avviso sembra essere il critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere Della Sera ha definito il programma Uomini e Donne “una raffinata operazione di impagliatura dei sentimenti” che sarebbe riduttivo chiamare “trash“:
Pier Silvio Berlusconi si è complimentato pubblicamente con Maria De Filippi per il successo di “Amici” e, immagino, anche per tutte le altre produzioni che rappresentato la spina dorsale della programmazione Mediaset.
Il problema critico, tuttavia, si pone quando lo sguardo si sposta su quel marchingegno pomeridiano intitolato “Uomini e Donne”, oggetto da decenni di una pigra saggistica da salotto. Liquidarlo come “trash” o “triviale” è un errore di prospettiva: significa confondere la schiuma con l’onda.
C’è chi vi rintraccia uno specchio sociologico, chi una grammatica delle relazioni popolari; in realtà, siamo di fronte a una raffinata operazione di impagliatura dei sentimenti.
Il critico sostanzialmente asserisce che con il dating show si sono ridotte le relazioni sentimentali a un formato che segue regole ben precise e che impaglia i sentimenti rendendoli finti e adatti alla tv, mentre la donna viene rappresentata come un anacronistico stereotipo, o preda da conquistare o arpia che litiga con le altre sue simili per un uomo.
Ormai l’ecosistema televisivo ha metabolizzato il guasto: la riduzione dell’intimità a puro formato. I moti dell’animo non appartengono più alla sfera del privato, ma vengono catalogati come una sorta di semilavorati industriali, normati da regole ferree e sacrificati sull’altare dello share e del riverbero social. In questo teatro, la rappresentazione del femminile retrocede a stereotipo usurato – la donna come preda da esibire o come arpia in perenne competizione per il favore del maschio –, eppure la critica non può limitarsi al ditino alzato del moralismo di ritorno.
Sostanzialmente per Grasso il segreto del programma non sta nella “pancia” nelle liti, nelle urla, ma nella testa, ovvero nel modo cinico e spietato con cui vengono usate le persone: quando un corteggiatore viene umiliato pubblicamente, o si critica il corpo di qualcuno, o si sfruttano i suoi punti deboli, tutto è fatto apposta per creare una storia.
La vera cifra del programma non risiede nella “pancia” (le urla belluine, il lessico zoppicante, l’estetica da tronista), ma nella sua “testa”. Risiede nel rigore cinico con cui viene gestito il materiale umano. L’umiliazione pubblica del corteggiatore di turno, la vivisezione dell’aspetto fisico e lo sfruttamento delle fragilità caratteriali non sono incidenti di percorso o derive impreviste: sono il motore della narrazione.
E secondo il critico, in tutto questo, la finta indifferenza della conduttrice, sembrerebbe a far sembrare normale e accettabile un meccanismo che calpesterebbe la dignità delle persone:
La vera forza di MDF sta nella capacità di disinnescare la colpa, trasformando la fiera delle vanità e delle miserie umane in un rito quotidiano accettabile, persino rassicurante. Seduta sui gradini, apparentemente distaccata, talvolta persino silente o mossa da un geometrico sussulto moralizzatore quando il baccano supera il livello di guardia. È proprio questa finta neutralità da arbitro imparziale a legittimare il gioco.







