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Uomini e Donne, ex tronista presa di mira sui social per il lavoro da influencer: la sua replica

La giovane ha spiegato come funziona il suo lavoro nel dettaglio

Stefania S 29/05/2026

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Moltissimi, se non tutti, i personaggi usciti da Uomini e Donne hanno deciso di dedicarsi al lavoro di influencer. Nonostante si sia ormai abbastanza sdognanato questi personaggi vengono spesso criticati.

Ne sa qualcosa l’ex tronista Nilufar Addati che nelle ultime ore ha condiviso diversi sfogi sul suo profilo Tik Tok nei quali ha parlato del suo ruolo da influencer e del suo brand di gioielli.

Nilufar Addati

Già qualche tempo fa Nilufar aveva deciso di rispondere, senza mezzi termini, alle critiche ricevute dopo aver condiviso la sua intenzione di congelare gli ovuli. Tra i curiosi ci sono stati anche quelli che hanno espresso pareri molto duri ai quali l’influencer ha risposto: “Una mi dice “ma se ha 20 anni”, spoiler ne ho 28 e gli ovuli non si congelano a 40 anni perché probabilmente le mie ovaie sembreranno due uvette passe belle raggrinzite. Dall’altro lato c’è chi parla di complotto, perché io mi diverto a farmi le punture di ormoni perché soffro di endometriosi però ho accordi con le lobby dei ginecologi perché è una moda.

L’ex tronista nelle ultime ore ha deciso di rispondere nuovamente agli attacchi dei suoi hater che l’hanno criticata per il suo lavoro da influencer. Attraverso tre video Nilufar Addati ha esaminato le critiche ricevute e ha spiegato nel dettaglio come funziona il suo lavoro: “Lavoro? Ma quando mai? Io pago l’affitto di un ufficio di 180 metri quadrati così posso registrare i taste test del Kinder fetta a latte pesca e maracuja. Io non lo so comunque se sta gente ci è o ci fa, perché secondo me nel 2026 non aver ancora capito che il mondo relativo all’influencer marketing, che poi l’ufficio non ce l’ho neanche per il mio lavoro da influencer, spoiler, ma per il brand, generi e includa una quantità di gente che voi non avete idea, è evidente”. Ha poi aggiunto:

L’ufficio esiste perché ho un brand di gioielli, mio papà lavora con me e poi ci sono tre persone assunte che internamente lavorano per The Nash, che è il mio brand di gioielli, si occupano di cose diverse.

Ma non è solo questo, perché The Nash, per farvi capire cosa muove tutto questo mondo, così magari una volta ce la possiamo fare a farlo entrare in testa a questa gente, muove i fornitori, chiaramente, perché noi i gioielli ce li facciamo produrre. Muove i produttori di pack, perché chiaramente noi compriamo il pack primario, il pack secondario, gli sticker, la velina. Muove gli spedizionieri, perché chiaramente noi abbiamo un contratto con gli spedizionieri. Muove tutta la rete delle agenzie, perché noi abbiamo un’agenzia che ha creato il sito, ha fatto branding, quindi che ci ha messo in piedi il brand con cui continuiamo ad avere un rapporto di collaborazione, per cui è un’agenzia che fa queste cose di lavoro e noi, come brand, siamo uno dei loro clienti e quindi ci aiutano per delle cose che riguardano il sito, abbiamo un affiancamento per quanto riguarda i social, eccetera. Poi chiaramente The Nash fa gli shooting, quindi chi paghiamo? Paghiamo le modelle che sono rappresentate dalle loro agenzie, che trattengono una percentuale, chiaramente ci sono dei dipendenti che lavorano in queste agenzie, poi noi per scattare ci sono i fotografi, i videomaker, i truccatori, i parrucchieri, poi ci sono i set che paghiamo, che affittiamo, poi ci sono quelli che ci affittano l’attrezzatura per fare gli shooting e questo in linea di massima è quello che riguarda il mio brand, per cui chiaramente c’è l’ufficio.

Per quanto riguarda il lavoro di influencer marketing, io chiaramente sono rappresentata da un’agenzia che oltre ai due founder, che sono i miei manager, chiaramente hanno altre persone con cui lavorano, quindi ci sono tutti i talent manager che lavorano all’interno dell’agenzia, Elisa, Chiara, Simone, Nina, una banda di gente.
E chiaramente anche per il lavoro di influencer marketing ci sono i fotografi, i videomaker, i truccatori, i parrucchieri, ma non solo, perché quando un brand decide di collaborare con me, e un brand ha chiaramente dei dipendenti che formano tutto il reparto marketing, tutto il reparto social media, molto spesso tra l’altro questi brand non ci contattano neanche in maniera diretta, ma subappaltano a altre agenzie con altri dipendenti il loro budget da investire per l’influencer marketing. Queste agenzie contattano la mia agenzia, che poi contatta me, che mio padre al mercato comprò.

Quindi, io lo capisco, no, in realtà non lo capisco, però vabbè. Voi ci odiate un pochino, e io mi rendo conto, facciamo un lavoro molto privilegiato e bla bla bla, ne abbiamo parlato tante volte. Però voi non vi rendete conto che questo tentativo di insultarmi in realtà colpisce un settore enorme, e colpisce tanta tanta gente che lavora in quest’ambito, ma vi entrerà mai in testa questa cosa?
Ma siamo nel 2026, non c’è speranza.

@nilufar.addati Risposta a @Lysa ♬ audio originale – nilufaraddati

In un secondo video la Addati ha parlato nel dettaglio degli eventi riservati alle influencer e ha espresso che non accetta i commenti utili solo per commentare e denigrare situazioni lavorative che non si conoscono:

Io non vi voglio sentire che mi dite: “ma tu ti vuoi prendere questione con la gente?” Sì, mi voglio prendere in questione con la gente.
Lisa scrive: “non era un insulto comunque” in risposta al mio ultimo video, che era a sua volta una risposta al suo commento originale, che diceva, ve lo leggo: “ufficio di cosa? Tanti punti interrogativi. Perché lavori? Altrettanti punti interrogativi. Io questo kinder l’ho assaggiato? L’ho, L, O, staccato, assaggiato.
Già sei mesi fa quando è uscito? È senza accento. Sei proprio la sorella della Giorgia, ma svegliate alle 5 e lavora 12 ore all’impiedi?” Non era un insulto. Allora, voi mi dovete fare un favore, quando decidete di commentare in questo modo, come il commento che vi ho detto, portate avanti la vostra tesi fino alla fine, per favore, ve ne prego.
Altro commento che ha scritto sempre sull’ultimo video: “soddisfatta della risposta con videoprova, che se le fate i complimenti alle influencer, scritto tra virgolette, non ti cagano, per rispondere alle critiche e per pararsi? Sì.” Allora, io faccio un video di 4-5 minuti in cui ti spiego come funziona tutto il sistema lavoro e quante persone sono coinvolte in questo sistema, e secondo te, secondo la tua innata capacità di comprensione e di ascolto, e soprattutto di comprensione della lingua italiana, secondo te io mi sto parando? Ma da chi? Ma da te? Ragazzi, la gente è stupida, eh? Continua il commento e dice: “attenzione, è solo il mio punto di vista, siccome il video è pubblico io sono libera di esprimere un mio parere”.

Il fatto che i video siano pubblici e che tu sia libera di esprimere un parere, non significa che il tuo parere valga qualcosa, perché come l’ho scritto nei commenti, Lisa, il tuo parere conta zero, perché stai parlando e giudicando un sistema lavoro che coinvolge, come dicevo, migliaia di persone che evidentemente non conosci. Quindi è come se io domani mattina mi svegliassi e volessi far valere le mie convinzioni e il mio parere su come funzionano, come ho scritto nel commento, gli aerei, i razzi, cose di cui non so assolutamente nulla. E io non posso, capisci? Io non posso avere un’opinione su una cosa che non conosco, questo è il tema.

Se voi volete esprimere opinioni su qualsivoglia questione, dovete conoscere un minimo quello di cui state parlando, perché sennò siete solamente ignoranti. Un’altra ragazza, sempre nell’ultimo post, fa un altro commento e scrive: “non giustifico il commento di Lisa, anzi però capisco la frustrazione di chi lavora tante ore al giorno per una paga misera, e poi vede i sui social influencer che ricevono regali, fanno viaggi pagati, vanno a feste organizzate, eccetera. Bisogna mettersi tutti un po’ nei panni degli altri, sicuramente di Lisa nei tuoi, ma anche tuoi in quelli di persone come Lisa”.

Il tema è questo, come ho detto nell’ultimo video, io non è che nascondo il fatto che ci sono determinati mestieri, tra cui il mio, che sono oggettivamente privilegiati, ok? L’ho detto, sono la prima a dire questa cosa. Non è né il primo né l’ultimo lavoro, tra l’altro. Però il tema non è questo.
Il fatto che ci siano persone che provano legittima frustrazione per la propria situazione, lo sottolineo, legittima frustrazione, perché il sistema lavorativo italiano fa pena, perché i salari minimi fanno pena, eccetera, eccetera, eccetera. È tutto lecito. Quello che non è lecito, però, è sfogare la tua frustrazione su chi si trova in una posizione diversa dalla tua, perché purtroppo non è mia responsabilità la tua situazione.
Se io fossi in una situazione diversa dalla mia, la tua non migliorerebbe. E soprattutto ci sono da sempre dei mestieri privilegiati che creano un giro economico che per fortuna muove l’economia, no? In tanti settori diversi, come dicevano nell’ultimo video, quindi come nel caso del mio brand, per quanto riguarda la produzione di gioielli, per quanto riguarda gli spedizionieri, eccetera, eccetera, quanto per tutto il settore di influencer marketing. E quindi, come dicevo appunto nell’ultimo video, ci sono tante persone coinvolte in questo sistema, quindi tu non te la puoi prendere con me, che faccio semplicemente parte di questo sistema.

Altra cosa su cui volevo fare un appunto, e cioè tutto il discorso del, tu vedi su internet influencer che ricevono regali, fanno viaggi pagati, vanno a feste organizzate, eccetera, eccetera. Allora, i regali si chiamano seeding, ok? E sono delle cose che noi riceviamo perché i brand non possono pretendere, ma sperano di avere un ritorno in immagine. Quindi sperano che noi li condividiamo sui nostri canali social e che quindi in cambio di quel prodotto forniamo pubblicità gratuita.
Se dovessero pagare quella pubblicità, gli costerebbe chiaramente molto di più del valore economico che hanno investito nel regalo che ci hanno mandato. Ed è per questo che anche a livello contrattuale, in caso di gift, in caso di seeding, il brand non può pretendere nulla. È fondamentalmente un tentativo che fanno.
E io non vi nascondo che negli anni tantissimi gift non ho fatto vedere, perché molto spesso, visto che poi ne arrivano tanti, mi sembra da un lato show off, e quindi uno sbattervi in faccia a cose che io ricevo dalla mattina alla sera e quindi mi rendo conto che poi si possa scatenare la frustrazione. Quindi io non è che sono una persona che non riflette su queste questioni. Dall’altro lato vi dico anche che il numero di prodotti che noi riceviamo è talmente alto perché poi alla fine mi sembra anche un pochino irrispettoso nei confronti invece dei brand che investono davvero e che pagano per ricevere un servizio.
Quindi cerco di avere una sorta di equilibrio. Non è facile, però io ci provo. Fanno viaggi pagati in cambio di pubblicità? Cioè a voi è questo il passaggio che molto spesso manca? Cioè io nella mia vita non ho mai contattato un ristorante per farmi pagare una cena.
Cioè io in generale le cose che mi sono state offerte, mi sono state offerte viaggi o quello che è, a parte che io tendenzialmente forse una volta avrò fatto, una o due volte avrò fatto un viaggio in scambio, quindi in collaborazione. Però tendenzialmente è appunto uno scambio commerciale perché altrimenti quella pubblicità andrebbe pagata. È così che funziona.
E le feste organizzate? Non sono feste organizzate, sono eventi a cui noi andiamo gratuitamente magari per fare PR, gratuitamente magari, parlo per me, perché magari mi ha invitato un brand con cui durante l’anno collaboro o con cui magari mi piacerebbe collaborare. Io negli anni ho fatto anche una serie di scelte per cui magari ho smesso di andare a tanti eventi perché magari appunto quel brand non ha mai voluto lavorare con me. Quindi io quante volte devo venire al tuo evento e quindi darti pubblicità gratuita? Vi sto spiegando proprio come funziona se poi tu effettivamente non hai mai dimostrato di voler effettivamente lavorare con me.
Quindi vengo una volta, vengo due volte, vengo tre volte e poi magari non vengo più. E quindi queste feste organizzate sono eventi di lavoro. A volte veniamo pagati per andare a questi eventi di lavoro, ma perché? Perché abbiamo poi all’interno del contratto una serie di contenuti da pubblicare.

Cioè che vi piaccia o non vi piaccia, questo è il sistema. E funziona esattamente così e coinvolge tantissime persone. Quindi non è che a me mi invitano a una festa, io vado là, mi diverto e vado alle feste organizzate.
È un sistema lavoro, cioè pubblicità. E poi tornando sempre all’origine, il fatto che tu viva una situazione di ipotetica ingiustizia e che quindi tu sia frustrato per motivi assolutamente legittimi, come dicevo prima, non ci giustifica nello scaricare addosso agli altri una frustrazione di cui io non posso essere responsabile. E soprattutto, vi prego, non era un insulto.

Portate avanti le vostre tesi. Se però si fondano su qualcosa. Perché poi effettivamente le vostre tesi non sono tesi, ma sono delle opinioni personali che io sono libera di esprimere perché se sei un personaggio pubblico, I’m sorry, non funziona esattamente così.
E soprattutto, la tua personale opinione conta a zero se l’argomento su cui stai esprimendo un’opinione non è di tua conoscenza. Ciao.

@nilufar.addati Risposta a @Lysa ♬ audio originale – nilufaraddati

Nell’ultimo video, in compagnia della sua social media manager, ha spiegato nel dettaglio come funziona la comunicazione sui social:

Buongiorno direttamente dall’ufficio che pago per hobby perché in verità non ho un lavoro.
A parte volevo rispondere a un altro commento, così completiamo questa polemica, non polemica in realtà, poi io mi infervoro quando parlo, però diciamo che volevo semplicemente chiarire alcuni punti. Questo commento mi è di grandissimo spunto per raccontarvi una serie di cose che evidentemente alcuni passaggi mancano. Ve lo leggo: “Credo che il problema sia il fatto che chi scrive commenti come questi vede il vostro lavoro come il proprio passatempo. Mi spiego meglio. Fare foto e video e pubblicarle sui social è ciò che quasi tutti gli utenti fanno per svago, per proprio privato piacere di condividere con gli altri.
Ed è inteso appunto come passatempo, qualcosa da fare nei momenti liberi e che soprattutto non comporta una retribuzione. Una cosa che fa parte del privato, che esula dal lavoro. C’è il lavoro che porta il guadagno e ci sono i social che sono lo svago.

Pensare che il vostro lavoro e quindi il vostro guadagno derivi da quello che per loro è solo svago, credo sia il nocciolo della questione”. Punto di vista molto interessante, ma estremamente incompleto. Perché se la percezione che arriva a voi è che io mi sparo un selfie, lo pubblico e sto guadagnando dei soldi, sappiate che non funziona assolutamente così.

L’impegno di tempo che ci vuole per fare questo lavoro non coincide neanche lontanamente con la quantità di tempo che viene investita per svago da parte di chi utilizza i social appunto per svago. Perché lasciando stare tutti i contenuti che io posso pubblicare durante la giornata in cui vi racconto la mia vita, che faccio in maniera estemporanea, metto lì il telefono, faccio due chiacchiere in pubblico, sono in palestra, vi faccio vedere che sono in palestra o vado al ristorante e vi faccio vedere cosa sto mangiando, rappresenta lo 0,01% di tutto. Vi spiego come funziona una collaborazione tipo Brand X che nella maggior parte dei casi ha un reparto marketing che decide di stanziare X budget annuale da investire in influencer marketing, decide, come dicevo, nella maggior parte dei casi di subappaltare questo budget a un’agenzia.
Ci sono quindi le gare d’appalto delle agenzie media che si occupano di prendere questo budget, trattenere una percentuale di questo budget e contattare poi, una volta identificati gli influencer con cui vogliono effettivamente fare influencer marketing, attività di sponsorizzazione, contattano le loro agenzie, l’agenzia che mi gestisce. L’agenzia che mi gestisce accoglie la richiesta, risponde tramite mail alla richiesta con le quotazioni, si stabilisce la calendarizzazione del contenuto, eccetera, eccetera. Vengo interpellata io, quindi le condizioni sono queste, queste, queste, ti vanno bene, sì, no, forse.
Accettata la collaborazione, comincio il lavoro. Quindi, come dicevo, si stabilisce la calendarizzazione, abbiamo tutto un calendario condiviso in cui ci sono tutta la serie di attività che io devo svolgere durante il mese. Si decide che io il 3 maggio devo pubblicare questo contenuto, viene inviato il brief.
Il brief è un documento che arriva dal brand o dall’agenzia media. In cui, all’interno, c’è tutta la descrizione del prodotto, specifiche tecniche, i do e i don’ts, quindi ci sono determinate cose che non si possono dire e non si possono dire, tipo, non essere vestite in un determinato modo, oppure non citare, non usare parole volgari, oppure non mostrarsi nudità, oppure preferiamo un abbigliamento più neutro, vogliamo che il tone of voice del contenuto sia naturale e quindi coerente con l’immagine dell’influencer. È libera di parlare di tutta una serie di cose, non puoi dire che la crema è miracolosa perché è dentologicamente scorretto, sarebbe tra l’altro una truffa, e tutta una serie di indicazioni.
E poi ci sono i do, quindi ci piacerebbe che il prodotto venisse mostrato in questo modo, ci piacerebbe focalizzare l’attenzione su queste caratteristiche del prodotto, eccetera, eccetera. Tendenzialmente, chi fa questo lavoro come me da anni, conosce molto bene il brand con cui lavora, quindi se all’inizio magari io ero un po’ inesperta perché effettivamente non sapevo cosa mi arrivava e quindi magari avevo bisogno di testare, eccetera, eccetera. Effettivamente, dal momento in cui lavoro con brand che conosco sempre, sono prodotti che poi magari mi sono stati inviati prima come gift, ho già avuto modo di provare, quindi conosco quello di cui sto parlando, chiaramente.
E questo perché c’è una questione di credibilità e non mi metterei a sponsorizzare una cosa che non conosco, brand di cui non mi posso fidare, in cui non credo, bla bla bla. Poi cosa succede? C’è la realizzazione dello script, quindi io e… Chiara? Ciao! Che ci sta salutando. Cosa facciamo, Chiara? Chiara è la mia social media manager che lavora con me, assunta.
Chiara, cosa facciamo? Alla base del brief e sul tuo tone of voice faccio un canovaccio che poi mando a te, me lo approvi e poi… Ok, il canovaccio cosa prevede? Prevede che raccontiamo al brand quello che io farò, quindi Nilu farei in bagno, Nilu farei in soggiorno, telecamera ripresa frontale, Nilu far prova il prodotto così, collicola, poi si cambia, poi fa vedere questa cosa, poi fa una passeggiata, eccetera, eccetera. Quindi scriviamo… Effettivamente quello che verrà realizzato nel video. Nel contenuto.
Io modifico il canovaccio che mi ha scritto Chiara, poi lo script approvato da me, modificato da me, viene mandato alla mia agenzia che gli dà un occhio, se è tutto ok, viene mandato all’agenzia media o al brand se c’è un rapporto diretto. L’agenzia media approva, boccia questo contenuto confrontandosi col brand, ci segnala magari alcune modifiche che preferiscono fare, tipo ci piacerebbe avere più focus su questa cosa piuttosto che su quest’altra. Poi io e Chiara ci organizziamo e che facciamo? Realizziamo effettivamente il contenuto.
Ok, realizzate il contenuto. Chiara, cosa fai tu? Monta il video. Poi? Una volta che viene fatto il montaggio del video, viene mandato un’approvazione dall’agenzia di Milupar.
Quindi lei lo manda alla mia agenzia, quindi c’è lei che fa tra virgolette da filtro tra me e l’agenzia che mi rappresenta. L’agenzia si occupa di inviare all’agenzia media il contenuto che viene approvato dall’agenzia media che poi si confronta con il brand. Se il contenuto è tutto a posto va bene, se no si fanno delle modifiche e poi viene pubblicato il giorno della pubblicazione stabilita.
Poi c’è tutta la scrittura del copy. Poi c’è la scrittura del copy, quindi quello che viene scritto sotto e anche quello approvato. Poi una volta che è stata fatta la pubblicazione, cosa ti viene richiesto Chiara? Di mandare gli? Ah, il boosting.
No, a volte c’è boosting se no si mandano gli insight. Quindi Chiara che ha accesso ai miei profili chiaramente fa gli screenshot di come sono andati i contenuti. Chiara invia questi screenshot alla mia agenzia che li manda all’agenzia media che valuta la performance del contenuto e bla bla bla.
Capite che non è imparagonabile a quello che uno fa come passatempo e io chiaramente qua non vi ho neanche raccontato il lavoro che fa esattamente la mia agenzia perché poi c’è tutta la posizione da assicurare il contratto, controllare il contratto se tutto è a posto, se non è a posto si interpola l’avvocato, bla bla bla bla e bla. E poi chiaramente quello che mi faceva notare Susi prima non è che l’influencer viene scelta perché gli sta simpatico la pratica X o Y ma perché i brand ci richiedono le metriche dei nostri account. Quindi se loro sono interessati a sponsorizzare un prodotto io vado bene perché al brand piace il mio tone of voice, è interessato alla mia community, gli piace come ho lavorato negli anni, sono stata credibile per X motivi, ho una community composta all’80% e più di donne quindi se è un prodotto destinato alle donne io vado bene e qualcun altro magari no.
Parlo ad una fascia d’età che al brand interessa e chiaramente loro ingaggiano me questo per spiegarvi il lavoro che fanno gli altri decidono di lavorare con me perché io fitto all’interno degli obiettivi che il brand si è posto per quella determinata campagna per quel determinato prodotto. E questo è quello che succede sui miei canali social quindi per quanto riguarda il lavoro di influencer. Poi chiaramente io oltre a fare contenuti a TV faccio i contenuti organici che sono i contenuti per cui non vengo pagata che realizzo per piacere per alimentare la mia community per rimanere un profilo vivo attivo e bla bla bla.
E chiaramente i contenuti organici servono anche perché poi risulti interessante per il brand perché io costruisco un profilo che poi diventa interessante per X brand che decide di investire X cifra su di me. E questo che significa?

Significa che io non è che lavoro solo esclusivamente quando mi pagano per fare un contenuto ma lavoro sempre per fare in modo che poi ci siano persone che sono interessate a pagarmi per avere i contenuti pagati cioè per avere i contenuti a TV.

@nilufar.addati Risposta a @pda ♬ audio originale – nilufaraddati

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