Belen Rodriguez, trattamento di favore per la showgirl argentina all’Ospedale di Padova? Il Codacons chiede l’intervento della Procura

Il cartello affisso nell’ospedale in cui Belen ha dato alla luce la piccola Luna Marì diventa un caso

Luisa Luglio 17, 2021

Belen Rodriguez codacons procura

Il 12 luglio scorso è nata Luna Marì, la figlia di Belen Rodriguez e Antonino Spinalbese. Il parto è avvenuto presso l’ospedale Giustinianeo di Padova e, mentre la showgirl portava a casa la piccola facendola conoscere al fratello Santiago, è scoppiato il caso sul cartello affisso nella clinica.

Dall’avviso si disponeva il non utilizzo di due ascensori del terzo piano, il 4° ed il 7°, “per causa Belen e fino a nuovo ordine”. La diffusione sui social network del cartello presente nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale padovano è stata molto rapida e successivamente, la redazione di Fanpage.it ha contattato l’ufficio stampa della clinica che, confermando l’ordine di servizio, ha affermato: La direzione del reparto assicura che il reparto è in questo momento accessibile pur mantenendo intatta la garanzia della privacy di tutti i degenti. Quanto all’avviso, era una cosa burlona, mettiamola così”.

Si cerca, ora, di capire la responsabilità di chi ha firmato l’ordine, le iniziali P. I. non sono attribuibili a nessun medico o funzionario del reparto in questione. Sull’episodio è intervenuto il Codacons, l’associazione a tutela dei consumatori, per fare luce sul trattamento della showgirl argentina. Il Codacons, con un esposto contro l’Ospedale Giustinianeo, ha chiesto alla Procura di aprire un’indagine e verificare le possibili “interruzioni del pubblico servizio”.

In particolare, nell’esposto l’associazione dei consumatori ha dichiarato che ci sarebbero delle responsabilità da parte dell’azienda ospedaliera di Padova vero le altre pazienti:

È necessario aprire un’indagine alla luce delle possibili fattispecie di interruzione di pubblico servizio e abuso d’ufficio. Accertando i fatti e verificando se effettivamente un intero reparto dell’ospedale sia stato riorganizzato sulla base delle esigenze della showgirl.

Si indagherà quindi, per verificare la correttezza del funzionamento del reparto. Se davvero fosse impossibile accedere al terzo piano dell’ospedale nel quale era ricoverata la showgirl argentina.

Se i fatti venissero confermati ci troveremmo, infatti, di fronte a modifiche nell’erogazione dei servizi offerti da una struttura pubblica non giustificate da comprovate esigenze, con palese violazione dei protocolli a danno di tutti gli altri pazienti e del personale, ed evidenti disparità di trattamento nei confronti delle altre mamme ricoverate presso l’ospedale.

COMMENTI